"Terza
Assemblea ecumenica": ieri a Sibiu, con Barroso e Van der Linden,
le voci della politica e delle istituzioni continentali.
«La riconciliazione fra le Chiese alimenta l’amicizia fra i popoli».
Dal
nostro inviato a Sibiu, Salvatore Mazza
("Avvenire",
7/9/’07)
L'Europa non può fare a meno
del cristianesimo. Anzi, il «contributo» che da esso, e «dalle altre
religioni» può venire, è «indispensabile» se si vuole intendere il
Continente non solo come un unico soggetto economico e politico, ma come
«comunità di valori». Riscuote ripetuti applausi, Manuel Barroso, sotto la
grande tenda che a Sibiu
ospita i lavori della "Terza
Assemblea ecumenica europea".
Il presidente della "Commissione europea" li incassa soddisfatto, ma
evita accuratamente possibili "inciampi". Così, nella seconda "sessione plenaria"
dedicata proprio al tema dell'Europa, parla del cristianesimo come «forza
unificatrice» ma "glissa" del tutto sull'eventualità di una revisione del
"Trattato europeo" che vi inserisca un esplicito richiamo alle radici
cristiane dell'Europa, mentre rileva il «contributo apprezzabile» della
cultura islamica.
Un discorso, dunque, più attento alla "politically correctness" che
alla sostanza. «Nel XXI secolo - ha affermato Barroso - la missione dell'Europa
è di favorire lo sviluppo economico e sociale e raccogliere le sfide della
mondializzazione, preservando l'identità dei popoli europei e rispettando le
loro diversità». Ma, ha aggiunto, «l'Europa ha anche un senso: deve difendere
e fare irradiare i valori ai quali sono attaccati gli europei, come la dignità
umana, la libertà, la solidarietà, la tolleranza, la giustizia sociale e lo
Stato di diritto». Sono questi valori - per il presidente della
"Commissione Ue" - «il cemento dell'unità europea» e vengono «da
radici profonde, ereditate dai popoli e dalle culture che le hanno precedute. Si
tratta di un'eredità tripla, che si esprime nella triade Atene, Roma e
Gerusalemme, cioè la filosofia, il diritto e la religione; la triade della
ragione, della legge e della morale, all'origine di questa che noi chiamiamo
civilizzazione europea».
In questa storia «il cristianesimo e le sue diverse confessioni - ha
sottolineato - sono stati una forza unificatrice che ha permesso di integrare i
contributi multipli dei popoli celtici, germanici e slavi, tra l'altro, come
pure il contributo apprezzabile della cultura islamica». Oggi il contributo
delle Chiese al processo d'unificazione europea appare «ancora più pertinente
nel momento in cui si iscrive in uno spirito ecumenico». L'ecumenismo infatti
«è in se stesso - ha commentato Barroso - un movimento d'unificazione e di
raccordo di sensibilità, di tradizioni e di credo differenti, aperto al mondo
intero. Ma allo stesso tempo è anche un atteggiamento dello spirito, che
esprime un appello all'unità tra i popoli. L'ecumenismo, dunque, può
contribuire al consolidamento dei valori nei quali una gran parte dei cittadini
europei si identificano».
Applausi ha riscosso il presidente dell'"Assemblea parlamentare del
Consiglio d'Europa" René Van der Linden, quando ha detto che «la
salvaguardia dell'eredità religiosa» del continente è una «priorità».
L'auspicio è che si arrivi ad «un trattato internazionale per proteggere, sia
in tempo di pace che di guerra, chiese, moschee, sinagoghe e altri siti che
abbiano significato spirituale» in quanto «la distruzione dei siti religiosi
causa profonde ferite, acuisce gli odi, alimenta i conflitti e ostacola la
ricerca della pace». Per Van der Linden infatti «la religione e le
organizzazioni religiose nella società hanno un ruolo vitale. Attraverso il
loro profondo rispetto per la dignità di ogni persona sono indispensabili per
promuovere pace e giustizia nel mondo». E, ha concluso, «io credo che i
politici debbano riconoscere tutto questo e rafforzare il ruolo delle Chiese e
delle organizzazioni religiose nella società».
Di sicuro, ha notato l'arcivescovo di Tirana e di tutta l'Albania Anastasios -
che col vescovo anglicano di Londra Richard Chartres ha affrontato il tema della
giornata dal punto di vista dell'Assemblea - ciò che i cristiani avvertono è
«il dovere e la responsabilità» di «sfruttare a pieno il meglio del
patrimonio europeo e di guidare il continente verso un rinnovato vigore
spirituale». «Noi - ha detto l'esponente ortodosso - come figli della luce,
siamo chiamati a diffondere tutti i colori dello "spettro" della luce bianca: la
luce della pace, con noi stessi, con chi ci è accanto e con il mondo; la luce
della giustizia, lottando per una società più giusta a livello locale, europeo
e globale; la luce della verità, investigando la storia e analizzando la
realtà; la luce della speranza per l'unità di tutti i popoli del continente,
con le loro differenze riconciliate».