MISSIONE SPERANZA

L’"Avvento" in una "stagione" eccezionale

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da ingannevoli "promesse"

"Gesù è pronto ad entrare: è aperta per lui la nostra porta?"...

Gennaro Matino
("Avvenire", 30/11/’08)

Tempo di "Avvento", tempo di "speranza".
Con l’Avvento si apre il nuovo "anno liturgico" e la Chiesa fa memoria viva dell’amore infinito di Dio per gli uomini e della pace donata nell’incarnazione del "Verbo". Tempo forte per annunciare la salvezza: la carne dell’uomo, destinata alla "corruzione" e alla morte, per la venuta del Figlio è rivestita di luce. Ecco, il Signore viene: quel giorno brillerà una grande luce. Dio si è rivelato ed ha promesso: non vi lascerò prigionieri della morte. L’Avvento celebra il Dio della speranza e vive la gioia dell’attesa dell’incontro. Il cielo scenderà sulla terra quando gli angeli grideranno: «Gloria a Dio e pace agli uomini». Solo allora sarà "Natale". Dio entra nella storia e mette in discussione le certezze umane, il suo ingresso sconvolge le vie degli "empi" e spiana la strada dei "cercatori di luce". Chi non sarà pronto ad accoglierlo non potrà fare festa: bisogna svegliarsi dal sonno, bisogna preparare le vie del Signore che sta per arrivare. L’attesa del "Redentore" può essere solo gioiosa come soleva dire il
Cardinale Schuster: «Un santo entusiasmo, una tenera riconoscenza». Eppure, dire che domani verrà il giorno del "riscatto" non è facile se il presente è consumato dal dolore.
L’"uomo della strada" non riesce ad accettare una "pratica religiosa" separata dal "quotidiano", dalle attese dell’oggi con le sue problematiche e le sue domande. La gente vive tensioni e "contraddizioni" ed è poco credibile che possa lasciare fuori dal suo "credo" e dalla sua religiosità il "bagaglio personale" della sua storia. Fuggire dalle domande che l’uomo pone non è attendere la venuta della verità. Per l’amore di Dio l’uomo è "redento" e proprio questa certezza muta perfino l’ora presente rendendola capace di ottimismo. La nostra società conosce una "crisi" persistente ed una sofferta aspirazione a un diverso modo di concepire la vita. La "crisi economica", che mette a rischio la convivenza sociale, non è stata causata da "fatalità", ma ha radici in un diffuso e ostinato comportamento di "superficialità". Il "consumo incontrollato" e lo "spreco" non solo sono immorali, ma hanno provocato conseguenze dannose per i poveri e continuano a costruire "falsi idoli" soprattutto fra i più giovani. È necessaria una decisa inversione di rotta nelle "strutture pubbliche" per superare la "disaffezione" alla vita sociale e politica. Il rischio per tanti di perdere il lavoro è reale e il grave "problema occupazionale" può trasformarsi in una vera "calamità sociale".
Uscire dalla "crisi" richiede un impegno faticoso per tutti gli uomini di buona volontà.
L’Avvento, come ogni altro dono che viene da Dio, non appartiene solo alla "tradizione liturgica" della Chiesa: è un’opportunità di "conversione" data agli uomini di ogni tempo e di ogni condizione. L’attesa del Natale potrebbe risvegliare, pur nella piena coscienza della fragilità umana, il senso della dignità ritrovata, del rispetto dovuto ai diritti di ogni uomo, alla sua fatica e al suo destino per riuscire ad entrare nella logica della "condivisione" e della "solidarietà". Cristo sta per arrivare: sarà accolto nella società dell’"individualismo"? Abbiamo vissuto un tempo offuscato dal fascino di ingannevoli "promesse" di cui solo ora avvertiamo le pesanti conseguenze. Tuttora siamo esposti ai gravi fenomeni che hanno corroso la "convivenza civile", quali la sottrazione di "capitali" necessari al "bene comune", la violenza di stampo "mafioso" e "camorristico", la "corruzione" dilagante. Il tempo di "Avvento" è un aprirsi "coraggioso" a Cristo che viene. Se "nascerà" nella nostra vita, se gli permetteremo di "entrare" sarà finalmente "festa", quella vera.