LE VACANZE DEL PAPA

RITAGLI    L’arrivederci al Cadore:    DOCUMENTI
«È stato tutto molto bello»

Dopo 19 giorni, ieri Benedetto XVI ha lasciato Lorenzago.
In serata il trasferimento in auto a Castel Gandolfo.
Si è concluso il riposo del Pontefice tra le Dolomiti.
Dalla gente corsa a salutarlo l’invito a tornare.
«Certo, a Dio piacendo», la risposta.

Il saluto di Papa Benedetto, in partenza dal Cadore!

Dal nostro inviato a Lorenzago di Cadore (Belluno), Salvatore Mazza
("Avvenire", 28/7/’07)

Le campane di Lorenzago intonano il loro ultimo concerto per l'ospite che se ne va, proprio mentre alle 17.02 le pale del motore sollevano il grande elicottero bianco. «Arrivederci», dicono le labbra della gente e i grandi striscioni distesi a fasciare le strade. E dicono «ritorna tra noi». Ma tornerebbe? «Certo, a Dio piacendo». Qui «è stato tutto molto bello».
È un
Papa Benedetto sereno, riposato, leggermente abbronzato quello che ha lasciato ieri pomeriggio il Cadore, al termine dei diciannove giorni di vacanza in montagna. Un congedo nello stile che ha contraddistinto questo periodo, semplice, essenziale, intimo. "Dribbla" con cortesia i giornalisti che provano a lanciargli qualche domanda al momento di salire in auto - «Per favore non è il momento di interviste, solo un saluto» - e saluta i ragazzi dell'oratorio di San Donà del Piave, saliti a piedi fino al Castello di Mirabello per vederlo.
A loro, e prima di loro ai volontari della parrocchia di Lorenzago, dedica gli ultimi incontri e le ultime battute di questo soggiorno. Scherza con Marco Dambros, "factotum" del piccolo museo di Lorenzago dedicato ai soggiorni di Papa Wojtyla, che cerca di strappargli la promessa di un ritorno nel 2008: «Vedremo», dice ridendo. E nel ricevere la medaglia ricordo del suo soggiorno a Lorenzago (che lo ritrae con lo "zucchetto" bianco) e quella a suo tempo coniata per Wojtyla (col defunto Pontefice ritratto con la "mitria"), strappa un sorriso a tutti i presenti: «Si vede la differenza!». Poi ringrazia ancora i suoi ospiti per il concerto dedicatogli nel giorno di San Benedetto, e ricorda: «Avete davvero un organo molto bello».
Pochi passi più in là, sempre accompagnato dai vescovi di Belluno-Feltre, monsignor Giuseppe Andrich, e di Treviso, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, varca il cancello della recinzione che circonda la villetta che l'ha ospitato per quasi tre settimane. Qui incontra i bambini di San Donà, e si ferma ancora brevemente con don Francesco, responsabile dell'oratorio. Gli chiede il nome e, quando questi lo ringrazia «per l'incontro dell'altro giorno con i sacerdoti ad Auronzo, il Papa gli risponde: «La benedico e pregherò per lei».
Poi via in macchina, la lunga discesa fino in paese e all'eliporto ricavato vicino ai campi sportivi del paese. Per le strade "pavesate" di bandiere bianche e gialle vaticane, italiane e tedesche, i cittadini di Lorenzago e i villeggianti l'hanno salutato agitando fazzoletti e bandiere. «Santità, la gente del mio comune è entusiasta - gli ha chiesto congedandosi il sindaco Mario Tremonti - . L'anno prossimo quando avremo la possibilità di rivederla, prima o dopo il viaggio a Sydney?». Un altro sorriso da parte di Benedetto XVI. Un altro: «Vedremo, vedremo». Ripetuto subito dopo, «a Dio piacendo», anche a don Sergio De Martin, parroco di Lorenzago.
Poi, esaurito il tempo dei saluti e della commozione, il grande elicottero bianco dell'aeronautica militare è decollato con il Papa che, accompagnato dal vescovo di Treviso, ha raggiunto l'aeroporto di Istrana, sorvolando e benedicendo il cimitero di Longarone, dove riposano le duemila vittime del disastro del Vajont che, nel 1963, cancellò dalle carte geografiche il piccolo paese ai piedi della diga. Da Istrana, su un aereo sempre dell'aeronautica militare, in circa un'ora di volo ha poi raggiunto l'aeroporto romano di Ciampino. Da qui poco prima delle 19 Benedetto XVI si è trasferito in auto a Castel Gandolfo, dove risiederà sino alla fine di settembre. Dal Palazzo apostolico della residenza estiva, simpaticamente definita «la mia seconda patria», il Papa ha rivolto un breve saluto alla gente che lo aspettava. «Cari amici, ho trascorso vacanze bellissime nella terra delle Dolomiti - ha detto - , ma adesso sono felice di essere di nuovo a Castel Gandolfo. Mi sento sempre a casa qui, circondato dalla vostra amicizia e dalla vostra ospitalità. Speriamo di vederci domenica all'Angelus».
Anche la terza vacanza in montagna di Papa Ratzinger, la prima a Lorenzago di Cadore dopo le due a Introd, in Valle d'Aosta, è così terminata. Diciannove giorni dedicati al riposo, al lavoro (non solo sul secondo volume del suo
libro su Gesù, ma anche alla scrittura del "Messaggio per la Giornata mondiale della Gioventù" del luglio 2008, a Sydney), e alla preghiera. Insieme alle passeggiate preparate appositamente per lui nel parco attrezzato attorno alla villetta - «Sentieri riposanti, e lui ha molto gradito», ha detto Flavio De Nicolò, capo del "Corpo forestale dello Stato" - e alle quasi quotidiane uscite serali nei piccoli e piccolissimi luoghi di culto che sono parte dell'anima di Lorenzago, e di tutto il Cadore, per recitare il Rosario. Stile monastico, è stato detto. Lo stile di Benedetto XVI.