Ieri Ruini ha
ripercorso i tratti della figura di Giovanni Paolo II,
davanti ai «figli spirituali» del Pontefice polacco.
«Papa Wojtyla,
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uomo di Dio in mezzo agli uomini»
L’intervento
del cardinale vicario alla "Lateranense":
«Nella sua forza c’era la certezza dell’incontro finale con il Signore».
Da
Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire",
30/4/’08)
Dietro la forza
«straordinaria» di Papa Wojtyla «c’era una speranza "certa"».
Una «certezza totale dell’incontro col Signore».
Di cui le ultime sue parole – "Lasciatemi andare dal Signore" –
furono l’estrema testimonianza, esprimendo «la convinzione, la
consapevolezza, senza alcun dubbio, che la porta che doveva passare lo conduceva
all’incontro con Dio». Così il cardinale vicario Camillo
Ruini, ieri pomeriggio,
ha chiuso il suo ricordo di Giovanni
Paolo II parlando,
nell’Aula «Paolo VI» della "Pontificia Università Lateranense",
ai partecipanti al Convegno promosso dal Movimento "Gruppi di preghiera
figli spirituali di Giovanni Paolo II". Un intervento, quello del
porporato, che si è "snodato" sul filo del ricordo affettuoso e della
testimonianza diretta, per una prossimità al Pontefice scomparso «lunga oltre
vent’anni e mezzo». Circostanza che il porporato ha definito «una grazia e
un dono», in quanto «mi ha permesso di incontrare un vero uomo di Dio, una
persona – ha aggiunto – in cui l’essere "uomo di Dio" era
costitutivo di tutto il suo essere». Introdotto dal saluto rivoltogli in
apertura del Convegno dal Presidente del Movimento, suor Rosa Lo Proto, e dall’Assistente
ecclesiastico monsignor Giangiulio Radivo, il cardinale Ruini ha preso la parola
portando per prima cosa ai presenti il messaggio d’incoraggiamento e la
benedizione inviati al Convegno, a nome di Benedetto
XVI, dal cardinale
segretario di Stato Tarcisio
Bertone. «In quanto
uomo di Dio – ha quindi detto Ruini – era uomo di preghiera. Si può dire
che la preghiera era il suo "respiro vitale". Ho potuto sperimentare che quanto
lui diceva della Messa, che era il centro assoluto della sua giornata e della
sua vita, era proprio così. Ho assistito tante volte al suo
"dopo-Messa", e l’ho visto completamente assorto, si vedeva che era
quasi "perduto" nella preghiera di ringraziamento». E ancora, ha poi
aggiunto il cardinale vicario, «in quanto uomo di Dio era uomo in senso pieno,
"superdotato" intellettualmente, fisicamente, così come dal punto di
vista della sensibilità. In lui, c’era una natura forte e ricca portata al
suo compimento pieno dal rapporto con Dio». Il suo appello d’inizio
Pontificato, "Non abbiate paura", scaturiva dal fatto che «lui per
primo non aveva paura». Il suo rapporto con Dio infatti gli consentiva «di
affrontare le difficoltà con grandissima serenità, senza lasciarsi intimidire
da nessun ostacolo».
Un’altra conseguenza del suo essere uomo di Dio era, per Ruini, l’essere
«uomo di carità», sempre «estremamente attento alle persone». Questa
carità che si fa carico delle persone – ha osservato il porporato – è la
carità del Vangelo, e come Paolo davvero si sentiva debitore verso tutti della
fede».
Fede che in lui, «uomo di grandissima cultura», era però anche «semplice e
"rocciosa" come quella di un fanciullo, impenetrabile a qualsiasi dubbio». «Da
questa fede che aveva assoluta necessità di comunicare è nata l’idea della
nuova evangelizzazione», ha sottolineato il cardinale Ruini concludendo il suo
intervento, mettendo in evidenza come in Papa Wojtyla, soprattutto attraverso la
sua sofferenza, «la dimensione cristiana dell’uomo è emersa nitida. Giovanni
Paolo II coglieva il valore "redentivo" della sofferenza. Poche
persone come lui hanno saputo mostrarsi in questa dimensione come lui ha
fatto». Sino alla fine.