"ANNO PAOLINO"

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il più grande comunicatore della Parola»

Stasera, in San Paolo fuori le Mura, il Papa apre l’"Anno Paolino".
Parla l’arciprete della Basilica, il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo.

Statua di SAN PAOLO (Basilica di San Pietro in Vaticano).

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 28/6/’08)

Conoscere sempre San Paolo. E, nel nome dell’"Apostolo delle genti", approfondire il "cammino ecumenico". Sono queste le «due dimensioni particolari» volute da Benedetto XVI per l’"Anno Paolino", che inizia oggi. «Un’occasione preziosa», dice il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura, per «incontrare» colui che «è stato il più grande comunicatore della Parola di Dio».

Quello che inizia oggi è un anno speciale, arrivato un po’ a sorpresa. Perché si è voluta questa celebrazione?

Prima di questo, bisogna premettere una cosa che il Papa ha voluto da subito mettere molto chiaramente in evidenza. Questo non è un "Anno Santo", come quelli che da qualche secolo si fanno per tradizione ogni venticinque anni e sono legati anche alle porte delle quattro Basiliche papali. Questo dedicato a San Paolo invece è un "anno tematico", come è stato negli anni ’80 l’"Anno Mariano" che Giovanni Paolo II volle dedicare alla Madonna. Fui io nel 2006, due anni fa, a suggerire la cosa al Santo Padre: come lei sa, non conosciamo esattamente la data di nascita di San Paolo, ma gli esperti dicono che è avvenuta tra il 6 e il 10 dell’era cristiana e dunque questo è il periodo in cui cade il "bimillenario". Il Papa ha raccolto con entusiasmo la proposta, indicando subito per la sua celebrazione due dimensioni del tutto particolari.

Quali sono?

La prima, chiaramente, è di far conoscere San Paolo a tutti, cattolici e non cattolici. Paolo è stato un grande comunicatore della Parola di Dio, della redenzione, di tutto quello che è il complesso della dottrina cristiana, anche se non ha conosciuto direttamente Cristo ma ha avuto la rivelazione "sulla via di Damasco". Forse il più grande comunicatore che ci sia stato e che continua a essere nei secoli attraverso i suoi scritti. Per questo quindi è importante far conoscere meglio, approfondire, studiare San Paolo.

San Paolo il «misogino», il «secondo fondatore del cristianesimo»: due definizioni che ricorrono spesso e che dimostrano quanto, in effetti, sia appunto necessario conoscere meglio l’Apostolo. Ma perché la sua figura, pur così importante, resta ancora così "misconosciuta"?

Dobbiamo tenere presente una cosa. San Paolo ha avuto un’educazione totalmente ebraica, era un "rabbino", era un perfetto conoscitore della legge, per cui è diventato un persecutore dei cristiani. Era un fariseo strettamente osservante e voleva che tutti osservassero le regole ebraiche, che appunto conosceva perfettamente. Poi, "sulla via di Damasco", questo cambiamento improvviso: ecco, quando si parla di San Paolo, bisogna tenere ben presente questo fatto. Tutta la sua preparazione dottrinale e culturale è ebraica; quando lui spiega quello che per ispirazione ha saputo direttamente dal Signore, lo spiega tenendo presente, usando come tecnica, direi così, la sua cultura ebraica, il suo modo di parlare, tutti i presupposti della sua cultura. Ecco perché per noi, per molti versi, è difficile da capire, perché è totalmente calato nel mondo ebraico di allora. Inoltre, c’è da dire che Paolo è anche un po’ "tortuoso" nel suo pensiero, e molti non lo capiscono. Ma, d’altra parte, non possiamo dimenticare che il cristianesimo ha le sue radici nell’ebraismo. Tante cose del cristianesimo non si spiegano bene e completamente se non le si calano in quelle radici.

Ha parlato prima di due dimensioni particolari volute dal Papa. Qual è la seconda?

Il secondo tema sul quale il Papa ha molto insistito è l’aspetto "ecumenico". La Basilica di San Paolo già di per sé, più delle altre tre Basiliche romane, ha insita questa dimensione "ecumenica". Ricordiamo quante iniziative, preghiere, "centri di studio" da tempo vengono qui portati avanti con la tensione costante verso l’unità della Chiesa. Per questo, in quest’"Anno Paolino", Benedetto XVI ha voluto che si desse un impulso speciale perché preghiera, studio e approfondimento siano fatti insieme agli altri cristiani.