CHIESA NEL MONDO
Dopo il discorso di Benedetto XVI prosegue ad Aparecida la V Conferenza.
Il "Celam": così discepoli per l’America LatinaDopo la prima settimana di lavori, dedicata alle plenarie con gli interventi programmati dei cardinali di Curia e dei presidenti delle Conferenze episcopali, questa seconda settimana della Conferenza generale del "Celam" (il "Consiglio delle Conferenze episcopali latinoamericane") è trascorsa nei lavori di gruppo delle quindici commissioni sui temi dell'impegno ecclesiale, pastorale, sociale. Ogni giorno il punto sui lavori è proposto in una conferenza stampa. In uno di questi appuntamenti monsignor Carlos Aguiar, vescovo di Texcoco, presidente dell'episcopato messicano nonché primo vice presidente del "Celam", ha sottolineato nei giorni scorsi lo sguardo unanime ed «analitico» verso la «realtà socio-politica, culturale e religiosa» da parte dei vescovi «con lo scopo di scoprire i punti nevralgici da tenere presente al momento dello studio della nostra situazione ecclesiale odierna e futura». Monsignor Luis Castro, arcivescovo di Tunja, parlando ai giornalisti, ha precisato invece che la pastorale nella regione deve dar risposte a quattro sfide prioritarie: la crisi della trasmissione della fede nelle famiglie e nelle scuole, la svolta culturale che esclude la dimensione religiosa, la difesa dei diritti umani nella loro integrità e la lotta alla disuguaglianza sociale. Monsignor Angélico Sándalo Bernardino, vescovo di Blumenau (Brasile), ha molto insistito sul dialogo tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. Una delle dimensioni possibili lungo cui sviluppare questo rapporto è l'economia, in particolare il discorso etico che permette di affrontare con uno sguardo nuovo flagelli come la miseria, il narcotraffico, la disoccupazione e la questione ecologica. La modernità ha messo in crisi molte realtà: la famiglia, lo Stato, i rapporti umani, la Chiesa stessa, e dunque «noi tutti siamo interpellati, poiché non solo a volte si pretende di escludere Dio, ma questa realtà stessa, così come si presenta, è contraria al piano amorevole di Dio». Un altro intervento di grande rilievo è stato quello dell'arcivescovo di Lima, il cardinale Juan Luis Cipriani, che parlando anche come presidente dell'episcopato locale ha affermato che «il viaggio, la presenza e il magistero di Benedetto XVI sono l'inizio di una grande rivoluzione per il continente». Ha lasciato «a tutti noi delle domande precise; in particolare, quando ci ha chiesto: che cosa significa oggi essere cattolico e come rinforzare l'identità cattolica?». Secondo il porporato, il discorso inaugurale del Papa offre «molte riflessioni utili a tutti per fronteggiare nel modo migliore le molteplici sfide della globalizzazione, dalla povertà all'emarginazione, dal "machismo" alle insidie che minacciano la famiglia. Anche la classe politica e imprenditoriale - ha precisato il cardinale Cipriani - vi può trovare molte delle sfide che è chiamata a superare senza mutilare la realtà». Sulle realtà indigene, il cardinale boliviano Terrazas Sandoval ha rilevato, rispondendo a una domanda in conferenza stampa, che «sono stati molti, tra i missionari e gli altri figli della Chiesa, a dare la vita per gli aborigeni». Nella seconda settimana di lavoro, tra i gruppi sta emergendo in modo particolare il tema del «discepolato» che, secondo le indicazioni date dai vescovi nei quotidiani incontri con i giornalisti, dovrebbe fare da principale filo conduttore del documento finale. Seguire Cristo - come scelta personale e insieme comunitaria - fa sì che il «discepolo maturo diventa apostolo e maestro», capace di «rinunciare a sé stesso, di abbracciare la croce di ogni giorno e di mettersi nelle mani di Dio per compiere la volontà del Padre». I vescovi sottolineano l'importanza di questa formazione al discepolato, insistendo sulla necessità che entri a far parte dal lavoro a tutti i livelli ecclesiali. Secondo questa prospettiva, le concrete indicazioni pastorali dovrebbero puntare sull'adattamento delle strutture ecclesiali, in particolare della parrocchia, affinché oltre ad essere centro di attenzione per i cristiani che vi si recano abitualmente, passi ad essere anche centro di missione che cerca i cattolici lontani o distanti.