INTERVISTA

Il Rettore della "Sapienza" Renato Guarini: «a migliaia vogliono ascoltare il Papa».

RITAGLI    «Fede-ragione, dialogo che serve all’università»    DOCUMENTI

«Si deve ascoltare e discutere, senza chiusure. Che sono la negazione della laicità».
«Ciò che sta succedendo è pericoloso:
si fonda sull’ideologia della distruzione, non di un avvenire migliore».

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 15/1/’08)

«Le richieste? sono migliaia». Di docenti e studenti. La gran parte dei quali dovranno seguire dalle aule collegate via tv la cerimonia, perché «l’"Aula Magna" ha solo mille posti». L’attesa per l’arrivo del Papa all’"Università La Sapienza" di Roma, insomma, supera di gran lunga, sottolinea ad "Avvenire" il Rettore Renato Guarini, le «divergenze» espresse da alcuni professori, «una sessantina» – che «neanche hanno letto quello che ha scritto il Papa su Galileo» – sui «quattromilacinquecento docenti dell’Università». E, al di là delle polemiche, «in un’Università è necessario sempre più un confronto tra fede e ragione... E ritengo che queste riflessioni si debbano fare indipendentemente da ideologie o appartenenze religiose», perché alla fine, «noi abbiamo il dovere di dare delle prospettive ai giovani».

Una visita molto attesa. Perché questo invito a Benedetto XVI?

Ogni anno alla "Sapienza" scegliamo un tema di discussione, che sia alla base dell’inaugurazione dell’Anno accademico. Quest’anno il tema è quello della "pena di morte", e quindi io ho ritenuto che la personalità più eminente che potesse essere riferimento per questa nostra riflessione fosse il Santo Padre, anche per quello che lui ha detto nel passato in difesa dei diritti civili e dei diritti dell’uomo.

Inutile, credo, nascondersi dietro un dito: ci sono molte contestazioni al riguardo, anche da parte del mondo accademico. Se le aspettava?

Guardi, io prima di tutto direi che ci sono moltissime adesioni. Abbiamo migliaia di richieste di professori e di studenti, che vorrebbero tutti entrare nell’"Aula Magna", la quale però contiene soltanto mille persone. Per questo stiamo preparando dei "maxischermi" in alcune aule, e nella stessa Cappella universitaria che il Papa visiterà alla fine, per permettere a quante più persone possibili di seguire l’evento. Quindi, ripeto, questa mi sembra che sia la prima cosa da sottolineare. Poi ci sono delle divergenze, che riguardano un numero limitato di docenti: se lei pensa che abbiamo quattromilacinquecento docenti, e la Lettera è stata firmata, credo, da una sessantina.

Peraltro una Lettera basata su riferimenti e citazioni sbagliate.

Sì, anche i fisici che dovrebbero essere illustri e neanche hanno letto completamente quello che ha detto il Papa, allora Cardinale, su Galileo e i problemi della scienza.

Però su questo s’è imbastita la polemica sulla "lectio magistralis" affidata a Benedetto XVI. La cosa l’imbarazza?

Anche su questo dovrei specificare alcune cose. Il "protocollo" prevede che la riflessione del Papa sia successiva alla cerimonia canonica di inaugurazione dell’Anno accademico. L’arrivo e la riflessione del Papa sono previsti dopo l’inaugurazione, perché questo è quanto prevede il protocollo, che è piuttosto rigido. È quello che si fa quando vengono "leaders" stranieri, lo stesso protocollo seguito dall’Università di "Roma 3" quando Papa Wojtyla, dieci anni fa, andò all’inaugurazione dell’anno accademico, o quest’anno quando è andato il Presidente della Repubblica Napolitano, arrivato a conclusione della parte accademica.

Nessuna "lectio magistralis" del Papa, dunque?

No. Quindi a quelli che mi hanno accusato di voler far tenere la "lezione magistrale", che è un fatto accademico, a una persona esterna, io dico: questo non è vero. Non è mai stato così, perché non è previsto dal protocollo; e sono in "malafede" coloro che vogliono per forza sovrapporre le due cose.

Nei discorsi del Papa è continuo l’invito al dialogo tra fede e ragione. Perché ha voluto raccoglierlo?

Mi sembra evidente che in Università è sempre più necessario un confronto tra fede e ragione. Soprattutto bisogna interrogarsi sulla missione della scienza, della ricerca scientifica, sui suoi valori morali. E ritengo che queste riflessioni si debbano fare indipendentemente da ideologie o appartenenze religiose: i valori morali sono di tutti, i valori "etici" soprattutto sono di tutti, indipendenti dalla fede.

Credenti e non?

Io sono un laico, non sono un cattolico praticante, ma parlo così perché avverto questa esigenza. L’importante è ascoltare e discutere delle cose, senza chiusure o "ottusità" che, alla fine, davvero sono la negazione della stessa "laicità".

Cosa si aspetta da questa visita?

Spero che sia l’occasione per un approfondimento, e per aprire sempre di più questi confronti sui temi della società e dell’essere umano. Il Papa è un uomo di grande cultura, sappiamo tutti che è un uomo di profondo pensiero filosofico, per cui con lui si può aprire un dialogo su queste tematiche. Perché alla fine, soprattutto, noi abbiamo il dovere di dare delle prospettive ai nostri giovani, in quanto purtroppo non ci sono più ideali e noi dobbiamo cercare in ogni modo di aiutarli ad averli. E gli ideali non si raggiungono predicando la distruzione di tutto: vedo che qui sono riapparsi i cattivi "maestri" di alcuni anni fa. Guardi, io ho 75 anni, e ho vissuto tutte quanti le fasi dell’Università, però non possono ripescarsi "scheletri" oramai superati dalla storia.

Un "laicismo" che quasi si fa nuova religione. La mette a disagio?

Purtroppo è così. Ripeto, chi le parla è un laico, e questo che sta succedendo è molto pericoloso e molto triste, perché si fonda proprio sull’ideologia della "distruzione", non di un avvenire migliore.