GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

RITAGLI    «Annunciare Cristo    DOCUMENTI
è il primo servizio all’umanità d’oggi»

Si celebra domani la "Giornata missionaria mondiale".
Benedetto XVI "addita" il 50° dell’enciclica «Fidei donum»,
e nel suo messaggio invita le Chiese «antiche» e quelle «giovani» alla cooperazione.

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 20/10/’07)

Secolarismo e povertà che «segnano» il mondo. E una Chiesa «colpita» da scarsità di vocazioni e dalla perdita di speranza. È davanti a tutto questo che bisogna ribadire l’«urgenza» e l’«importanza» che riveste «l’azione missionaria della Chiesa». Una «missione universale» che è «una forza obbligante», alla quale «la Chiesa non può sottrarsi».
È il 50° anniversario dell’enciclica
"Fidei donum" a offrire a Benedetto XVI lo spunto per il "Messaggio", col titolo "Tutte le Chiese per tutto il mondo", indirizzato ai fedeli in occasione della "Giornata missionaria mondiale 2007", che si celebra domani. Con quel documento, ricorda il Papa, Pio XII volle incoraggiare «la cooperazione tra le Chiese» per la missione "ad gentes", chiedendo «alle comunità di antica evangelizzazione di inviare sacerdoti a sostegno delle Chiese di recente fondazione».
Fu da quell’impulso, ricorda il Pontefice, che «schiere di sacerdoti... hanno posto le loro energie apostoliche al servizio di comunità talora appena nate, in zone di povertà e in via di sviluppo». E tra loro «ci sono non pochi martiri che, alla testimonianza della parola e alla dedizione apostolica, hanno unito il sacrificio della vita». Per questo, nel chiedere a Dio che «il loro esempio susciti ovunque nuove vocazioni e una rinnovata consapevolezza missionaria» in tutto il popolo cristiano, il Papa esorta le Chiese «antiche» di «continuare» a inviare «mezzi materiali», ma soprattutto «sacerdoti, religiosi, religiose e laici», pur se essi, oggi, devono affrontare nuove sfide al loro interno.
«Dinanzi all’avanzata della cultura secolarizzata, che talora sembra penetrare sempre più nelle società occidentali, considerando inoltre la crisi della famiglia, la diminuzione delle vocazioni e il progressivo invecchiamento del clero – spiega infatti Benedetto XVI – queste Chiese corrono il rischio di rinchiudersi in se stesse, di guardare con ridotta speranza al futuro e di rallentare il loro sforzo missionario». Quando, invece, «è proprio questo il momento di aprirsi con fiducia alla Provvidenza di Dio». Allo stesso modo le Chiese giovani, che «pur incontrando non poche difficoltà nel loro sviluppo» sono «in crescita costante», devono aprirsi a questa mentalità, inviando i proprio sacerdoti «anche nelle terre di antica evangelizzazione».
Ogni comunità, infatti, osserva ancora Papa Ratzinger nel "Messaggio", in realtà «nasce missionaria». E dunque «potremmo dire che, per i singoli fedeli, non si tratta più semplicemente di collaborare all’attività di evangelizzazione, ma di sentirsi essi stessi protagonisti e corresponsabili della missione della Chiesa». Lo slancio alla missione, rileva poi il Pontefice, richiamando quanto già affermato nell’enciclica "Deus caritas est", non deriva da generosità "velleitarie" o analisi sociali, ma da un legame profondo del credente con Gesù Cristo, che è «la fonte inesauribile della missione della Chiesa». Così allora la missione non va ridotta a volontariato umanitario o a impegno sociale. Al contrario, essa «resta il primo servizio che la Chiesa deve all’umanità di oggi, per orientare ed evangelizzare le trasformazioni culturali, sociali ed etiche; per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo, in tante parti del mondo umiliato e oppresso a causa di povertà "endemiche", di violenza, di negazione sistematica di diritti umani».