DA PECHINO

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perché dopo le "Olimpiadi"?

Torcia accesa da un'atleta, all'apertura della "Paraolimpiadi" di Pechino! Cerimonia di inaugurazione, tra i partecipanti delle "Paraolimpiadi"...

Gennaro Matino
("Avvenire", 10/9/’08)

Pechino è di nuovo capitale dello "sport mondiale": una nuova spettacolare "cerimonia" ha aperto le "Paraolimpiadi 2008". Atleti, "diversamente abili", certo non da meno di altri per impegno e tenacia, sono pronti a sfidarsi.
Sono in 4500 provenienti da tutto il mondo, da 150 Paesi diversi, ma benché sia un’"Olimpiade" a tutti i livelli, spazi e "finestre informative" - a parte il
"caso Pistorius" - sono ridotte al minimo (a proposito, perché far disputare le "Paraolimpiadi" dopo le "Olimpiadi"? Non era meglio il contrario?). Si parla tanto di libertà, di democrazia, di "pari opportunità", di abbattimento delle "barriere architettoniche", ma restano parole vuote, se non si dà la giusta attenzione a eventi come questi, se i "diversamente abili", sia pure atleti, continuano ad essere lasciati ai margini di una società che non riesce a leggere la diversità come ricchezza.
D’altronde, non c’è da meravigliarsi: penso alla "cerimonia truccata" che ha aperto le "Olimpiadi". LinMiaoke, la bambina, il cui volto ha fatto il giro del mondo, cantava in "playback", perché più carina di YangPeiYi, la bimba dalla voce melodiosa e straordinaria, rimasta nell’ombra perché un po’ "cicciotella" e non troppo "telegenica". Oggi, a poco serve il vero talento, ciò che conta è l’immagine. Meglio "mediare" una menzogna che far passare la verità. Se fa più scena, il "prototipo" di una bambina bella e brava, meglio vendere un’illusione. Poco importa se si uccide il futuro di entrambe le bambine: l’una crescerà credendo di avere il mondo nelle mani grazie alla sua bellezza; l’altra, potenziale "anoressica", penserà che è inutile coltivare i propri talenti se, per qualche chilo in più o un’irregolarità del volto, rimarrà sempre dietro le quinte. È questo il messaggio che è stato "mediato" a tutti i bambini del mondo, deprivandoli della purezza dei loro sogni. E se è stato possibile "macchiare" in questo modo la più importante "gara di sport", se le "Olimpiadi" hanno diviso i bambini in belli e brutti, non c’è da stupirsi se i "media" parlano poco delle "Paraolimpiadi". Si continuano a scrivere fiumi di parole sui problemi degli adolescenti, sul "bullismo", sulla "tossicodipendenza", su questa nostra gioventù che sembra incapace di affrontare la vita per quello che è, ma si continua inesorabilmente a "smantellare" la verità, perché ciò che conta è vendere, anche se il prodotto è "truccato". Si continua a costruire un mondo che esclude chi non è apparentemente "perfetto", a creare una società "narcisistica" in cui s’induce a curare l’immagine per nascondere il vuoto interiore. Eppure, ci meravigliamo se ragazzine di dodici anni, invece di correre in bicicletta, passano ore dinanzi allo specchio, avvilite dalla propria immagine per un grammo di "cellulite" in più, che pesa sulla loro identità, più che sulla bilancia, come una terribile minaccia. Forse abbiamo dimenticato che ogni bambino che viene al mondo, anche se "diversamente abile", è sempre bello, che un atleta è sempre un atleta, perché ognuno viene ad arricchire il "giardino" della terra con le sue peculiari potenzialità. È grave che nessuno s’impegni a gridare dai "tetti" questa verità.
Ci stiamo pericolosamente abituando a tutto: bambini venduti, bambini "seviziati", gettati nei "cassonetti", bambini mai nati. Bambini traditi, perché considerati "bruttini".
"Olimpiadi" di "serie A" e "Olimpiadi" di "serie B".