IL CAMMINO ECUMENICO
Benedetto XVI:
«Recenti posizioni in materia di sacerdozio e di morale
hanno colpito le nostre relazioni.
Ma il confronto teologico continua. Il mondo ha bisogno della nostra amicizia».
Il Papa ha ricevuto il primate Williams. «Nel dialogo onesto la via verso l’unità».
Da Roma,
Salvatore Mazza
("Avvenire", 24/11/’06)
Un richiamo forte
all'«urgenza» dell'unità. E anche se il cammino verso l'unità «non è
facile», esso deve andare avanti perché il mondo ha bisogno di una
«testimonianza» e un «servizio» dei cristiani che siano «condivisi».
L'incontro di ieri mattina in Vaticano tra Benedetto
XVI e l'arcivescovo di
Canterbury e primate della Chiesa anglicana, Rowan
Williams, non è stato
solo l'occasione per confermare l'amicizia tra le Chiese cattolica e anglicana.
Nelle parole di Papa Ratzinger e in quelle del suo ospite è risuonata piuttosto
l'eco di una precisa volontà rivolta a progredire nel cammino ecumenico, tanto
a livello teologico che a livello pratico, pur nella piena consapevolezza delle
difficoltà che esistono, a vari livelli. E che, se non possono essere ignorate,
non possono né devono impedire quel progresso.
«Il mondo - ha detto infatti il Pontefice - ha bisogno della nostra
testimonianza e della forza che viene da un'indivisa proclamazione del Vangelo.
Le enormi sofferenze della famiglia umana e le ingiustizie che colpiscono le
vite di tante persone costituiscono un urgente richiamo alla nostra
testimonianza e al nostro servizio condivisi». Ripercorrendo la ormai «lunga
storia di relazioni tra la sede di Roma e la sede di Canterbury», Benedetto XVI
ha innanzitutto voluto esprimere la propria gratitudine per la presenza di
Williams «ai funerali di Giovanni Paolo II» e successivamente
«all'inaugurazione del mio Pontificato un anno e mezzo fa», ricordando inoltre
come la visita di ieri abbia coinciso «con il 40° anniversario della visita
dell'allora arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey, a Paolo VI», a partire
dalla quale «la Comunione anglicana e la Chiesa cattolica» hanno fatto passi
avanti «nella ricerca dell'unità visibile».
Certo, ha osservato il Pontefice, «i recenti sviluppi, riguardanti in
particolare il ministero sacerdotale e alcuni insegnamenti morali, hanno colpito
le nostre relazioni». Ma si è detto altresì convinto che tali problemi
«siano di vitale importanza per la predicazione del Vangelo nella sua
integrità», e che «il dibattito in corso al riguardo al vostro interno
condizionerà il futuro delle nostre relazioni».
Di qui l'auspicio che «il lavoro del dialogo teologico, che ha registrato un
non basso grado di accordo su questi e altri importanti temi teologici,
continuerà ad essere considerato seriamente nel vostro discernimento». «È
nostra speranza - ha aggiunto Benedetto XVI - che la Comunione anglicana rimanga
fondata sui Vangeli e sulla Tradizione apostolica che costituiscono il nostro
patrimonio comune e sono le basi della nostra comune aspirazione a lavorare per
la piena e visibile unità». Per questo, dunque, «è importante - ha concluso
- che pure tra le attuali difficoltà proseguiamo il nostro dialogo teologico».
Che «il percorso verso l'unità» non sia «agevole», del resto, lo ha ammesso
anche Williams, il quale ha riconosciuto che «le discussioni su come
applichiamo il Vangelo alle sfide della società moderna possono spesso oscurare
o addirittura minacciare quanto è stato conseguito in termini di dialogo,
comune testimonianza e servizio». Per l'arcivescovo di Canterbury, «solo
un'amicizia fondata fermamente in Cristo ci renderà capaci di essere onesti nel
parlare l'uno con l'altro di queste nostre difficoltà e nel discernere un
modo», per essere «pienamente fedeli al nostro compito di "discepoli di
Cristo"».
Richiamando poi a sua volta l'incontro tra Ramsey e Paolo VI, Williams ha detto
di essere «qui oggi per celebrare la crescente collaborazione tra anglicani e
cattolici, ma anche per ascoltare e comprendere le preoccupazioni che lei vorrà
condividere con me». Perché «uno scambio onesto delle nostre preoccupazioni
non potrà cancellare ciò che possiamo affermare e proclamare insieme».