INSIEME A PIETRO

Domenica una solenne liturgia, che è stata festa,
ma anche sottolineatura delle responsabilità
di chi è chiamato a servire più da vicino Gesù.
Ieri l’invito a impegnarsi per rafforzare l’autentica comunione.

RITAGLI    I cardinali,    DOCUMENTI
«missionari» per la pace e l’unità

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 27/11/’07)

"Ricevi l’anello dalla mano di Pietro e sappi che con l’amore del Principe degli Apostoli si rafforza il tuo amore verso la Chiesa". L’antica formula che accompagna la consegna dell’anello ai nuovi cardinali è risuonata per 23 volte, domenica, sotto l’alta volta di San Pietro. Parole che, insieme alla scena della crocifissione, dove «la gloria divina è già presente, seppure nascosta dallo "sfiguramento" della croce» raffigurata su di esso in rilievo, dicono tutto. Dicono, soprattutto, che «questo sarà sempre per voi un invito a ricordare di quale "Re" siete servitori, su quale trono Egli è stato innalzato e come è stato fedele fino alla fine per vincere il peccato e la morte con la forza della divina misericordia». Dicono che «portando l’anello cardinalizio, voi siete costantemente richiamati a dare la vita per la Chiesa».
Forza delle parole e forza del simbolo hanno marcato, domenica mattina, la Messa che
Benedetto XVI ha celebrato con i 23 nuovi cardinali in una basilica di San Pietro piena di fiori colorati e ricca di suggestioni indelebili. Con la fila dei cardinali aperta, significativamente, dal patriarca di Babilonia dei Caldei Emmanuel III Delly, simbolo di quell’Iraq martoriato e di quelle piccole comunità cristiane così duramente provate, per le quali Papa Ratzinger, ripetutamente in questi ultimi giorni, ha invitato a pregare. Quasi novemila i fedeli stipati, letteralmente, all’interno della basilica, e almeno altri ventimila all’esterno a seguire, sotto la pioggia, una cerimonia che è stata a un tempo festa grande e richiamo severo al fatto che la Chiesa intera è chiamata a servire fedelmente la verità di Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza. Infatti, ha sottolineato il Papa nell’omelia pronunciata dall’altare della "Cattedra", sotto il baldacchino bronzeo del Bernini dove di lì a poco sarebbero saliti i nuovi porporati per ricevere l’anello, «la morte in croce di Gesù è il più grande atto d’amore di tutta la storia». Ed è di questa verità che «in tutta umiltà e senza ombra di orgoglio o arroganza» la Chiesa intera è depositaria, «perché si tratta del dono massimo che ha ricevuto senza alcun merito e che è chiamata ad offrire gratuitamente all’umanità di ogni epoca, come orizzonte di significato e di salvezza».
Non è un caso, allora, che Benedetto XVI abbia voluto far coincidere il
"Concistoro" con il giorno in cui si celebra la festa di Cristo Re dell’universo, «l’unico Signore – ha spiegato – di fronte al quale siamo tutti fratelli. L’intera gerarchia della Chiesa, ogni carisma e ministero, tutto e tutti siamo al servizio della sua signoria». È regalità certamente «singolare», in quanto, ha osservato ancora il Papa, «si manifesta sulla Croce: Gesù, disprezzato e schernito, rivela la propria gloria rimanendo… sulla croce, come Agnello immolato».
«Come non provare – ha proseguito il Papa – un "émpito" di entusiasmo colmo di gratitudine per essere stati ammessi a contemplare lo splendore di questa rivelazione? Come non sentire al tempo stesso la gioia e la responsabilità di servire questo "Re", di testimoniare con la vita e con la parola la sua signoria? Questo è, in modo particolare, il nostro compito, venerati Fratelli Cardinali: annunciare al mondo la verità di Cristo, speranza per ogni uomo e per l’intera famiglia umana». Strettamente unito a questa missione è poi l’impegno per «la pace tra tutti i discepoli di Cristo, come segno della pace che Gesù è venuto a instaurare nel mondo… mediante la croce». Per questo la preghiera per la pace e l’unità deve costituire, ha esortato, «la vostra prima e principale missione, affinché la Chiesa sia "salda e compatta", segno e strumento di unità per tutto il genere umano».
Terminata l’omelia, come detto, Papa Ratzinger ha consegnato gli anelli a tutti i nuovi cardinali, tra i quali gli italiani
Angelo Bagnasco, Angelo Comastri, Giovanni Lajolo, Giovanni Coppa e Umberto Betti. Quindi, come già aveva fatto il giorno precedente, al termine del rito s’è recato sul Sagrato della Basilica per la recita dell’"Angelus" e per benedire i pellegrini presenti in Piazza San Pietro. Un saluto particolare l’ha rivolto ai fedeli iracheni, giunti per festeggiare il patriarca Delly, ricordando nel breve discorso che ha preceduto la recita della preghiera mariana il vertice di pace sul Medio Oriente che si svolgerà oggi ad Annapolis, negli Stati Uniti, dove «israeliani e palestinesi, con l’aiuto della "Comunità Internazionale", intendono rilanciare il processo negoziale per trovare una soluzione giusta e definitiva al conflitto che da sessant’anni insanguina la Terra Santa e tante lacrime e sofferenze ha provocato nei due popoli».