IL FATTO

Il Papa ha incontrato ieri mattina i docenti e gli studenti
dell’ateneo romano dei gesuiti.
Invitando a coltivare un sapere
«fedele alla tradizione e insieme aperto alla realtà attuale,
per rispondere con spirito creativo alle necessità di oggi».

RITAGLI   «Senza Dio è l’angoscia il destino dell’uomo»   DOCUMENTI

Benedetto XVI in visita alla Gregoriana:
educare alla trascendenza rende capaci
di immettere nella società i valori che la rendono migliore.

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 4/11/’06)

Formare a una conoscenza «piena». Un sapere capace di confrontarsi con una cultura secolare che sempre più tende a negare la presenza di Dio nella vita degli uomini. Creando così un «distacco» che genera «angoscia e disperazione». La visita compiuta ieri alla Pontificia Università Gregoriana, fondata oltre 450 anni fa da Sant'Ignazio di Loyola, è stata per Benedetto XVI l'occasione per ritornare soprattutto a insistere sul rapporto tra fede e cultura. Ma, insieme, considerata la specificità dell'ateneo, che oggi conta oltre duemila e seicento studenti provenienti da più di 130 paesi, 821 diocesi e 84 istituti religiosi, per ribadire come la solida formazione sia indispensabile nel dialogo tra le diverse religioni, in quanto «per essere costruttivo, deve evitare ogni ambiguità». Accolto, dal cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'educazione cattolica e in questa veste, per tradizione, gran cancelliere dell'università affidata alla Compagnia di Gesù, dal vicario di Roma cardinale Camillo Ruini, dal preposito generale dei Gesuiti padre Peter-Hans Kolvenbach, e dal rettore padre Gianfranco Ghirlanda, il Pontefice è stato salutato in un clima festoso nel quadriportico all'ingresso da circa seicento invitati, mentre altri seguivano l'incontro dalla balconata e, gli studenti, dalle diverse aule dell'ateneo. E nel suo discorso Benedetto XVI, che nel '72 alla Gregoriana tenne un corso di specializzazione di teologia dogmatica, ha messo subito l'accento sulle sfide che l'università deve oggi affrontare «nell'espletamento della sua funzione dottrinale, disciplinare e pastorale». «Oggi non si può non tener conto - ha detto Papa Ratzinger - del confronto con la cultura secolare, che in molte parti del mondo tende sempre più non solo a negare ogni segno della presenza di Dio nella vita della società e del singolo, ma con vari mezzi, che disorientano e offuscano la retta coscienza dell'uomo, cerca di corrodere la sua capacità di mettersi in ascol to di Dio. Non si può prescindere poi - ha aggiunto - dal rapporto con le altre religioni, che si rivela costruttivo solo se evita ogni ambiguità che in qualche modo indebolisca il contenuto essenziale della fede cristiana in Cristo unico Salvatore di tutti gli uomini e nella Chiesa sacramento necessario di salvezza per tutta l'umanità». Ma, ha proseguito, non basta conoscere Dio. Infatti «per poterlo realmente incontrare, lo si deve anche amare. La conoscenza deve divenire amore». Un compito, quello affidato alla Gregoriana, che Benedetto XVI ha definito «facile e difficile insieme». Facile «perché l'identità e la missione della Gregoriana sono chiare fin dalle sue prime origini», quando ancora aveva il nome di Collegio Romano, «sulla base delle indicazioni ribadite da tanti Romani Pontefici, tra i quali ben sedici furono alunni di questa università». E difficile, perché tale missione «suppone costante fedeltà alla propria storia e tradizione, per non perdere le proprie radici storiche, e insieme apertura alla realtà attuale per rispondere, dopo un attento discernimento, con spirito creativo alle necessità della Chiesa e del mondo di oggi». Per questo le scienze umane insegnate nell'ateneo pontificio, «proprio perché riguardano l'uomo», non possono prescindere «dal riferimento a Dio», giacché l'uomo «non può essere pienamente compreso se non lo si riconosce aperto alla trascendenza». E «il destino dell'uomo senza il suo riferimento a Dio non può che essere la desolazione dell'angoscia che conduce alla disperazione». Nel suo indirizzo d'omaggio, prima che il Papa pronunciasse il proprio discorso, il rettore aveva sottolineato come, secondo l'intuizione di sant'Ignazio, l'ateneo mira a «formare dei moltiplicatori». «Un clero e un laicato ben formati con un valido metodo pedagogico sparsi per tutto il mondo - ha osservato Ghirlanda - moltiplicano i frutti per il Regno di Dio a vantaggio non solo della Chiesa, ma anche della società». Al termine dell'incontro, Kolvenbach ha presentato al Papa alcuni doni. Tra gli altri, una copia del numero della rivista "Archivum Historiae Pontificiae" nel quale è registrata l'elezione del cardinale Joseph Ratzinger alla Cattedra di Pietro.