GUINEA BISSAU

RITAGLI   DEUS I GARANDI!   MDI - GUINEA BISSAU

Sr. Maria Mattiazzo, veneta, 23 anni in Guinea Bissau, ricorda gli inizi
e racconta il suo cammino di missionaria in Africa, in ascolto di un'altra cultura.

Sr. Maria, con un gruppo di bambini del villaggio di Bunhara.

Danza di bambini, tra gioco e rituale...

Sr. Maria Mattiazzo
("Missionarie dell’Immacolata", Maggio 2006)

È una grande sofferenza per me non poter essere africana, nonostante tanti anni vissuti vicino a questo popolo. Non essere guineana al cento per cento mi costa. Stando a contatto con la gente, mi sono resa conto dei valori esistenti in questi fratelli: i semi del Verbo, le tracce della presenza di Gesù Cristo. La Guinea Bissau possiede ricchi valori culturali e inestimabili qualità umane.

Il popolo guineano è, in generale, credente, ha il senso dell'Assoluto e riconosce di essere dipendente da Dio, potente e creatore di tutte le cose. Il guineano, se è vittima di un'ingiustizia, si consegna totalmente a Dio o all'iran (spirito) che gli farà giustizia: "Deus i garandi!", Dio è grande!

Nella vita quotidiana, le persone che non hanno di che vivere degnamente, non muoiono di fame: la Provvidenza, che si manifesta attraverso persone intermediarie, aiuta sempre! Perché la società guineana è comunitaria, la solidarietà è vissuta tra di loro. È sulla solidarietà che si costruisce la struttura familiare e il popolo guineano la mostra partecipando ai diversi momenti della vita familiare: la malattia, la morte, il funerale, il matrimonio, la costruzione della casa, il lavoro...

In Guinea Bissau, l'ospitalità è sacra, quando arriva un ospite si dice: "Udju na badjan" - Il mio occhio danza, è contento. Una persona arriva all'ora del pranzo, si invita senza nessun problema a condividere. "Bianda na kaleron i ka ten donu" - Il cibo nella pentola non ha padrone.

Così è sacro anche il rispetto per l'anziano: l'età matura è l'età della sapienza, rinforzata dall'esperienza. L'anziano sa perché ha visto e sentito dalla bocca di suo padre: "Garandi i putì di mesinhu: garandi ku djungutu, ta ma odja lundju di ke meninu ke sikidu" - Un anziano è un recipiente colmo di medicine. Un anziano accasciato vede più lontano di un giovane ritto in piedi!
Il
matrimonio è il momento più importante della vita di un guineano. L'espressione criola: pega biku, significa chiedere con molta antecedenza la mano della bimba appena nata. I genitori si impegnano a dare più tardi al candidato la loro figlia, indipendentemente dall'età del primo o della volontà della ragazza, perché il matrimonio è sempre una alleanza tra due famiglie, o meglio, tra due villaggi, di modo che quando avviene che i due si separino, si dice: "Kasamenti ta kaba, ma kunhandadia ka ta kaba" - Il matrimonio finisce, la parentela no. Può esserci separazione, divorzio o morte, ma il parentado non finisce, perché con il matrimonio due famiglie si uniscono strettamente.

I guineani hanno un particolare culto dei morti. Credono istintivamente che i morti continuano a vivere e rimangono sempre in comunione con loro. Per questo assieme al corpo del defunto mettono tutto quello di cui avrebbe bisogno per continuare a vivere, perfino oggetti di valore e bellissime stoffe. Quando si va ai funerali si sente dire: "Di mi i ka na fìka" - Non rinuncio a dare il mio regalo, devo mettere dentro il mio regalo.

A volte il modo di pensare dell'africano è per me duro da decifrare. Il tempo necessario per assimilare la loro mentalità è lungo, il vivere in mezzo a loro mi fa incontrare difficoltà legate più che altro al mio vissuto di fede, che è cresciuto in un contesto molto diverso. Tutto ciò ha rischiato di farmi perdere la volontà di comunicare, chiudendomi nella mia mentalità e nel mio modo di credere. Contro tutto questo ho lottato e con l'aiuto di Dio, dopo ventitré anni, sono ancora in mezzo a loro.

Ho scoperto un popolo meraviglioso, con una cultura ricca di valori, anche se da purificare a contatto con il Vangelo.

Sì, Dio ci precede sempre! Ventitré anni di contatti amichevoli, di semplici servizi: primo annuncio e dialogo, accompagnamento di coloro che scelgono il Cammino di Dio, formazione dei leader e dei catechisti, condivisione del lavoro delle donne dall'orto alla bolagna (risaia), partecipazione ai momenti importanti della loro vita come matrimoni, funerali, fanado (riti di iniziazione), kissundi (spettacoli tradizionali)...

L'incontro della donna e dell'uomo africano con la persona di Gesù sarà autentico e profondo nella misura in cui chi l'annunzia s'aprirà ad accogliere prima di tutto ciò che l'africano è, la situazione socio-culturale in cui vive, i suoi valori. Per me è stato importantissimo, in questi ventitré anni, l'andare nei villaggi, il poter condividere gioie e fatiche, la parola di Dio che è talmente liberante da cambiare la mentalità e la vita concreta.

Ricordo un anziano che aveva osservato a lungo il cammino cristiano della gente nei villaggi vicini. Si era deciso poi a iniziarlo lui e le sue mogli e tutto il villaggio. Quando gli chiesero che cosa era cambiato nella sua vita, rispose che prima era lui a decidere ciò che era lecito e giusto, dall'ubriacarsi al picchiare le sue mogli, adesso invece non era più possibile, perché era chiamato a confrontarsi con la Parola di Dio.

Un'anziana che aveva seguito questo cammino diceva così: "Ho sempre vissuto negli usi e costumi della mia etnia, ma da quando ho conosciuto le suore ho capito che esiste un'altra maniera di relazionarsi con Dio. Il Dio di Gesù Cristo libera, questa è la mia esperienza. Prima vivevo sempre con tanta paura e mi sembrava che Dio fosse molto lontano, perciò c'era bisogno di fare continuamente cerimonie all'iran (lo spirito) per calmare l'ira di Dio, ma poco a poco, con l'avvicinarmi alla Parola di Dio annunciata e vissuta dalle suore, ho sentito che il Signore non mi abbandona. Ho ricevuto il Battesimo con la certezza che Dio sta con me, anche se tante persone del villaggio mi considerano traditrice della mia cultura: io mi sento ancora balanta mané e cristiana e devo testimoniare la mia fede con la mia vita. Voi state dando un grande contributo perché con la formazione che riceviamo scopriamo la nostra dignità di donne e allo stesso tempo aiutiamo altre donne."

Ventitré anni di presenza in questa terra della Guinea Bissau: è con gioia che ringrazio il Signore di avermi accompagnato fin qui.