Il Papa alla canonizzazione: «I "media" non
irridano il matrimonio».
«Poveri di tutto il Paese, infermi nel corpo e nello spirito, sono stati
aiutati»
dal religioso ora sugli altari. L’amore di Cristo lo ispirò sempre:
«Lo stesso oggi accada anche all’azione della Chiesa e dei cristiani nella
società».
«In questa epoca edonista, il mondo ha bisogno di vite limpide
che rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere –
ha aggiunto
il Pontefice – .
Diciamo no a coloro che svalutano la fedeltà e la verginità».
Dal nostro inviato a San Paolo (Brasile), Salvatore Mazza
Il Campo di Marte è una spianata che pare infinita. Oggi brulica di gente.
Che non aspetta altro che far esplodere il proprio entusiasmo. Perché qui oggi,
in mezzo a loro, c'è il Papa. E perché qui oggi il Papa canonizza «uno di
loro», fra' Galvão, il primo santo «tutto» brasiliano, nato, vissuto e morto
qui, nello stato di San Paolo. Un umile frate «vissuto per Cristo», dice loro
Benedetto XVI, «che tutti accoglieva paternamente». Un esempio, che ci indica
«la necessità di ascoltare con fervore rinnovato la chiamata, per poter
rispondere generosamente alle sfide che la Chiesa in Brasile e nell'America
Latina è chiamata ad affrontare», che ci ricorda come «le iniziative di
pastorale sociale, se sono orientate verso il bene dei poveri e degli infermi,
portano in se stesse» il «sigillo divino» dell'amore senza riserve. E ci
dimostra come «il mondo ha bisogno di vite limpide, di anime chiare, di
intelligenze semplici, che rifiutino di essere considerate creature oggetto di
piacere». E per questo è «necessario - sottolinea ancora Papa Ratzinger -
dire no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la
santità del matrimonio e la verginità prima del matrimonio.
Ci saranno forse un milione e mezzo di persone, stamattina, qui sulla larga
spianata del Campo di Marte. Domina il bianco, nelle camicie indossate dalla
maggioranza dei presenti, e nei fazzoletti agitati assieme alle bandierine del
Brasile nel lunghissimo, interminabile saluto quando il Papa arriva sulla "papamobile".
Un Papa sorridente, quasi stupito dall'immensità di questa folla. Una
moltitudine iniziata ad affluire alle due del mattino, non appena sono stati
aperti i cancelli, in una sorta di processione proseguita per ore. Incurante del
freddo pungente, tanto freddo che un centinaio di fedeli hanno dovuto ricorrere
alle cure dell'ospedale da campo per contrastare i sintomi dell'ipotermia, la
gente ha infatti iniziato a prendere posto ancora nella notte, per stare quanto
più vicino possibile al palco monumentale dal quale il Papa avrebbe celebrato
la Messa.
Con l'assistenza dei circa mille volontari mobilitati per l'occasione, la notte
è trascorsa a pregare e a cantare, fino a quando il canto non s'è trasformato
in un coro all'unisono per accompagnare con l'inno della «marcia papale»,
composta in onore del Pontefice per la visita in Brasile, i lenti giri della
"papamobile" sullo spiazzo: la gente quasi impazzita dalla felicità,
il Papa a rispondere col gesto di benedizione a quel saluto.
C'è un qualcosa come di magico, impossibile da raccontare; realmente
contagioso, nell'entusiasmo che i latinoamericani riescono ad esprimere. E che
probabilmente contagia anche Benedetto XVI. Sul testo del suo discorso le parole
«Siatene certi: il Papa vi ama, e vi ama perché Gesù Cristo vi ama» sono
previste. Ma è il "come" le pronuncia, il sorriso che lo illumina, a
denunciare l'avvenuto contagio. Lo stesso, del resto, lo si era già visto poco
prima, quando all'uscita del Monastero di São Bento, dove aveva trascorso la
notte, salutando in portoghese la folla di quattromila persone che circondava il
convento aveva detto: «Bom dia!», "buono giorno!", aggiungendo
subito dopo aver guardato il cielo: «Que belo sol», "che bel sole".
E il sole, in effetti - e finalmente - ha illuminato la cerimonia dell'ultima
mattina trascorsa da Papa Ratzinger a San Paolo. La Messa, alla quale hanno
partecipato circa duemila sacerdoti, oltre 400 i vescovi di tutta l'America
Latina e una decina di cardinali, e con accanto all'altare quattordici
discendenti del frate canonizzato, è iniziata con l'indirizzo di omaggio
dell'arcivescovo di São
Paulo, Odilo Pedro Scherer, e con la «petizione per la
canonizzazione», presentata dal prefetto della Congregazione delle cause dei
santi, il cardinale José Saraiva Martins. Quindi, dopo la lettura da parte del
Papa della formula di canonizzazione, le reliquie del nuovo santo sono state
portare in processione presso l'altare.
« La fama della sua immensa carità - ha ricordato il Papa nell'omelia - non
conosceva limiti. Persone di tutta la geografia nazionale andavano da fra'
Galvão, che tutti accoglieva paternamente. Vi erano poveri, infermi nel corpo e
nello spirito, che imploravano il suo aiuto». Sempre, costantemente ispirato
dall'amore di Cristo. E «anche l'azione della Chiesa e dei cristiani nella
società - ha così aggiunto Benedetto XVI - deve possedere questa stessa
ispirazione. Le iniziative di pastorale sociale, se sono orientate verso il bene
dei poveri e degli infermi, portano in se stesse questo sigillo divino. Il
Signore conta su di noi e ci chiama amici, perché soltanto a coloro che amiamo
in questo modo siamo capaci di dare la vita offerta da Gesù mediante la sua
grazia».
«Come sappiamo - ha proseguito - la "V Conferenza generale dell'Episcopato
Latinoamericano" avrà come tema fondamentale: "Discepoli e missionari di
Gesù Cristo, perché in Lui i nostri popoli abbiano la vita". Come non
vedere, allora, la necessità di ascoltare con fervore rinnovato la chiamata,
per poter rispondere generosamente alle sfide che la Chiesa in Brasile e
nell'America Latina è chiamata ad affrontare?».
«Toglimi piuttosto la vita, prima che io offenda il tuo benedetto Figliolo, mio
Signore!». Erano le parole «forti, di un'anima appassionata», scritte nella
formula di consacrazione di fra' Galvão. Parole, ha affermato Benedetto XVI
concludendo la sua omelia, che «suonano attuali per noi, che viviamo in
un'epoca così piena di edonismo». Parole «che dovrebbero far parte della
normale vita di ogni cristiano, sia esso consacrato o meno, e risvegliano
desideri di fedeltà a Dio sia dentro che fuori del matrimonio». Perché: «Il
mondo ha bisogno di vite limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici, che
rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere. È necessario dire
no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del
matrimonio e la verginità prima del matrimonio».