LA PACE IN LIBANO
Domani i
credenti sono chiamati alla preghiera e alla rinuncia
a favore delle popolazioni mediorientali.
Cresce l’adesione alla richiesta di Ratzinger.
Iniziative in tutte le comunità italiane.
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Dal
nostro inviato a Introd, Salvatore Mazza
("Avvenire", 22/7/’06)
La "Giornata di
preghiera e penitenza" di domenica prossima per il Medio Oriente è
«un gesto davanti a Dio ma percepito anche dagli uomini. E spero anche dai
politici». L’apertura di un corridoio umanitario «penso che sia già un
fatto positivo, e spero che la tregua segua subito».
Benedetto XVI è tornato, una volta di più, a dare voce alla sua angoscia e
alla sua speranza rispetto alla drammatica situazione del Medio Oriente. Lo ha
fatto ieri sera, rientrando da una una passeggiata in località Sorressamont,
lungo un sentiero nei boschi che attraversa i comuni di Introd e Rheme Saint
George, nel parco nazionale del Gran Paradiso. «Una località bellissima – ha
detto – e proprio vedendo questa bellezza che mi dà il Signore, questa pace,
mi colpisce tanto più la sofferenza di tanti altri».
Così, ha aggiunto Papa Ratzinger sempre rispondendo alle domande dei
giornalisti, la Giornata di domenica prossima è «un invito a tutti, a chi può
e vuole pregare», e «naturalmente sono invitati anche i musulmani e gli
ebrei».
A chi gli chiedeva poi se avesse già ricevuto risposte alla sua iniziativa, ha
risposto: «Sono un po’ chiuso qui, ma a quanto percepisco quasi ci si
aspettava un tale gesto». Preghiera, dunque, piuttosto che un’iniziativa
diretta della Santa Sede, in quanto «penso che sia meglio lasciare questo alla
diplomazia, noi non entriamo in politica ma facciamo tutto per la pace. Il
nostro obiettivo è semplicemente la pace, aiutiamo e facciamo tutto quanto per
la pace».
Comunque, ha ancora sottolineato Benedetto XVI, il contatto con le comunità
cristiane della Terra Santa è costante: «Ho sentito soprattutto dal Libano, ci
hanno implorato come hanno implorato il governo italiano, e noi lo facciamo
aiutando con la preghiera e con le forze della Chiesa che sono presenti nel
Libano».
Una lunghissima esternazione, come si vede, che dice tutto di come il Papa viva
anche dallo chalet di Les Combes l’evolversi della crisi in Medio Oriente.
Tanto che l’annuncio della Giornata di preghiera e penitenza, indetta per
domani, si può dire che qui non abbia colto nessuno di sorpresa.
Prima ancora del suo forte appello lanciato domenica scorsa. Dopo l’Angelus,
infatti, incontrando i giornalisti Papa Ratzinger aveva sottolineato l’esigenza
di «pregare e sperare» perché «tutti cessino con la violenza». Quel giorno,
era venerdì 14, Benedetto XVI rientrava dal convento delle carmelitane di Quart;
dove, a dimostrazione di quanto il dramma fosse già presente nei suoi pensieri,
aveva affidato alle religiose la preghiera per «queste sofferenza nel Medio
Oriente, in Libano e in altre parti del mondo». «Sappiamo come oggi – aveva
detto alle suore nel chiedere la loro preghiera – l’umanità soffre per la
violenza, soffre molto nella Terra Santa, soffre in Libano e in altri posti nel
mondo».
Poi domenica scorsa, come accennato, le parole pronunciate all’Angelus, quando
il Papa aveva espresso la propria preoccupazione per le «violazioni del diritto
e della giustizia» in Medio Oriente, violazioni «del diritto e della
giustizia» che «non giustificano le rappresaglie» così come «non si può
giustificare il terrorismo». E in quella stessa occasione, una volta di più,
Benedetto XVI aveva ribadito come contro «l’estendersi delle azioni
belliche» occorre che i governi ritrovino «la via della ragione» e cerchino
«nuove possibilità di dialogo e di intesa». Concetti che si sarebbero poi
ritrovati nel comunicato di giovedì scorso, accanto all’appello per l’immediato
cessate il fuoco e l’affermazione del diritto alla sicurezza per israeliani,
libanesi e palestinesi.
E solo due giorni dopo, incontrando ancora una volta i giornalisti e ancora
rispondendo a una loro domanda su quale dovesse essere l’atteggiamento della
comunità internazionale rispetto al Medio Oriente, aveva affermato di
ritrovarsi «pienamente nel comunicato del G8, mi sembra che quello indichi la
strada». E all’insistenza dei cronisti aveva solamente replicato: «Non ho
altro da aggiungere, se non richiamare l’importanza della preghiera perché
Dio ci aiuti e ci doni la pace». L’attesa per l’Angelus di domani, e per le
parole del Papa, è adesso altissima. E la Messa che accompagnerà i fedeli all’incontro
con Benedetto XVI sarà tutta centrata sulla richiesta del Papa di «preghiera e
penitenza».