MISSIONE SPERANZA

Prima "tappa" di un itinerario che vorremmo "decisivo"

RITAGLI     La "Quaresima" giudica il mondo.     DOCUMENTI
Di tutti. Anche dei "laici"

Gennaro Matino
("Avvenire", 1/3/’09)

«Ecco davvero il tempo propizio, questo è il giorno della salvezza» ("2 Cor 6,2").
Così
Paolo annuncia alla comunità credente l’inizio del "tempo quaresimale". Altri tempi, direbbe qualcuno, perché parlare oggi di "tempo propizio" in "tempo di crisi" potrebbe apparire una provocazione di cattivo gusto. In questo momento di particolare "congiuntura", in cui il "crollo dei mercati" ci obbliga inesorabilmente a fare sacrifici, a far quadrare in molti casi il pranzo con la cena, risulta difficile chiamare gli uomini alla penitenza, al digiuno, all’elemosina. Eppure, proprio nel ritmo "convulso" dei nostri giorni, in cui nessuno ha tempo di fermarsi a pregare, in cui le parole hanno perso la forza del dialogo e il pessimismo ha preso il sopravvento, è necessario recuperare il senso profondo della "Quaresima". Questo è il tempo per riappropriarci del "vocabolario cristiano", troppo spesso sciupato da inutili "orpelli", e rilanciare la parola del "Vangelo" come parola rivoluzionaria. Forse varrebbe la pena sottolineare che, in questi quaranta giorni che ci separano dalla Pasqua, il nostro "peregrinare" ha come meta la Resurrezione di Cristo e non la Croce, la nostra "resurrezione" e non la nostra condanna. Ecco allora che chiamare gli uomini alla penitenza, contrariamente a quanto si crede, non significa indurli al lutto e al "lamento" ma alla "conversione" del cuore verso la gioia, verso un’economia di salvezza che a dispetto di ogni "crisi", economica o esistenziale che sia, può aiutarci a recuperare il linguaggio della fiducia, della speranza.
Oggi, ciò che realmente affligge l’umanità è la mancanza di nuovi "orizzonti", che sembra schiacciare il presente sotto il peso di una "crisi" mondiale senza precedenti e senza futuro. Fare sacrifici senza sapere cosa ci attende è alienante, chi invece sa di camminare verso la salvezza è pronto a prendere la "croce", a spogliare se stesso e a invertire la rotta per andare incontro al nuovo giorno. È pronto, come il popolo dell’"antica alleanza", ad affrontare il deserto pur di arrivare alla "terra promessa" dove l’uomo ritrova se stesso, il significato autentico e la gioia del suo esserci nel mondo al di là delle situazioni contingenti. Il deserto nella "Bibbia" non è solo un luogo "geo-fisico" ma un luogo teologico, simbolico, è uno spazio offerto all’uomo per trasformare l’aridità del suo cuore in "terra fertile", è un tempo per fare silenzio, per far tacere il rumore del mondo e ascoltare Dio. Terra di morte, terra arida e senz’acqua, dove la speranza dell’uomo sembra venir meno, il deserto è paradossalmente il luogo dove l’"Altissimo" mostra la sua potenza: la "manna" dal cielo, l’acqua che sgorga dalla roccia sono il segno della vita che rinasce. Fare penitenza è dunque "fare deserto" per camminare a piedi nudi nel silenzio dell’anima e liberarsi di tutto ciò che appesantisce il cuore, dall’abitudine allo "spreco" che sta uccidendo il pianeta, dalla tentazione di comprare ogni cosa per essere al passo coi tempi, dalla stupida "frustrazione" di non poter comprare più cose superflue. "Fare deserto" è camminare sulla via del Signore, è comprendere che la felicità non consiste nel trasformare le pietre in pane, né nel possedere tutti i regni della terra, ma è sentire che non di solo pane vive l’uomo. Anche Gesù, dopo essere stato tentato dal diavolo, si ritirò nel deserto e dopo quaranta giorni ebbe fame e sete di giustizia, di misericordia, di compassione, trovò in sé la forza di trasformare la terra, di "stravolgere" ogni falso valore, ogni consuetudine e mettendo gli ultimi ai primi posti, liberava gli oppressi, curava le piaghe e sanava i feriti. Ecco, la "Quaresima" è il tempo della penitenza gioiosa, il tempo propizio per "fare deserto": la vita può rinascere nella sua pienezza in chi, libero dalle suggestioni di un’economia "diabolica", entra nell’ottica di un’economia di "salvezza": e ritrovando l’altro, accogliendo il "diverso", sostenendo chi è nel bisogno, ritrova se stesso. Ritrova la speranza cercando prima il "Regno dei Cieli" e poi la sua giustizia.