CHIESA E NOTIZIE

In vista dell’appuntamento, l’anno prossimo il 4 maggio,
dedicato al mondo "massmediale",
Benedetto XVI indica nell’"autoreferenzialità"
un rischio che diventa sempre più presente.

RITAGLI    "Mass media", protagonismo o servizio?    DOCUMENTI

Nel tema per la "Giornata delle comunicazioni sociali 2008",
dal Papa l’invito a cercare la Verità per condividerla.

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 31/10/’07)

«I mezzi di comunicazione sociale: al bivio fra protagonismo e servizio. Cercare la Verità per condividerla». È il tema che Benedetto XVI propone per la "42ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali", che si celebrerà nel 2008. Ed è lo spunto per una riflessione che va dritto al cuore di quello che, oggi, è probabilmente il vero "puntum dolens" del vasto, e complesso, mondo dei "mass media": «Il tema scelto dal Santo Padre – spiega infatti monsignor Claudio Maria Celli, presidente del "Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali", in una nota che ne ha accompagnato la diffusione – invita a riflettere sul ruolo dei "media" in relazione, soprattutto, al rischio, sempre più presente, che essi diventino referenziali a se stessi e non più, o non solo, strumenti al servizio della verità». Verità che, appunto, «va cercata e condivisa».
Rispetto alle edizioni precedenti della giornata, quando il Papa sceglieva il tema da una terna propostagli dal "Pontificio Consiglio", la novità di quest’anno «è che la nostra proposta – ha spiegato Celli in un’intervista pubblicata su "L’Osservatore Romano" oggi in edicola – è stata preceduta da un’ampia consultazione ecclesiale ed accademica, svolta tra le conferenze episcopali, gli uffici pastorali, le facoltà di comunicazioni sociali». Così, osserva il presule, «nel tema scelto direi che c’è tutto Benedetto XVI. La ricerca della verità è un tema fondamentale del suo magistero. Ma la verità che il Papa propone è una verità che va condivisa». «Io ritengo – aggiunge – che un giornale, una radio, una televisione, nel raccontare la vita delle persone e della società, debbano essere davvero alla ricerca della verità. Non dobbiamo aver timore di questo». Secondo Celli «qui è in gioco la dimensione dell’uomo, e dell’operatore della comunicazione in particolare: la sua professionalità deve esprimersi nella ricerca del senso della vita, del significato della verità che considera i valori della giustizia e della solidarietà, oppure deve essere unicamente "autoreferenziale"?». Per il presidente del "Pontificio Consiglio", «oggi i mezzi di comunicazione dovrebbero svolgere veramente un servizio, una "diaconia della cultura". Non si può immaginare un mezzo di comunicazione sociale che non sia inserito in questa vasta riflessione culturale, sulla scia della straordinaria opera di tessitura che sta facendo Benedetto XVI». Un servizio, questo che tuttavia i mezzi di comunicazione «non sempre fanno».
«Alle volte – osserva infatti Celli – manca il rispetto, manca l’ascolto, mancano la comprensione e l’attenzione, tutte condizioni essenziali di ogni forma di dialogo. La "spettacolarizzazione" passa troppo spesso sopra la dignità dell’uomo».
Quello di cui si avverte il bisogno, conclude il presule, è «di uomini che siano aperti, che ascoltino, che guardino. In questo senso, da parte dei mezzi di comunicazione sociale cattolici occorre una grande attenzione a chi è lontano, a chi è alla ricerca. Una grande apertura all’ascolto dialogante, un grande spessore culturale».