IL CONFRONTO

Capire la vocazione, comprendere la Scrittura, saper amare,
vivere da apostoli, conciliare scienza e fede:
per un pomeriggio il colonnato è diventato l’aula di una scuola di vita.
Senza dimenticare chi questi incontri li ha pensati: Karol Wojtyla.

RITAGLI  Un dialogo a cuore aperto  DOCUMENTI
sul coraggio di dirsi cristiani

«La disumanità del nazismo mi ha spinto a farmi prete.
Una vocazione che è cresciuta grazie agli amici e ai sacerdoti maestri».

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 7/4/’06)

Il secolarismo, «prima sfida» nel mondo di oggi. Il matrimonio, che «non è un'invenzione della Chiesa», ma un «dinamismo dell'amore» che è «come un trapianto spirituale». E poi la lotta contro il male, che rappresenta «il vero problema della fede». E l'importanza, anche per questo, del confronto continuo con la Parola di Dio. Ha avuto il tono di un dialogo serrato, vivo, immediato, l'incontro che ieri pomeriggio ha visto Benedetto XVI davanti alle decine di migliaia di giovani romani nel tradizionale incontro preparatorio alla celebrazione diocesana della Giornata mondiale della Gioventù, in programma domenica prossima. Dialogo centrato sulle domande di ragazzi e ragazze sulle difficoltà che vedono nel loro orizzonte, e le risposte di un pastore che parla con la semplicità di un padre, e li rincuora e incoraggia, raccontando anche di quando lui era giovane e in Germania dicevano che «non ci sarebbero più stati sacerdoti, trovatevi altro da fare». E incontro, inevitabilmente, dove s'è avvertita forte la «presenza» di Papa Wojtyla, che questa Giornata della Gioventù istituì nel 1985, e che fu «il grande testimone della Parola di Dio»: «Anche noi - ha scandito Benedetto XVI - vogliamo ricordare in lui un nostro capo, il quale ci ha annunziato la parola di Dio e vogliamo impegnarci ad imitarne la fede». E, significativamente, è sulla tomba di Giovanni Paolo II che Papa Ratzinger s'è inginocchiato a pregare, mentre una ragazza leggeva la preghiera composta dal cardinale vicario Camillo Ruini per la beatificazione del defunto Pontefice, a conclusione dell'incontro; circondato in quel momento da alcuni giovani che portavano la croce della Gmg passata di mano, proprio ieri pomeriggio, dai ragazzi di Colonia a quelli di Sidney, in Australia, dove nel 2008 si terrà il prossimo raduno internazionale. Ai giovani di Roma e del Lazio, presentati al Pontefice da Ruini come persone che «amano la Chiesa, sono pieni di affetto e di fiducia per il Papa» e che «cercano sinceramente di vivere la loro fede e di testimoniarla con coraggio», Benedetto XVI ha dunque parlato delle grandi sfide che essi hanno di fronte. Prima fra tutte quelle del «relativismo» che «sembra permettere tutto ma in realtà svuota», e della «cultura consumistica» che «falsifica la nostra vita». Con la conseguenza che «ognuno si forma la sua visione della vita», «ognuno vive il suo progetto contro l'altro» e «la società si lacera»; per questo, invece, «dobbiamo rendere presente Dio nella società... presente nella nostra vita, e non vivere come se fossimo soli a inventare la libertà e la vita». Così si potrà, anche, riscoprire l'importanza del matrimonio, che «non è un'invenzione della Chiesa» ma «dinamismo dell'amore, è seguire l'altro, divenire un'unica esistenza. Amore che unisce e crea futuro». Perché il matrimonio «tra uomo e donna» è come un «un trapianto spirituale, che come quello fisico ha bisogno delle sue medicine per andare avanti e generare futuro». Un cammino, questo, in cui l'uomo non può essere solo: «Abbiamo bisogno di Dio e l'opzione cristiana è quella più razionale ed umana», ha avvertito Papa Ratzinger, avvertendo i giovani che «il male nel mondo è il vero problema della fede». E per entrare in contatto con Dio, ha consigliato di leggere e rileggere la Sacra Scrittura «in colloquio personale con il Signore, accompagnati dal pensiero dei maestri, e in comunione con gli amici e col popolo pellegrinante della Chiesa». Infatti in questo modo, «a mano a mano entriamo sempre più nella Sacra Scrittura e il Signore parla davvero con noi, oggi». Ma, ha spiegato, bisogna «leggere la Sacra Scrittura non come un qualunque libro storico, come leggiamo Omero, Ovidio, Orazio, ma come parola di Dio, in colloquio personale con Dio. Non in un clima neutro accademico, ma pregando, dicendo al Signore: aiutami a capire la tua parola».