PAROLA E PAROLE

RITAGLI    Birmania, Cina, Tibet: la "primavera" rubata    MISSIONE AMICIZIA

Bimbo tibetano: luce di preghiera e speranza!

Gennaro Matino
("Avvenire", 25/3/’08)

È primavera. Ma non in Birmania, non in Tibet. Sbocciano le viole, l’antica "canzone" mi ritorna alla mente e m’intenerisce rubarne il "ritornello" per risentire i ritmi di un tempo che ti sapeva bambino. Mia madre annunciava la nuova stagione con i suoi starnuti, poco si sapeva di allergia ai pollini, ma come si avvertiva nell’acuirsi dei dolori l’arrivo della pioggia, così quando iniziava quella serie di starnuti, si capiva che era imminente la primavera. La gente allora non osservava i fenomeni con "occhio scientifico", ma sapeva leggere i "segni" e quella "sapienza popolare" il più delle volte azzeccava. Oggi il "satellite" ci permette di fare previsioni meteorologiche più precise, ma non sappiamo più leggere i "segni dei tempi". Anche il Maestro di Galilea, dovendo "inculturare" il suo "verbo" nella specificità di storie e tradizioni, a volte, puntando il "dito" al "rosseggiare" di un tramonto, tuonava: «Gente di poca fede! Sapete prevedere la pioggia o il bel tempo scrutando il cielo e non sapete decifrare i segni dei tempi?» La primavera è in arrivo e sempre riapre "scenari" di morte sconfitta. Gli alberi si vestono di nuovo, le foglie colorano di festa i rami rinsecchiti. Gli uccelli si apprestano a nuovi nidi e anche tra gli uomini un senso di "rinascita" coglie di sorpresa e provoca sorrisi. Il dono di una nuova stagione, tuttavia, non vincerà le morti causate dall’ingiustizia, non sarà lo sbocciare delle viole a far nascere la consapevolezza che vera "rinascita" c’è solo quando la tristezza del cuore trova significato. E la tristezza nella storia dell’uomo, dovuta alla perdita della sua identità, viene sconfitta dalla "trasparenza" dei suoi sogni che gli permette di vedere ancora un "domani" luminoso. I sogni consigliano di non "mollare": benché la notte, presto l’alba nuova trionferà.
Il mondo è ancora "insanguinato" dall’ingiustizia. Notizie di "soprusi" sommersi arrivano da lontano, da Oriente, dove molto si parla dei prossimi "giochi da stadio" e poco si riflette su quanto pianto stia producendo la "devastazione" di ogni "diritto", la privazione della libertà fondamentale di poter dire la propria senza paura. Se in
Birmania o in Cina, in India o in Tibet pochi uomini di fede vengono privati della possibilità di essere quello che il loro cuore desidera da sempre proclamare, ebbene non sono i soli ad essere minacciati. Non è a rischio solo la loro fede, ma anche la nostra. Se a un solo uomo è proibito credere, professare, dare "culto" al Dio in cui ha fede, siamo tutti a rischio di futuro, siamo tutti vittime di "repressione", siamo tutti derubati della nostra "primavera". Quale "paradossale" e contraria celebrazione di "unità" dei popoli verrà mai celebrata nelle prossime "Olimpiadi" cinesi, se non sarà "ripristinata" la possibilità di ogni uomo di poter essere e dire se stesso dinanzi alla sua storia, alla sua fede, al rispetto delle proprie tradizioni?
La Cina senza alcun dubbio sta facendo grandi passi verso la "modernizzazione" e certo in tale sviluppo non sono assenti gravi "disfunzioni". Ma può un grande "popolo", figlio di una grande "tradizione" fatta anche di sofferenze subite, non avere a cuore le sofferenze della sua gente? Può il mondo restare a guardare per interessi economici la "deriva" dei diritti? Può in nome della "realpolitik" di governo non tener presente che c’è chi sta lottando per rimanere fedele ai suoi "convincimenti"? Se quella "lotta" verrà messa a tacere, è l’uomo che ancora una volta non sa leggere i "segni dei tempi". E ancora una volta l’uomo si vedrà "superato" e vinto dalla sua stessa vigliacca "menzogna". Mentre crede di aver "calcolato" ogni cosa per garantire i suoi interessi, avendo impedito alla "primavera" di arrivare altrove, dovrà rendersi conto che la nuova "stagione" non arriverà neppure in casa sua. E senza primavera non ci saranno più frutti da spartire.