PIETRO E IL MONDO

In vista dell’incontro con il successore di Pietro, il Presidente dei vescovi francesi
traccia un "profilo" della "comunità d’Oltralpe":
«Viviamo difficoltà reali, ma affrontiamo le "sfide" con "determinazione".
  Anche in uno Stato "laico", i credenti possono essere buoni cittadini,
e non "malgrado" la loro appartenenza religiosa, ma in ragione di essa».

RITAGLI    «La Francia attende l’abbraccio del Pontefice»    DOCUMENTI

Il cardinale André Vingt-Trois sulla visita di Benedetto XVI:
«Troverà una Chiesa "viva"».
 L’arcivescovo di Parigi riflette sul significato della presenza di Papa Ratzinger:
«Gioia per tutto il Paese, non solo per i cattolici».

Dal nostro inviato a Parigi, Salvatore Mazza
("Avvenire", 12/9/’08)

Una Chiesa consapevole delle sfide che ha di fronte. Prima fra tutte la scarsità di sacerdoti che «ci obbliga a trovare nuove forme di vita parrocchiale». Ma, allo stesso tempo «viva» e decisa a «portare la testimonianza del Vangelo» nella società, senza sottrarsi a quella che è la sua "missione", né cedere alla tentazione «di chiudersi in se stessi».
Alla vigilia dell’arrivo di
Benedetto XVI in Francia, il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, parla di una comunità «ansiosa» di incontrare il Papa. I credenti, certamente, ma non solo: perché, afferma in questa intervista ad "Avvenire", si tratta di «un evento» per tutti i cittadini, «che sono onorati di riceverlo». Un segnale, forse, di una nuova consapevolezza di che cosa significhi la "laicità", come espresso dal Presidente Nicholas Sarkozy nel suo Discorso a Roma nel dicembre scorso. Una visione in accordo con la quale «i credenti possono essere buoni cittadini non "malgrado" la loro appartenenza religiosa, ma anche in ragione di essa».

Eminenza, quale Chiesa Benedetto XVI troverà ad attenderlo?

La nostra Chiesa, qui in Francia, è viva e determinata, e questo nonostante abbia conosciuto difficoltà concrete. Il "raduno" di settemila persone impegnate nella "catechesi" che abbiamo tenuto proprio a Lourdes un anno fa, nel luglio del 2007, ha mostrato questa vitalità. Così come il fatto che, lo scorso mese di luglio, cinquemila giovani francesi hanno partecipato alla "Giornata mondiale della gioventù" a Sydney. La sfida con cui dobbiamo confrontarci è il cambiamento della nostra società che è passata da "rurale" a "urbana". Le difficoltà nel trovare nuovi sacerdoti, unita a questo cambiamento, ci obbliga a trovare nuove forme di vita parrocchiale.

Lei ha definito la visita di Benedetto XVI importante non solo per la Chiesa, ma per tutto il Paese. Come mai?

La visita del Papa è innanzitutto una grande gioia per tutti i cattolici, che si preparano ad accoglierlo e che accorreranno numerosi alle celebrazioni che Benedetto XVI presiederà in questi giorni. Nello stesso tempo tuttavia è anche un evento per tutto il Paese nel suo insieme, che sarà attento davanti a queste celebrazioni e ascolterà i Discorsi del Papa. Il quale sarà ricevuto non solo dalle "autorità" dello Stato, ma da tutti i nostri concittadini, che sono onorati da questa visita e la seguiranno certamente con interesse.

Nel "programma" del Papa a Parigi colpisce l’incontro con il mondo della cultura. Perché, a suo avviso, s’è voluto privilegiare questo settore?

È vero, l’incontro del Papa con il mondo della cultura è un evento significativo, che corrisponde a quella che è la situazione dei cattolici nella società. Ogni giorno, essi vivono a contatto con persone che non condividono né la loro fede, né la loro scelta di vita. Come possono vivere questi incontri? Rinchiudendosi in se stessi e ignorando gli altri? O cercando di intrecciare un dialogo con queste persone? La nostra "missione ecclesiale" comporta che noi dobbiamo sentirci tutti impegnati in questo "movimento" di dialogo e di condivisione di quanto c’è di buono nella società umana, portando in essa la nostra testimonianza del Vangelo.

C’è molta attesa, e curiosità, anche per l’incontro con Sarkozy, soprattutto dopo il Discorso tenuto a Roma dal Presidente, in cui parlava della necessità di "ripensare" la laicità. È un’attesa sentita anche nel vostro Paese?

Il nostro Paese ha una pratica lunga e originale della "laicità". Alle religioni non è attribuito un particolare «status» e, allo stesso tempo, esse sono realmente presenti nella vita della nostra società. Il Discorso del Presidente della Repubblica al Laterano, così come quello a Riyad, ha voluto segnare un’evoluzione nell’approccio "laico" alle religioni. I credenti possono essere buoni cittadini non «malgrado» la loro appartenenza religiosa, ma anche in ragione di essa.

Un tratto caratteristico dei viaggi di Benedetto XVI è stato, fino ad oggi, il fatto che in ognuna di queste occasioni il Paese che lo ha ospitato ha, in qualche modo, «scoperto» un Papa che prima sembrava non conoscere. Crede che anche la Francia abbia bisogno di scoprirlo? E che cosa può venire da questo?

È una cosa del tutto diversa leggere i Messaggi e i Discorsi del Papa, e vederlo concretamente dal vivo. La maggior parte dei francesi non conosce il Papa se non attraverso i testi o i giudizi che vengono dati su di lui. Adesso avranno l’occasione di scoprire la sua personalità di uomo di incontro e di dialogo, la sua cordialità e la sua modestia. Ed è proprio per questo che ho invitato tutti quelli che potranno a partecipare ai diversi momenti di questa visita.