La
"Lettera" inviata dal Pontefice ai cristiani del Paese
al centro di una "tre giorni" in Vaticano.
Sempre più vicine le comunità «ufficiali» e quelle «sotterranee».
Da
Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire",
14/3/’08)
Maggiore integrazione tra le
diverse comunità dei fedeli, quelle «ufficiali» e quelle «sotterranee». E
apertura di nuovi spazi di libertà religiosa. Sono passi piccoli, ma importanti
«segni di speranza» quelli marcati dalla Chiesa in Cina,
come ha potuto rilevare la speciale "Commissione", istituita da Benedetto
XVI proprio per
studiare le questioni di maggiore importanza relative alla vita della Chiesa
cinese, al termine della riunione di "tre giorni" che si è tenuta in
Vaticano da lunedì a mercoledì scorsi e che ha avuto come tema la "Lettera"
che il Papa ha indirizzato ai cattolici cinesi il 27 maggio 2007. «I
partecipanti – riferisce il "comunicato finale", diffuso ieri a fine
mattinata dalla "Sala stampa" della Santa Sede – hanno, in primo
luogo, esaminato l’accoglienza che è stata riservata al Documento pontificio
all’interno e al di fuori della Cina». In particolare, informa la stessa
"nota", «si è riflettuto sui principi teologici, ispiratori della
"Lettera", per cogliere le prospettive che da essi nascono per la
comunità cattolica in Cina». Quindi, «sulla scia dei vari paragrafi del testo
papale, sono stati considerati alcuni aspetti importanti, che riguardano la
missione della Chiesa di essere "strumento di salvezza" per il popolo
cinese: l’evangelizzazione in un mondo che vive nella "globalizzazione";
l’applicazione, nella situazione attuale in Cina, della dottrina del
"Concilio Vaticano II" sulla natura e sulla struttura della Chiesa; il
perdono e la riconciliazione all’interno della comunità cattolica; le
esigenze della verità e della carità; il governo delle diocesi, che ha grande
rilevanza per l’attività pastorale e per la formazione dei sacerdoti, dei
seminaristi, dei religiosi, delle religiose e dei fedeli laici». Così allora,
«in linea con le indicazioni, espresse dal Papa nella sua "Lettera"
– prosegue il comunicato della "Sala stampa vaticana" – si è
ribadita la volontà di un dialogo rispettoso e costruttivo con le autorità
civili. Infine, sempre alla luce del Documento pontificio, i partecipanti si
sono scambiati informazioni ed esperienze circa la vita e l’attività della
Chiesa in Cina». La riunione si è conclusa con un incontro con il Papa, nel
corso del quale Benedetto XVI «ha incoraggiato i partecipanti a proseguire nel
loro impegno a favore della comunità cattolica in Cina», rimandando all’appuntamento
del 24 maggio prossimo, "Giornata universale di preghiera" per la
Chiesa in Cina.
All’incontro, oltre ai superiori dei dicasteri della "Curia Romana"
competenti in materia, hanno preso parte l’arcivescovo di Hong
Kong, il cardinale
Joseph Zen Ze-kiun,
con il suo coadiutore, monsignor John Tong, alcuni esperti dell’"Holy
Spirit Study Center", l’arcivescovo di Taipei monsignor John Hung
Shan-chuan, e l’arcivescovo emerito di Kaoshiung, il cardinale Paul Shan
Kuohsi. Con loro, erano poi presenti esperti americani e di alcune congregazioni
religiose. Nella "Lettera" Benedetto XVI osservava, tra l’altro, che
pur se «è vero che negli ultimi anni la Chiesa gode, rispetto al passato, di
una maggiore libertà religiosa», tuttavia «permangono gravi limitazioni» all’esercizio
di essa, anche sotto forma di «persecuzione». Nello stesso tempo, però, il
Papa formulava «l’auspicio di vedere presto instaurate vie concrete di
comunicazione e di collaborazione» per il bene del popolo cinese.