Un patrono che sa parlare a tutti.
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Anche in arabo
Fabrizio
Mastrofini
("Avvenire",
5/10/’07)
«Ogni vita autentica è
incontro» scrive padre Enzo Fortunato, nell’editoriale dell’ultimo numero
di "San Francesco patrono d’Italia", la rivista curata dai frati del
"Sacro Convento". Il numero di ottobre viene stampato in quasi 500mila
copie e c’è anche un’edizione in arabo. È solo una delle tante iniziative
che si ripetono ogni anno il 4 ottobre, da quando nel 1939 Pio XII dichiarò il
"Poverello" patrono d’Italia.
Fulcro delle celebrazioni è la cerimonia ad Assisi
in cui il rappresentante di una regione italiana, ogni anno diversa, offre l’olio
per la lampada votiva sempre accesa sulla tomba del santo. La lampada –
insieme alla «campana delle laudi», che rintocca dalla Piazza del Comune di
Assisi – è dono di tutti i Comuni d’Italia, che nel 1926, in occasione del
settimo centenario della morte di San
Francesco, la
accesero per la prima volta.
Quest’anno è la Puglia
ad offrire l’olio e ad accendere la lampada che arde nella cripta della
Basilica di Assisi. Come ha scritto il sindaco di Bari, Michele Emiliano, «il
santo italiano per antonomasia, la cui "parabola spirituale" – nell’ottavo
centenario dalla conversione – è assolutamente attuale in un mondo ancora
tormentato dalla miseria e devastato dalle guerre e dall’odio». «San
Francesco – aggiunge il sindaco di Bari – che andò come primo cristiano in
Oriente, non con la spada ma con il dialogo e la fratellanza in nome del suo
Dio, ci insegna che non è la scelta religiosa a dividere le culture, ma se
coerente e pura, è proprio essa l’anima che unisce i popoli».
«Ogni regione è legata a San Francesco – ha spiegato il ministro provinciale
dei "Frati Minori" dell’Umbria, Massimo Reschiglian – . Della regione Puglia
ricordiamo come questa facesse parte dei sogni "cavallereschi" di
Francesco. Francesco partì per le Puglie proprio cercando una gloria, potremmo
dire mondana, una gloria umana, e ispirato da Dio durante un sogno a Spoleto
decise poi di ritornare sui suoi passi e di mettersi in cammino cercando invece,
come dicono le fonti antiche, "Madonna povertà". Potremmo dire che la
Puglia esprime per Francesco questa conversione e quest’anno siamo proprio
nell’anno che ricorda la conversione di Francesco». Nel programma dei
festeggiamenti si legge: «Affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli se
vivente mi vuoi vedere». Un’espressione, spiega padre Reschiglian, che venne
«pronunciata da Francesco per richiamare Jacopa de’ Sottesoli, una nobildonna
romana, che doveva venire secondo i suoi desideri da Roma per salutarlo per l’ultima
volta prima della morte».
Dai festeggiamenti in tutta Italia arriva poi un invito alla conversione,
sintetizzato ieri da padre Vincenzo Coli, custode del "Sacro Convento"
di Assisi: «La comunità francescana del "Sacro Convento" – ha detto – invita
ancora una volta a convertirsi, per far rifiorire tra la gente un umanesimo
aperto al trascendente, come risposta più adeguata anche se più esigente per
le aspirazioni dell’uomo moderno».