PASSI DI SPERANZA

RITAGLI    Roma e Costantinopoli.    DOCUMENTI
Una festa di fraternità

La solennità della «divina liturgia» ortodossa,
la gioia per il ritorno delle reliquie dell’apostolo,
il messaggio del Pontefice letto dal suo «inviato».
«Andrea e Pietro – afferma Bartolomeo I – ci invitano all’unità fraterna».

Dal nostro inviato a Istanbul, Salvatore Mazza
("Avvenire", 1/12/’07)

Per oltre tre ore gli inni riempiono le navate di San Giorgio, attraversando lo spesso odore dell’incenso. È la festa di Sant’Andrea, fondatore e patrono della Chiesa di Costantinopoli. Le sue reliquie, dopo secoli, sono tornate qui, oggi, restituite all’adorazione dei fedeli ortodossi «grazie alla generosità e all’amore – dice il patriarca – del nostro amatissimo fratello in Cristo, sua santità Benedetto XVI, che ha permesso ci fossero donate durante la nostra recente visita ad Amalfi». È emozionato e sorridente, Bartolomeo I, come emozionato e sorridente è il cardinale Walter Kasper, seduto proprio di fronte a lui, sullo stesso trono riservato agli ospiti dove esattamente un anno fa sedeva Papa Ratzinger, in visita a Istanbul. Visita «indimenticabile». Roma e Costantinopoli sembrano vicine come mai lo sono state.
Che ieri sarebbe stato un 30 novembre particolare, qui a Istanbul, lo si era intuito da tempo. Difficile immaginare, invece, che lo sarebbe stato in maniera così evidente e concreta. Più ancora che la coinvolgente solennità della liturgia bizantina, e al di là delle parole, importanti, pronunciate dal patriarca e scritte dal Papa nel Messaggio inviato per l’occasione, e che Kasper ha letto alla fine del rito, a dire dell’eccezionalità del momento sono stati l’atmosfera in cui questa giornata è trascorsa e i tanti segni, ufficiali e privati, che l’hanno scandita. A iniziare dal dono della prima copia dell’
Enciclica "Spe salvi" che, con un autografo personale, Papa Ratzinger ha inviato al patriarca, consegnata a Bartolomeo I alla fine della celebrazione, al termine della lettura del messaggio papale, dal presidente del "Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani"
Una festa di Sant’Andrea che, quest’anno, ha avuto nella dimensione ecumenica il suo taglio principale. Quasi a rimarcare, come Benedetto XVI ha scritto nel suo messaggio, che davvero «in questi primi anni del terzo millennio, i nostri sforzi sono ancora più urgenti a causa delle tante sfide che fronteggiano tutti i Cristiani e alle quali dobbiamo rispondere con una voce unita e con convinzione». Un «lavoro verso l’unità» del resto è "ineludibile" in quanto «è conforme alla volontà di Cristo nostro Signore», insiste il Pontefice, rassicurando ancora una volta «sull’impegno della Chiesa cattolica a rafforzare le fraterne relazioni ecclesiali e a perseverare nel nostro dialogo teologico, in modo da avvicinarci a una piena comunione, come stabilito nella nostra
"Dichiarazione Comune", pubblicata lo scorso anno a conclusione della mia visita a sua Santità». «L’antica Roma – dice Bartolomeo I – ha San Pietro come suo Apostolo e Patrono. La nuova Roma, Costantinopoli, ha il fratello di San Pietro, il primo chiamato tra gli Apostoli, Sant’Andrea. Entrambi ci invitano a quell’unità fraterna che essi condivisero, e che può essere raggiunta solo quando la croce diventa il nostro punto di riferimento».
Non sono mancati, né nel discorso di Bartolomeo I né nel Messaggio del Papa, accenni chiari alle difficoltà che le due Chiese hanno di fronte e quanto complesso sia ancora il cammino verso la piena unità. E neppure sono state taciute le divisioni tra le Chiese ortodosse, venute clamorosamente a galla un mese e mezzo fa, quando la delegazione del "Patriarcato di Mosca" abbandonò i lavori della "Commissione mista internazionale per il dialogo teologico", allora in corso a
Ravenna, mancando all’atto finale dell’approvazione del documento che riconosce l’universalità della Chiesa e del primato del vescovo di Roma. Abbandono avvenuto per protesta contro il riconoscimento del Patriarcato estone, tornato all’antico "status" dopo essere stato «assorbito» da Mosca ai tempi dell’Urss. Antiche "ruggini" che, a tutti gli effetti, possono essere annoverate tra gli strascichi dolorosi lasciati dal regime sovietico, il quale, non potendo cancellare la Chiesa ortodossa dal suo territorio come aveva fatto con quella cattolica, fece di tutto per dividerla.
Al riguardo, piuttosto esplicitamente Benedetto XVI scrive nel suo Messaggio che «l’incontro di Ravenna è stato non senza difficoltà», assicurando «sinceramente» la sua preghiera affinché «queste possano essere presto chiarite e risolte, in modo tale che ci possa essere piena partecipazione nella undicesima sessione plenaria (della "Commissione teologica", mista, in programma nel 2009, "ndr") e nelle successive iniziative che avranno lo scopo di continuare il dialogo teologico nella mutua carità e comprensione».
Alla liturgia, oltre alla delegazione vaticana della quale faceva parte anche monsignor Brian Farrell, segretario del dicastero vaticano per l’ecumenismo, erano presenti anche altri rappresentanti della Chiesa cattolica, a cominciare dal nunzio apostolico in
Turchia, monsignor Antonio Lucibello, e dal vicario apostolico per l’Anatolia e presidente della "Conferenza episcopale turca", monsignor Luigi Padovese. Con loro, ovviamente, la comunità ortodossa del Patriarcato quasi al completo, in gran parte costretta a seguire il rito dal cortile del Fanar, sede del Patriarcato, essendo la chiesa di San Giorgio troppo piccola per poterli accogliere tutti.
La lunga cerimonia, iniziata alle 10, s’è conclusa poco dopo l’una con la nomina pubblica a segretario di Stato del Patriarcato e l’elevazione alla dignità di "archimandrita" – arcivescovo – del diacono Stefanos.
Una partecipazione, insomma, veramente straordinaria, a suggellare la quale è stata la tradizionale distribuzione, al termine, dell’"antidorò", il pane benedetto dato, come dice il nome greco, «al posto del dono», che il Patriarca per oltre mezz’ora ha distribuito in segno di ringraziamento a tutti i presenti. Compresi, ovviamente, anche quelli che erano rimasti fuori da San Giorgio.