LE PAROLE DEL PONTEFICE

Nel "Messaggio" per la "94ª Giornata mondiale del migrante" –
che verrà celebrata il 13 gennaio 2008 –
Benedetto XVI invita le autorità pubbliche, le organizzazioni umanitarie e la Chiesa
a guardare con particolare attenzione al ruolo delle nuove generazioni
nei flussi della mobilità internazionale. E ricorda:
«Spesso a partire è la gioventù dotata delle migliori risorse intellettuali».

RITAGLI     «Giovani migranti,     DOCUMENTI
costruite una società giusta e solidale»

Martino, Marchetto e Rugambwa hanno presentato il testo.
«Giovani fra cultura d’origine e inserimento nella società d’arrivo».

Da Roma, Fabrizio Mastrofini
("Avvenire", 29/11/’07)

Giovani migranti nella «terra di nessuno» della duplice appartenenza tra cultura di origine e di arrivo; adolescenti e giovani nei "campi profughi" in situazioni disumane; studenti che emigrano scegliendo di completare la formazione fuori dal Paese "natìo". Sono le tre fotografie emerse dalla conferenza stampa – svoltasi ieri mattina in Vaticano – nel corso della quale è stato presentato il "Messaggio" del Papa per la "94ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato" che sarà celebrata domenica 13 gennaio 2008. Tema del messaggio, «I giovani migranti». Alla presentazione sono intervenuti il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del "Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti", l’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del dicastero, e il sottosegretario, monsignor Novatus Rugambwa. I giovani immigrati, ha precisato il cardinale Martino, «respirano l’aria delle realtà giovanili del Paese che li ospita e ricevono l’influsso scolastico e degli ambienti di socializzazione giovanile nei quali sono inseriti ed ai quali partecipano assieme ai loro coetanei». Allo stesso tempo, però, hanno «"radici" diverse dai loro compagni locali» e nel «loro intimo e nella percezione della società, si considerano "figli di stranieri" e, quindi, "stranieri" essi stessi». A volte è una «gioventù irrequieta ed abbandonata a se stessa» e l’incertezza moltiplica «i fattori che portano all’emarginazione, che spalancano le porte alla malavita con la criminalità, la prostituzione, l’alcool, la droga, ed il "latrocinio"». Tra i notevoli disagi il cardinale Martino ha ricordato quelli in campo scolastico, la «ricerca di un lavoro adeguato» e il «disagio abitativo». In più, ha detto, «la crisi dei valori nei nostri giorni porta poi alla morte dello spirito anche di molti giovani immigrati», con una fede cristiana «legata a "cliché" presentati dai loro cari, ed a ricostruzioni intellettuali che circolano nell’immaginario sociale, e nei "mass-media"». Alle comunità cristiane tocca proporre «il calore di una schietta amicizia con chi è diverso e viene da lontano».
Marchetto ha denunciato la situazione dei campi di accoglienza per profughi e rifugiati, che «non dovrebbero diventare residenze permanenti», mentre oggi «rientra in una prassi generale, specialmente nei paesi del Sud del mondo, obbligare le persone a vivere in campi sovraffollati, molte volte in situazioni spaventose». L’arcivescovo ha ricordato, inoltre, che il 30% dei ragazzi rifugiati «non frequenta la scuola». In quanto cristiani, ha esortato Marchetto, «siamo invitati ad accogliere i giovani migranti e ad assicurarci che essi siano trattati con rispetto della loro dignità umana e di una legislazione internazionale molto chiara per sé e rigorosa». E per chi emigra per motivi di studio, soprattutto giovani, ma a volte anche persone adulte con famiglia, Rugambwa ha sottolineato l’importanza di una «risposta ecclesiale» con personale religioso nelle "cappellanie universitarie", con sacerdoti e operatori pastorali attenti alle esigenze degli studenti, e in grado di presentare una Chiesa che si apre all’altro, in nome della sua universalità e consapevole dell’importante ruolo dei giovani per il futuro delle società, oltre che della Chiesa.