Il Papa: educazione, lavoro, cultura e azione politica.
Napoli, le risorse per una nuova cittàLa violenza tende
a farsi mentalità.
A rischio soprattutto i giovani, che crescono in ambienti dove prospera l’illegalità.
Dal
nostro inviato a Napoli, Salvatore Mazza
("Avvenire",
23/10/’07)
È una Napoli
che non ti aspetti, non in questa stagione, quella che domenica s’è raccolta
attorno al Papa. Con gli ombrelli rovesciati dal vento teso e freddo che fa
viaggiare in orizzontale una pioggia costante, che taglia la faccia. Il Vesuvio,
di fronte, innevato. E se «il tempo brutto non ci scoraggia - dice il Papa nell’omelia,
strappando gli applausi dei fedeli - perché Napoli è sempre più bella»,
questa gente non si scoraggia neppure di fronte ai problemi. Mai. Anche se sono
tanti, e grandi. Benedetto
XVI li chiama per
nome: «Non si tratta solo del deprecabile numero dei delitti della camorra, ma
anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa,
insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e
nelle periferie nuove e anonime, col rischio di attrarre specialmente la
gioventù, che cresce in ambienti nei quali prospera l’illegalità, il
sommerso e la cultura dell’arrangiarsi».
È da qui, da questa mentalità diffusa, che continuamente si rigenerano quelle
«situazioni di povertà, di carenza di alloggio, di disoccupazione o
sottoccupazione, di mancanza di prospettive future» spesso definite endemiche,
apparentemente senza via d’uscita. Ma, ha sottolineato il Papa, «l’amore e
la fede possono vincere la violenza», come «l’azione politica e la cultura
possono essere l’antidoto contro il male» e la scuola e il lavoro «possono
mettere i giovani in salvo dalla camorra». A Napoli, ne è convinto, «non
mancano energie sane, gente buona, culturalmente preparata e con un senso vivo
della famiglia», e «di fronte a realtà sociali difficili e complesse,
occorre rafforzare la speranza, che si fonda sulla fede e si esprime in una
preghiera instancabile», perché «è la preghiera a tenere accesa la fiaccola
della fede».
Un tema, quello della preghiera cristiana, sul quale Papa Ratzinger insiste.
Perché essa «non è espressione di fatalismo e di inerzia», ma «anzi è l’opposto
dell’evasione dalla realtà, dell’intimismo consolatorio: è forza di
speranza, massima espressione della fede nella potenza di Dio che è Amore e non
ci abbandona. La preghiera che Gesù ci ha insegnato, culminata nel Getsemani,
ha il carattere dell’"agonismo", cioè della lotta, perché si
schiera decisamente al fianco del Signore per combattere l’ingiustizia e
vincere il male con il bene; è l’arma dei piccoli e dei poveri di spirito,
che ripudiano ogni tipo di violenza. Anzi rispondono ad essa con la non violenza
evangelica, testimoniando così che la verità dell’Amore è più forte dell’odio
e della morte».
Ad essere chiamati in causa sono tutti, perché è tutta la società a dover
intervenire. Puntando su scuola, lavoro, aiuto ai giovani, perché la lotta alla
violenza deve partire dalla formazione delle coscienze, dalla trasformazione
delle mentalità e degli atteggiamenti di tutti i giorni. E all’affermazione
del cardinale
Crescenzio Sepe, che
nel salutarlo aveva assicurato che «Napoli vuole guardare avanti, credere in se
stessa, nei propri giovani, nelle proprie importanti risorse», Benedetto XVI
risponde con un mandato impegnativo. Sottolineando che la Chiesa e i credenti,
in questa prospettiva, hanno un compito che non possono eludere: perché Napoli
ha sicuramente «bisogno di adeguati interventi politici, ma prima ancora di un
profondo rinnovamento spirituale; ha bisogno di credenti che ripongano piena
fiducia in Dio, e con il suo aiuto si impegnino per diffondere nella società i
valori del Vangelo». E, all’Angelus, tornerà a insistere: «Si richiede un
forte impegno di tutti, specialmente dei fedeli laici operanti nel campo sociale
e politico, per assicurare ad ogni persona, e in particolare ai giovani, le
condizioni indispensabili per sviluppare i propri talenti naturali e maturare
generose scelte di vita a servizio dei propri familiari e dell’intera
comunità».
I ventimila di piazza Plebiscito, incuranti della pioggia, ascoltano.
E applaudono ripetutamente. Ci sono il presidente del Consiglio Romano Prodi, il
ministro della Giustizia Clemente Mastella, il sindaco di Napoli Rosa Russo
Jervolino. E ci sono, proprio accanto al grande altare, i rappresentanti delle
religioni di tutto il mondo che, di lì a poche ore, avrebbero aperto il XXI
Incontro "Uomini e religioni" promosso dalla
"Comunità di Sant’Egidio"
assieme all’arcidiocesi, e con i quali Benedetto XVI, prima della visita
privata al duomo che avrebbe concluso la sua giornata a Napoli, avrebbe di lì a
poco pranzato nel seminario arcivescovile di Capodimonte. Riaffermando davanti a
loro la necessità di un lavoro comune per la pace e la riconciliazione tra i
popoli, in quanto mai le religioni possono diventare veicoli di odio. E
ribadendo che l’impegno della Chiesa cattolica è di percorrere la strada del
dialogo per favorire l’intesa fra le diverse culture, tradizioni e sapienze
religiose.