«Fidei donum»,
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50 anni di missione cuore a cuore
A mezzo
secolo dall’enciclica che li istituì,
un convegno riflette sulla scelta «ad gentes» dei sacerdoti diocesani.
Il cardinale Dias: aperti alle necessità di tutti.
Padre Vito Del Prete: Chiese locali più responsabili.
Da
Roma, Fabrizio Mastrofini
("Avvenire", 10/5/’07)
L'importanza
dell'esperienza di cinquant'anni di cooperazione missionaria sotto il segno dei
sacerdoti «Fidei
donum» e
l'importanza di lavorare per la Chiesa e nella Chiesa «cuore a cuore», sono
state richiamate ieri dal cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per
l'evangelizzazione dei popoli. Proprio ieri infatti a Sacrofano, nei dintorni di
Roma, si è aperto il Congresso
internazionale
in occasione del 50° anniversario della pubblicazione dell'enciclica «Fidei
donum» di Pio XII che stabiliva le coordinate dell'aiuto tra le Chiese e dello
spirito missionario universale. Il Congresso sostituisce la sessione pastorale
dell'Assemblea delle Pontificie opere missionarie, che sempre a Sacrofano hanno
concluso martedì sera l'Assemblea generale.
Nel saluto iniziale, il cardinale Dias ha ribadito l'importanza dell'esperienza
dei «Fidei donum». Anche se in questi ultimi anni stanno cambiando le
modalità: infatti dall'invio di missionari dal Nord al Sud del mondo, «la
maturità raggiunta dalle un tempo giovani Chiese sta dando importanti frutti,
con l'arrivo di sacerdoti nei Paesi occidentali. Non a caso il titolo di questo
convegno è: "Ripensare la comunione e la corresponsabilità delle Chiese
per la missione"». «Siamo al servizio della Chiesa missionaria» - , ha
sottolineato il cardinale Dias, ricordando che l'obiettivo del lavoro generale
della Congregazione nei suoi diversi uffici e nel coordinamento generale, va
nella direzione di un voler «tenere il cuore aperto per arrivare alle
necessità di tutti, senza preoccuparsi degli sforzi che occorre realizzare».
Padre Vito Del Prete, segretario generale della Pontificia Unione Missionaria,
ha sottolineato in proposito che «oggi è cambiata radicalmente la modalità di
invio dei missionari. Sempre più l'evangelizzazione diverrà effettiva
responsabilità delle Chiese locali, che nel modello ecclesiologico di comunione
tra le Chiese per la missione, invieranno i loro membri (clero, religiosi,
laici) ad altre Chiese. Questo cammino, iniziato dalla "Fidei donum",
è stato sviluppato dal Concilio Vaticano II e dal Magistero missionario
postconciliare. È anche il frutto del costante e lungo lavoro di animazione e
formazione svolto dalle Pontificie opere missionarie e dagli Istituti
missionari, che hanno sempre richiamato tutte le Chiese al loro dovere
missionario. Solo in questa maniera il mandato missionario non sarà più
effettivamente delegato a ordini e istituti missionari, che resteranno sempre
come espressione della radicalità missionaria della Chiesa. Il Congresso
intende arrivare a delle conclusioni che ci attendiamo di natura pratica:
ripensare i "Fidei donum" accordando loro una nuova identità che
risponda alla nuova realtà missionaria, promuovere una concreta comunione tra
le Chiese, mettere in condizione le giovani Chiese di formare ed inviare i
propri "Fidei donum"».
Oggi è previsto l'intervento di monsignor Giuseppe Betori, segretario generale
della Cei, che si soffermerà sulla necessità di un «coordinamento nazionale»
dei «Fidei donum» per «una progettualità comune tra le Chiese di invio e di
arrivo». Per quanto riguarda invece l'Assemblea delle Pontificie Opere
Missionarie, si è conclusa con le parole di monsignor Henryk Hoser, segretario
aggiunto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli e presidente
delle Pontificie opere missionarie, che ha mostrato la sua soddisfazione per il
ritmo e il procedimento di lavoro durante questi giorni. «In un'atmosfera
fraterna, abbiamo potuto realizzare un atto di giustizia distributiva accordando
aiuti ordinari e straordinari a tutte le Chiese locali che realizzano numerose
opere pastorali, educative e di carità, a volte in posti molto lontani e
dimenticati da tutti».