L'INCONTRO

Il Papa, i bambini, l’Eucaristia.
Uno scambio fatto di parole semplici e profonde.
Alla presenza di 150 mila persone da tutt’Italia in Vaticano.

 RITAGLI  «Con questo Pane la vita è bella»   DOCUMENTI

Ecco il Papa felice, tra i suoi piccoli amici!

Benedetto XVI ha parlato con i piccoli: una catechesi culminata nell’adorazione.
«La mia prima comunione? Ho capito che Gesù era entrato nel mio cuore, mi aveva visitato».

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 16/10/’05)

Ti ricordi? «Oh sì, mi ricordo». Quello fu il giorno «che Gesù mi entrò nel cuore». Giorno davvero speciale. E «spero che anche per voi la Prima Comunione sia l'inizio di un'amicizia per tutta la vita con Gesù e l'inizio di un cammino comune, perché andando con Gesù andiamo bene e la vita diventa buona». S'è iniziato così, con il ricordo della «sua» Prima Comunione, il dialogo che ieri sera Benedetto XVI ha tessuto con i bambini di Roma della Prima Comunione. Dialogo semplice e familiare, ricco di commozione e di affetto. «Caro Papa, ma tu...»: catechesi vera, fatta di domande vere - le domande che i bambini si pongono sempre e da sempre - e di risposte pazienti. Semplici, immediate. Catechismo in piazza, una piazza San Pietro illuminata dal sole di un ottobre (finalmente) romano e piena di più di 150 mila bambini. Oltre ogni previsione. Indimenticabile: «Alla fine - ha detto il Pontefice al momento del congedo, in fondo al dialogo e dopo un momento di adorazione - trovo solo una parola: grazie per questo incontro della fede, grazie per la festa e la gioia. La pace sia con voi, buona domenica e buona notte a tutti». «Era una domenica del marzo 1936, 69 anni fa - aveva dunque raccontato Papa Ratzinger rispondendo alla prima delle dieci domande rivoltegli, sulla sua prima comunione - . Era un giorno di sole, la chiesa era molto bella. Ricordo tante belle cose, la musica. Eravamo una trentina di ragazzi e ragazze del nostro piccolo paese di non più di 500 abitanti. Ma nel centro dei ricordi belli e gioiosi sta l'aver capito che Gesù era entrato nel mio cuore, aveva visitato me, e con Gesù Dio stesso era con me. E questo è un dono di amore che realmente vale più di tutto il resto della vita». «Ero - ha continuato - realmente pieno di grande gioia per il fatto che Gesù era venuto da me e capivo, a nove anni, che per me era cominciata una nuova tappa della mia vita. Da allora ho promesso al Signore: vorrei essere sempre con Te, ma - l'ho pregato - soprattutto Tu con me». E la Confessione? Devo confessarmi tutte le volte che faccio la Comunione? Anche quando ho fatto gli stessi peccati? «No, non serve confessarsi ogni volta - ha risposto il Papa - , ma è bene farlo spesso. Non facciamo forse pulizia nelle nostre abitazioni, nelle nostre camere almeno ogni settimana, anche se la sporcizia è sempre la stessa? Se non lo si fa c'è il rischio che la sporcizia non si veda, ma forse si accumula». Ecco, ha proseguito, «lo stesso succede per la nostra anima: se non ci si confessa mai, l'anima è trascurata. Io mi sento contento di me, ma non capisco che devo sempre migliorare per andare avanti. La Confessione ci aiuta ad avere una coscienza più aperta e così anche di maturare spiritualmente e come persona umana». E perché andare a Messa tutte le domeniche? «Serve per trovare il centro della vita, che è Gesù. Se Dio è assente, ci manca un'amicizia essenziale, ci manca anche una gioia importante per la vita, una forza che mi fa crescere come uomo». Domande e risposte che si rincorrono: cosa si intende per «Pane di vita?». «Oggi abbiamo una cucina ricca e raffinata - ha spiegato Benedetto XVI - , ma il pane è il fondamento del nutrimento. Gesù è il pane della vita, è una sigla di tutto il nutrimento. Così anche l'anima ha bisogno di nutrirsi». Ma spesso, ha chiesto una bambina, i miei genitori non mi portano a Messa la domenica «perché quel giorno non si lavora e dormono di più». E certo, ha replicato sorridendo il Papa, bisogna sempre avere «grande rispetto per i genitori». Tuttavia, ha aggiunto, «il rispetto e l'amore per la domenica dicono che è importante incontrarsi a Messa». Perché essa «è importante per tutti, è importante per la famiglia. Chi non va in chiesa non sa che manca Gesù». Ma Gesù è davvero presente nell'ostia? Anche se non lo vediamo? «Sì è vero, non lo vediamo. Ma ci sono tante cose che non vediamo, che esistono e sono essenziali. Ad esempio non vediamo la nostra ragione, la nostra intelligenza. Non vediamo la nostra anima, che però esiste perché possiamo parlare e pensare. Non vediamo neanche l'elettricità, ma ne percepiamo gli effetti, come la luce». Insomma «non vediamo le cose più profonde che portano realmente la vita, ma possiamo vederne e sentirne gli effetti. Anche il Signore risorto non lo vediamo con i nostri occhi ma vediamo che con Gesù gli uomini cambiano, diventano migliori, c'è una maggiore capacità di pace e di riconciliazione».