Il "cristianesimo" alla "meta" della Pasqua

RITAGLI     La religione dei "vinti"?     DOCUMENTI
No, degli amici. Degli amici "lieti"

Gennaro Matino
("Avvenire", 12/4/’09)

«Siate sempre lieti» ("1 Ts 5,16") perché con la Pasqua la gioia annunciata dall’Angelo ai pastori alla nascita del Salvatore diviene una certezza. Oggi trova senso il "mistero" di un Bambino arrivato dal cielo per poi morire crocifisso, come il più infimo dei "malfattori". La sofferenza della "Croce" si apre alla pienezza della gioia, non quella del mondo legata all’"attimo fuggente", ma quella profonda, spirituale che nasce dalla consapevolezza che Cristo è con noi, sempre: «Ecco, io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» ("Mt 28,20"). Non c’è altra certezza che potrebbe renderci più felici della compagnia del "Risorto" che, vinta la morte per la nostra salvezza, si presentò alle donne e ai discepoli per illuminarli di gioia: «Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli» ("Mt 28,8") e «i discepoli gioirono al vedere il Signore» ("Gv 20,20"). Sin dall’inizio della sua ‘missione", dal "discorso della montagna", il "Maestro" invita tutti alla gioia, anche chi è nella sofferenza: «Beati i poveri, beati gli afflitti, beati coloro che piangono», perché la buona notizia sovrasta ogni brutta notizia. Poco prima della "passione" Gesù sembra avere un solo pensiero: la felicità dei suoi discepoli che ha chiamato amici e da vero amico prega per loro «perché abbiano in se stessi la pienezza della sua gioia» ("Gv 17,13"). Conoscendo il cuore dell’uomo, le sue debolezze, le sue paure li tranquillizza, li consola: «Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia... Voi ora siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia» ("Gv 16,20-23"). Se siamo davvero amici del "Risorto" non possiamo fare altro che indossare tutti i giorni l’"abito della festa" e in salute e malattia, in ricchezza e povertà, annunciare la gioia della "resurrezione".
Gesù stesso ci ha svelato il segreto per essere uomini della gioia: «Rimanete in me e io in voi... Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» ("Gv 15,4.11"). Eppure, troppo spesso abbiamo permesso che il cristianesimo, soprattutto agli occhi dei giovani, passasse come la religione dei "vinti", che induce alla tristezza, alle rinunce in attesa di una gioia futura che sembra "rinnegare" la terra. Troppo spesso abbiamo permesso che i giovani cercassero la gioia altrove: negli "sballi" del Sabato sera e nelle droghe che il mondo propone, pur di riempire il "vuoto", pur di fronteggiare lo "smarrimento", il dubbio, la paura di una vita senza senso, senza futuro, senza risposte. Se siamo davvero amici del "Risorto" dobbiamo trovare la forza di "gridare" con convinzione ai nostri ragazzi e all’uomo del nostro tempo, avvilito e deluso da "false promesse": «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!» (
Giovanni Paolo II, 22 Ottobre 1978). Non c’è altro modo di spalancare il nostro cuore al Signore che vivere perfino il "paradosso" della sofferenza testimoniando la gioia.
In compagnia di un vero amico anche la tristezza più profonda a poco a poco svanisce, perché la certezza di non essere soli è l’unica risposta a qualsiasi dolore. L’amicizia, però, va coltivata o si perde lungo la strada e se noi non riusciamo a vivere pienamente la gioia della Pasqua probabilmente ci siamo allontanati dall’unico vero "Amico": «Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando» ("Gv 15,14"). Fatto sta che ogni volta che ci sentiamo oppressi dalla tristezza stiamo tradendo il "Maestro" e incapaci di essere amici tra noi e di affidarci nelle braccia del più tenero dei "padri" ci lasciamo prendere dal "pessimismo" e ancora vivi, moriamo dentro. Oggi è Pasqua: la "Vita" ha vinto la morte e ogni cristiano è chiamato a partecipare sin d’ora, con gioia, alla costruzione del "Regno". Se Dio è con noi nulla può essere contro di noi.
Spalanchiamo le porte a Cristo e sentiremo il "profumo" della gioia.