Ragazzi
di "periferia"
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«missionari» fra i coetanei
In un
quartiere «di frontiera» della capitale Luanda,
"promozione umana" e "Vangelo" crescono
grazie all’impegno di un "gruppo giovanile".
Fabrizio
Mastrofini
("Avvenire",
22/3/’09)
Benedetto
XVI chiede ai
giovani dell’Angola
– lo ha fatto ieri incontrandoli allo «Stadio dos Coqueiros» – di credere
e di impegnarsi tutta la vita, di osare, di guardare al futuro con la speranza
che è portata da Cristo. La speranza di un futuro migliore a Kicolo,
"periferia" di Luanda,
è già realtà grazie all’impegno dei Sacerdoti della "Società
per le Missioni Africane",
che animano la Parrocchia intitolata a "Gesù Buon Pastore" e che –
a sua volta – comprende quattordici diversi "edifici di culto"
sparsi in questa zona della "periferia" della capitale, che conta
mezzo milione di abitanti. Una realtà che mette ogni giorno a dura prova l’impegno
dei sei Sacerdoti ma che sa donare anche grandi emozioni. «Kicolo è l’"anti-poesia"»,
nota Padre Angelo
Besenzoni.
«Niente a che vedere con l’Africa dell’ospitalità, della "tradizione
orale", dei grandi paesaggi e della vita semplice. Avete lo
"smog"? Ne abbiamo più di voi. Avete il traffico? L’altro giorno
per tre ore non sono riuscito ad uscire dal cancello: tutto bloccato!
Avete il problema "immondizia" a Napoli? Qui sta dappertutto. E non ho
mai visto tanta polvere nemmeno nella "cava" di mio padre. Avete la
"crisi di borsa"? Qui le borse della spesa sono in crisi da tanto
tempo». Con un gruppo di giovani, chiamato «Ricominciare», i
"religiosi" Missionari stanno impegnandosi a fondo per togliere dalla
strada ragazzi e ragazze che si sono messi sul cammino dell’"alcol", della droga
e della piccola (o grande) delinquenza. I giovani diventano così i primi
"evangelizzatori" dei loro coetanei. La situazione che devono
affrontare è descritta in termini "crudi". Ma anche così si trovano
dei momenti di «poesia» autentica, nota Padre Angelo. «La "poesia" è vedere
coma la nostra gente riesce a vivere in tutto questo "marasma" senza
perdere la forza di vivere e la speranza. Padri che partono al lavoro alle 4 del
mattino; madri che oltre alla famiglia riescono a gestire una
"bancarella" del mercato e ad essere presenti in qualche "gruppo
parrocchiale"; "taxi collettivi" che riescono a passare anche
dove è impossibile passare, tutti che riescono a vendere qualcosa quando non si
sa chi debba comprare; ragazze che a 16 anni sono già madri; ragazzi che
riescono a studiare senza libri; case costruite su un terreno di 15 metri
quadrati; bagni costruiti sulla strada...». Con la "Caritas" si cerca
di aiutare chi sta peggio. «È incredibile il numero di persone, anche ragazzi
e giovani, menomate dalla "polio". Abbiamo appena finito una
"campagna" per fornire "tricicli" e sedie a rotelle. Il
problema è che, mentre le davamo ad alcuni, ci chiamavano in altri cortili e ci
mostravano molti altri casi da aiutare. Ora stiamo cercando di aiutare i
portatori di "handicap" con progetti personalizzati che permettano
loro di studiare, prepararsi a un lavoro, iniziare un piccolo
"commercio"». Con la "Commissione Giustizia e Pace"
«stiamo cercando di interessare le autorità ai problemi del nostro quartiere:
mancanza di acqua, scuola, vaccinazioni, "burocrazia"
insostenibile!». «Un giorno – racconta il Missionario, ricordando un
episodio accaduto durante l’ultimo "Avvento" – una vecchietta ha
aspettato che tutti uscissero, non si è accorta di me e ha fatto la sua offerta
per il "Natale" dei poveri. Mi son sentito Gesù nel
"tempio" con la povera vedova, i nostri poveri mi sono apparsi come
"gran signori" che sanno arrivare anche là dove io non sono mai
giunto... a dare tutto!».