PAROLA E PAROLE

RITAGLI     La triste realtà dei bambini «da consumare»     DOCUMENTI

Gennaro Matino
("Avvenire", 8/7/’08)

Ogni anno in America viene denunciata la scomparsa di circa 800.000 bambini e adolescenti, più di 2.000 al giorno; in Europa il fenomeno è di più modeste dimensioni, ma altrettanto grave; nel 2007 sono stati 984 i bimbi e gli adolescenti spariti nel nulla in Italia.
Un fenomeno complesso, dietro il quale si celano i più svariati motivi: dall’allontanamento volontario da casa, al rapimento per mano di "malviventi", al caso in cui uno dei genitori – in conflitto con l’altro – decide di far perdere le proprie tracce e quelle del figlio. Una "schizofrenica" realtà del nostro tempo che spesso ci porta a riflettere sul delicato problema dell’"infanzia rubata". Una vera e propria contraddizione, se si pensa che non solo la "Convenzione Internazionale" del 1989 sui "diritti dell’infanzia" s’impegna a garantire la protezione dei bambini e le cure necessarie al loro benessere, ma dall’
"Unicef" agli organismi nazionali come «Telefono Azzurro», dai "Consultori familiari" ai "Giudici tutelari", la legge prevede che i bambini non siano mai abbandonati a loro stessi. Da decenni, ormai, i Paesi cosiddetti "evoluti" (tra i quali il nostro) si adoperano con convegni, dibattiti e studi sul mondo minorile per garantire a ogni bambino una crescita armonica e uno sviluppo equilibrato della personalità. Eppure mai come nel nostro tempo, nonostante l’impegno delle istituzioni, spesso viene violato il diritto dei bambini all’identità, alla famiglia, alla salute, all’istruzione, all’uguaglianza, alla tutela dalla violenza, dallo sfruttamento e dall’uso di droghe, se è vero – come purtroppo è vero – che quotidianamente i bambini sono vittime di ogni sorta di sopruso. Se si pensa ai neonati abbandonati nei "cassonetti", ai bambini preda dei "pedofili" o dei commercianti di organi, o al problema dell’evasione scolastica, ai disagi che ancora sono costretti a vivere i bambini disabili o appartenenti a minoranze etniche o religiose, per non parlare dei bambini usati come "manovalanza" dalla "malavita" o dei bambini che ancora muoiono per la "malnutrizione", per il gelo o per gli incendi nei "campi profughi", sembrerebbe che la nostra società – che pure si reputa civile e democratica – non sia affatto in grado di garantire ai bambini uno "standard" di vita adeguato, né tanto meno quel diritto al gioco senza il quale non si è più bambini.
Probabilmente la causa di questa atroce contraddizione va ricercata nel fatto che, mentre da un lato si preme per soddisfare il bisogno d’affetto e di protezione dei bambini, dall’altro il mondo degli adulti non si è lasciato sfuggire l’occasione di trasformare i bambini da soggetti bisognosi di cure in oggetti che rispondessero in maniera eccellente ai bisogni del mercato.
"Teledipendenti" senza difese, consumatori esemplari di merendine e gelati, di "videogiochi", quaderni e zainetti firmati i bambini, anche i più fortunati, sono diventati ignare vittime di un mondo "globalizzato" che ha "mercificato" ogni cosa.
Certamente chi orienta i gusti e le scelte dei piccoli consumatori, chi è attento a creare falsi bisogni, non è direttamente responsabile della "tratta" dei bambini o delle altre violenze perpetrate nei loro confronti; ma forse siamo tutti indirettamente responsabili, nella misura in cui non ci siamo resi conto che nel far diventare i bambini oggetti "passivi" del mercato abbiamo consentito il primo passo verso un sistema in cui tutto è lecito. Sta di fatto che un tempo persino la "malavita" rispettava la dignità dei bambini, oggi invece nel mercato dei traffici illeciti nessuno si è fatto scrupolo nel trasformare i bambini da piccoli consumatori in oggetti di consumo, vera e propria "merce" da vendere o buttare via quando non serve più.