SI CONCLUDE OGGI L'ASSISE EPISCOPALE
RITAGLI   Sinodo di novità. E le vedremo!   DOCUMENTI

Salvatore Mazza
("Avvenire", 22/10/’05)

Archiviarlo subito? La tentazione potrebbe essere forte. Almeno potrebbe esserlo se, nel valutare quell'opportunità, ci si dovesse basare su come il Sinodo dei vescovi sull'eucaristia, che si chiude oggi, sia stato vissuto all'esterno, attraverso i media. Concentrati inevitabilmente, forse - sulla categoria un po' abusata del permesso/non permesso, quasi che tutto lo (sterminato) argomento si potesse esaurire nel consentire o meno l'accesso all'eucaristia dei divorziati risposati, o nell' "apertura" all'ordinazione di viri probati per contrastare la scarsità di sacerdoti. In realtà, di motivi non solo per non archiviarla frettolosamente ma per riflettere, e a lungo, su questa Assemblea dei vescovi, ce ne sono parecchi. A cominciare dall'effetto che hanno avuto le novità introdotte da Benedetto XVI riguardo allo svolgimento dei lavori. Accorciati di una settimana, con un tempo largamente privilegiante la discussione in aula; e con quello spazio giornaliero riservato al dibattito libero che ha dilatato le occasioni di partecipazione e confronto. Novità solo apparentemente procedurali, rivelatesi però ben presto novità di sostanza. Che, dopo aver sembrato quasi cogliere in contropiede i Padri sinodali, con i rapidi aggiustamenti iniziali volti ad assicurare la riservatezza degli interventi (e, dunque, la massima possibilità di espressione), hanno impresso al Sinodo un'accelerazione decisa in direzione della collegialità e della potenziale condivisione di idee, problemi, esperienze. Con il Papa sempre in aula, accompagnato dalla sua borsa nera uguale a quella di tutti gli altri, a intervenire anch'egli nei tempi di libero dibattito, e a incoraggiare a più riprese i suoi fratelli nell'episcopato a fare lo stesso. Dimostrandosi così non solo, una volta di più, "figlio del Concilio", ma anche - se così si può dire - "figlio del Sinodo", inteso come stile partecipativo. Tutto ciò, riportato al tema dell'Assemblea, ha finito con l'offrire l'opportunità di parlare dell'eucaristia col respiro e la profondità che, forse, un Sinodo di impostazione "classica" avrebbe potuto costringere. E il "messaggio" anticipato ieri, primo atto conclusivo del Sinodo stesso, ne sarà forse una prima dimostrazione palese. Perché non solo l'Assemblea ha posto in luce la necessità, anzi l'urgenza, di ricentrare attorno all'eucarestia la vita della comunità, superando tutti gli ostacoli che, talvolta per questioni liturgiche o, altre volte, anche pastorali, finiscono per mettere in secondo piano la presenza di Cristo in mezzo alla comunità. Ma anche perché, assieme a questo, il Sinodo ha posto con evidenza le "ricadute" che l'eucaristia ha immediatamente sulla vita civile, sociale, politica.
Come a dire che nessuna evangelizzazione, o rievangelizzazione, potrà mai essere possibile se non restituendo all'eucarestia quella che è la sua collocazione naturale. Centro imprescindibile della vita di ogni cristiano. Fonte e ispirazione di un qualcosa che non può essere privato, né relegato in una posizione defilata, o secondaria. Perché partecipando dell'eucaristia non ricordiamo una storia lontana, ma siamo dentro al presente. E con una forza capace di cambiare il mondo.