Per capire l’"accoglienza" parigina, c’è da indagare negli ultimi anni

RITAGLI     Calore inedito per la "Laicissima".     DOCUMENTI
E il segreto sta nel "malessere"

La Chiesa è entrata dove si sono "sgretolate" le orgogliose certezze
del "Paese d’Oltralpe"…

Salvatore Mazza
("Avvenire", 13/9/’08)

Se George W. Bush, lo scorso aprile, è andato a prendere il Papa all’Aeroporto di Washington, con quello che è stato un "enorme" strappo al "protocollo", si poteva pensare forse che Nicholas Sarkozy facesse qualcosa di meno a Parigi? C’è senz’altro un fondo di vero in questa "domanda retorica", con la quale ieri un collega francese "di lungo corso" spiegava il perché il Presidente francese, incurante delle polemiche interne, sia andato a Orly ad accogliere Benedetto XVI. Basta conoscere un po’ i francesi, e il loro invincibile rapporto di "amore-odio" con gli "Usa", quello che fa ancora ostinare qualcuno a chiamare "chien-chaud" gli "hot-dog", per capire il fondamento di quella battuta "caustica". Ma sarebbe riduttivo ricondurre tutto a un "rigurgito" di "grandeur".
L’"accoglienza" riservata a
Benedetto XVI, infatti, al di là del gesto di cortesia compiuto a Orly e alla calorosissima cerimonia all’"Eliseo", è stata straordinaria in molti, e diversi, sensi. Lo si è visto dai commenti "rispettosi" dei giornali, più curiosi – verrebbe da dire: quasi "ansiosi" – di ascoltare quel che il Papa è venuto a dire, che non "aprioristicamente" critici, come spesso era stato in passato.
Dall’attenzione del "parterre" al
"College des Bernardins", diventato un po’ la "casa della cultura" della Chiesa di Francia, e dai lunghi e insistiti applausi che hanno sottolineato il Discorso del Papa. Dalle migliaia di persone in festa che, per la strada, hanno atteso il suo arrivo a Notre Dame. Fino all’entusiasmo dei giovani che, a sera, hanno stretto d’assedio la residenza parigina del Papa per dirgli: "Siamo qui"; quasi in risposta a quanto aveva affermato all’"Eliseo": « Sono loro la mia preoccupazione più grande».
C’è, in tutto questo, molto di più che una semplice "orchestrazione", dettata dalle singole scelte di un Presidente, per quanto apparentemente "controcorrente" rispetto alla tradizione d’"Oltralpe". C’è, soprattutto, il fatto che la "laicissima" Francia, mai come oggi "pressata" dalle trasformazioni che hanno segnato l’inizio del millennio, si trova bruscamente a fare i conti con l’insostenibilità di una "Legge" – quella del 1905 – nata "a tavolino" e figlia di un’epoca che, molto semplicemente, non c’è più.
Paradossalmente, se ci si vuole allora chiedere dove sia l’origine dell’"accoglienza" riservata oggi a Benedetto XVI, bisogna scavare nel profondo "malessere" sociale che da anni sta attraversando il Paese.
Bisogna entrare nel "malessere" infinito dei "sans-papiers". Bisogna tornare a Clichysous-Bois e a Parigi, a Rennes e a Rouen, e a Lilla, Digione, Tolosa, Marsiglia, Nizza, ovunque sono andate a fuoco le "banlieues" diventate "ghetto" per quei milioni di immigrati, in buona parte islamici, costretti a vivere come cittadini "di Serie B".
Bisogna ripercorrere tutte quelle situazioni in cui l’ideale di "liberté, fraternité, egalité", s’è dimostrato, all’atto pratico, solo un altro, vuoto, "slogan" occidentale.
Sono i luoghi, e le situazioni, in cui la Francia ha visto "sgretolarsi" le proprie orgogliose certezze, e anche piuttosto velocemente. E nelle quali, guarda caso, la Chiesa, tra mille difficoltà a con mille sacrifici, è riuscita invece a entrare in profondità e a dare risposte; mostrando, a un tempo, cosa sia l’essere cristiani, e l’assurdità del voler mettere la fede da una parte, quasi fosse un "ostacolo" all’essere "buoni cittadini". Qualcosa che tanti francesi hanno visto molto bene, e capito.
E di cui Sarkozy, in qualche modo, s’è fatto carico. Non è un caso se, ieri, le uniche, e poche, voci "fuori dal coro", a protestare per il "cedimento" della "laicità", fossero tutte "politiche". Ma questo era scontato.