PAROLA E PAROLE

RITAGLI    Dalla scuola alla televisione,    DOCUMENTI
oggi a giudizio ci va solo l’educatore

È necessario far capire ai ragazzi che chi vince a suon di "parolacce",
poi sarà un perdente.

Gennaro Matino
("Avvenire", 1/4/’08)

Esiste ancora il ruolo dell’educatore? Non ne sarei più tanto sicuro. In una società che passa continuamente il modello dell’arroganza, della "scostumatezza" e della "presunzione", il giudizio, l’insegnamento o anche semplicemente il consiglio di un "educatore", sia esso un genitore o un insegnante, nel migliore dei casi restano parole al vento. Il più delle volte vengono contestate dai ragazzi in malo modo con aggressioni verbali e "parolacce", che escono completamente dai "binari" del rispetto e della buona educazione. Indubbiamente la "contestazione" è propria dell’adolescenza e della crescita e guai se non esistesse il "conflitto generazionale": i ragazzi sarebbero realmente dei "bamboccioni" compiacenti, pronti a dire sempre "sì" a discapito della loro identità, dei loro sogni, delle loro attitudini. Un tempo, non molto lontano, i genitori sceglievano la professione dei figli e spesso decidevano anche quando e con chi dovevano sposarsi. Senza la "contestazione" giovanile, marcata o silenziosa che fosse, avremmo avuto società "statiche", sempre uguali a se stesse, in cui ogni nuova generazione non avrebbe fatto altro che "perpetuare" il passato con un ritmo simile a quello delle stagioni. Forse saremmo rimasti al tempo degli "schiavi" e certo le donne sarebbero rimaste all’ombra di una cultura "maschilista". Ben venga, dunque, il "conflitto generazionale" che assicura una società dinamica e sempre in evoluzione, in cui la nuova "linfa" apportata dalla gioventù scongiura il pericolo di situazioni "stagnanti". Nulla da dire, quindi, finché si rimane nell’ambito di una naturale e sana "contestazione", che per essere tale deve garantire la distinzione e il rispetto dei ruoli: "genitori-figli", "insegnanti-allievi".
Se oggi, in una delle più note trasmissioni televisive, pur di fare "audience", si consente ai ragazzi in gara di contestare il giudizio della "commissione" sulla loro esibizione, rispondendo ai professori con una "scostumatezza" che supera ogni limite, non ci sarà più distinzione di ruoli e il termine "rispetto" sparirà dal nostro vocabolario.
Una volta si diceva: "Vinca il migliore!". Oggi dai nostri "teleschermi" arriva un messaggio diverso: vinca il più "maleducato", chi ha la "sfrontatezza" di non accettare la valutazione delle sue capacità, infischiandosene della "professionalità" di chi giudica. Se questo è il messaggio che certe trasmissioni passano, non mi meraviglio se alcuni comportamenti arrivano nelle scuole dove, già alle medie, i ragazzini si sentono in diritto di rispondere agli insegnanti "a tu per tu". Che agli studenti sia garantita la possibilità di contestare un brutto voto o una "bocciatura" in opportune sedi e tramite "ricorso" è più che giusto, anche gli insegnanti possono sbagliare o compiere un’ingiustizia. Altra cosa è "delegittimare" il ruolo dell’educatore consentendo ai giovani, in nome del diritto alla "contestazione", una protesta "imbastita" nella più bieca "scostumatezza".
Il rispetto reciproco, pur nella diversità di opinioni, è alla base di ogni forma di "democrazia" e se oggi anche alla televisione si applaude chi "scantona" dalla buona educazione, subentrerà alla "sacrosanta" libertà di dire la propria, di nuovo la legge del più forte, del più arrogante e "scostumato". Forse gli educatori hanno già deposto le armi, se non si è più in grado di far comprendere ai nostri giovani che in qualsiasi "gara" della vita, in qualsiasi sana forma di "competizione", ci piaccia o meno, ci sarà sempre un "verdetto" da accettare o da "contestare" ma in maniera civile. È necessario far capire ai ragazzi che chi oggi vince a suon di "parolacce", domani sarà un "perdente".
Purtroppo ultimamente si sta insegnando giusto il contrario, i modelli che vengono proposti sono ben altri. La colpa non è dei giovani, se non sanno più cosa sia l’educazione e il rispetto. Penso agli "sputi" e alle "parolacce" che volano in "Parlamento".