A pochi giorni dall’anniversario
della scomparsa di Giovanni Paolo II,
parla il sacerdote che sta curando la causa di canonizzazione.
Centotrenta testimoni da ascoltare, migliaia di documenti da esaminare.
Un’impressionante testimonianza della devozione popolare per il Papa polacco.
Il polacco Slawomir Oder:
«I tempi? Quelli necessari.
Probabilmente serviranno anni, bisogna procedere con scrupolo».
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Da Roma, Salvatore Mazza
Centotrenta, forse più, testimoni da ascoltare. Migliaia
di documenti da esaminare, e forse altrettanti ancora da raccogliere. E tutto
questo solo per la fase diocesana, perché poi «la Congregazione ricomincerà
in sostanza tutto daccapo». Insomma, per il processo di beatificazione di Giovanni
Paolo II «è azzardato» parlare «di conclusione rapida».
«Serviranno anni», in gran parte proprio «per la vastità del materiale da
considerare». Ma si va avanti spediti «su tutti i quattro fronti» del
processo. Anche su quello del miracolo. Di uno, come noto, è già stata
raccolta la documentazione; ma «le segnalazioni sono decine» e «almeno tre di
queste, una delle quali proveniente dalla Cina, mi sembrano particolarmente
interessanti, e mi propongo di raccogliere tutta la documentazione».
È con prudente realismo che don Slawomir Oder,
postulatore della causa di Papa Wojtyla, fa il punto sul processo avviato lo
scorso mese di giugno. L'avevamo incontrato pochi giorni dopo l'inizio di questa
sua «avventura», nel suo ufficio nel palazzo del Vicariato di Roma già
sommerso di faldoni. Le carte sono cresciute, e nemmeno pochi mesi dopo parte di
quest'ufficio, già tracimato da tempo a occupare l'Aula Magna dell'ala dei
Tribunali, è in procinto di traslocare alla ricerca di altro spazio.
Tutti documenti della causa?
Tutti. Sono migliaia. E parlo dei documenti pubblici, ma anche tutte le
lettere e le e-mail che arrivano da tutto il mondo. A volte arrivano buste con
indirizzi incredibili, tipo «Per Giovanni Paolo II - Cielo». Tutto viene
registrato, protocollato e allegato agli atti.
Con questa premessa, cosa si può
dire circa la durata del processo?
I tempi saranno quelli necessari. Papa Benedetto XVI ha concesso che la
causa potesse aprirsi senza aspettare il periodo canonico dei cinque anni dalla
morte, ma comunque bisogna procedere con scrupolo.
Anni, dunque?
Sì, probabilmente serviranno anni. Quanti non so. E consideri che stiamo
parlando solo della fase diocesana. Poi tutto verrà consegnato alla
Congregazione, che dovrà in sostanza rifare tutto daccapo.
Di un miracolo, tuttavia, s'è già saputo.
Sì, ma questo del «miracolo» è solo uno dei quattro fronti su cui dobbiamo
lavorare. Il caso di cui ho raccolto la documentazione riguarda, come noto, una
religiosa francese guarita dal morbo di Parkinson, la stessa malattia che ha
afflitto Papa Wojtyla. Un caso, devo dire, veramente impressionante, con una
documentazione particolareggiata che ha permesso di includerla subito. Certo non
si può parlare subito di guarigione miracolosa, sarà ovviamente l'apposita
commissione a doversi pronunciare nel merito.
È l'unico miracolo di cui si ha
notizia?
Veramente no. Dovrei dire che sembra che Papa Wojtyla si stia dando molto da
fare, almeno a giudicare dalle segnalazioni che ci arrivano. Sono decine, da
tutto il mondo. Per il momento, di tutte queste, tre sembrano promettenti: una
arriva dal Sudamerica, un'altra dagli Stati Uniti e la terza dalla Cina, e
questa è davvero interessante e vorrei acquisire al più presto la
documentazione.
Ha accennato a diversi fronti in
cui si articola la causa. Quali sono gli altri?
È stata costituita la Commissione storica, che dovrà raccogliere un'altra
parte importantissima della documentazione: scritti del Servo di Dio, inediti,
appunti di discorsi, sbobinature o trascrizioni di conferenze di quando era
arcivescovo di Cracovia, documenti anagrafici, certificati, pagelle, diplomi,
gradi universitari... Un lavoro immenso, nel quale sono state coinvolte le
Conferenze episcopali e le università di tutto il mondo. Il secondo è
l'ascolto dei testimoni, noi ne abbiamo indicati circa 130 ma il tribunale ha il
diritto, e il dovere, di chiamarne altri.
Quanti ne sono stati ascoltati
finora, e dove?
Non lo so, e non devo saperlo. Le regole canoniche non permettono al
postulatore di essere presente alle audizioni, per tutelare la loro libertà
durante le deposizioni. Quanto al dove, le sedi delle audizioni sono Roma,
ovviamente, e Cracovia, dove è stato aperto un processo rogatorio che si
chiuderà il prossimo 1° aprile. Probabilmente un processo rogatorio sarà
aperto anche negli Stati Uniti, dove ci sono molti altri testimoni.
Qual è l'ultimo fronte?
È tutto ciò che coinvolge il postulatore, come per esempio il bollettino
mensile Totus tuus, di cui abbiamo pubblicato proprio in questo mese il
primo numero e che vuole essere uno strumento di collegamento, per così dire,
fra tutti coloro che hanno a cuore la causa di Papa Wojtyla. Abbiamo lanciato la
sottoscrizione on-line, attraverso il sito della causa, e in base a queste
abbiamo tirato circa 40mila copie del primo numero. Per ora le lingue sono
italiano, spagnolo, inglese, polacco e francese; ma presto uscirà anche in
portoghese e, considerando l'interesse che si è già manifestato, stiamo
pensando anche al russo e al cinese.