INTERVISTA

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«Sono storia i suoi grandi meriti»

Il Gesuita, "Relatore" nella "Causa di Canonizzazione":
«Nota la sua opposizione al "nazismo",
anche se queste cose non si vogliono sapere e vengono messe a tacere.
È stato sempre prima di tutto un vero
sacerdote».

Eugenio Maria Giuseppe Pacelli, PAPA PIO XII (1876-1958).

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 10/10/’08)

Pio XII? «Fu sempre, prima di tutto, un vero sacerdote». È in questa cifra che il Gesuita Peter Gumpel, "Relatore" nella "Causa di Canonizzazione" del Pontefice scomparso 50 anni fa, vede la «vera grandezza» di Pacelli. Una grandezza che «le calunnie» rovesciategli addosso non sono riuscite a offuscare. «La storia ha già detto la sua parola su Pio XII», afferma, ed è «unanime» nel riconoscerne i grandi meriti e la sua opposizione al "nazismo". Anche se «oggi queste cose non si vogliono sapere, e vengono messe a tacere».

Pochi come lei conoscono tutte le "sfaccettature" del pensiero e della personalità di Pio XII. Come riassumerebbe, in un pensiero, la grandezza di questo Pontefice?

Pio XII ha svolto una vastissima attività, già prima di diventare Papa e dopo l’elezione. Si potrebbero quindi distinguere molti aspetti della sua azione e della sua grandezza ma, per rispondere alla sua domanda, secondo me la vera grandezza di Pio XII era nel suo essere, in tutta la sua vita personale e pubblica, sempre, in primo luogo, un sacerdote. Il sacerdote che ha dato la sua vita a Dio, che ama Dio e di conseguenza ama gli uomini, e "indefessamente" lavora e si spende. Vede, alcuni hanno detto: era una grande diplomatico. Lo era. Ma tutta la sua diplomazia è sempre stata ispirata da questa idea cristiana: amore di Dio, amore verso gli uomini. Tutto il suo insegnamento, tutta la sua attività caritativa durante tutta la sua vita - pensiamo solo al tempo in cui i tedeschi avevano occupato Roma, quante persone ha salvato, ha sfamato, talvolta centomila pasti al giorno, quanti Ebrei, migliaia, ha nascosto nei Conventi... Dietro tutto questo, c’è sempre ciò che davvero definisce tutta la sua grandezza: l’uomo di Dio, il sacerdote.

A che punto è la "Causa di Beatificazione"?

Il mio lavoro per la "Causa" è terminato. Subito dopo la riforma della legislazione riguardante le "Cause di Beatificazione", Papa Giovanni Paolo II mi ha nominato "Relatore", col compito di esaminare tutto il materiale per la redazione della "posizione" sulle virtù. Abbiamo consegnato la "Positio" alla "Congregazione delle Cause dei Santi", che prima è stata esaminata da un gruppo di storici, poi dai teologi e, alla fine, dal "tribunale supremo" della "Congregazione", che era composto da 13 tra Cardinali e Vescovi di sei nazioni - Italia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Messico e Giappone. Questi giudici hanno avuto oltre sei mesi a disposizione per studiare la "Positio", che è molto voluminosa, oltre tremila pagine, e hanno dato all’unanimità un "verdetto" non solo positivo, ma estremamente entusiasta, l’8 Maggio del 2007. Soltanto quando il Papa avrà firmato il "decreto" sull’eroicità delle virtù, potremo andare alla seconda fase.

Un recente articolo di «La Civiltà Cattolica» è stato interpretato da alcuni come un’«ammissione» circa il fatto che Pio XII avrebbe potuto «fare di più». È davvero così?

Come ha detto lei, si tratta di un’interpretazione. Io ho letto l’articolo, e non sono arrivato a quella stessa conclusione. Ma anche se "La Civiltà Cattolica" avesse pensato di fare una così assurda affermazione, io che certamente so molto di più su Pio XII sarei stato in totale disaccordo. Si tratta, come ho detto, di interpretazioni più o meno malevole di una cosa che, come tale, non esiste. Per esempio s’è detto che in questo articolo si parla di "antigiudaismo", anzi di "antisemitismo", del Papa, ma questa è un’assurdità.

Perché?

Quando studiava al "Liceo Visconti", qui a Roma, il suo migliore amico era un Ebreo, che più tardi aiutò a "espatriare". Da Nunzio in Baviera divenne amico di Bruno Walther, che era Direttore dell’"Orchestra Reale" di Monaco, e quando uno dei membri dell’Orchestra fu messo in prigione riuscì a farlo liberare dopo che Walther, che non c’era riuscito, s’era rivolto a lui per aiuto. Un "antisemita" non fa questo. Potrei citarle innumerevoli episodi. E poi quello che ha fatto nel suo Pontificato, il suo "Discorso di Natale" del ’42...

Quello che Benedetto XVI ha citato oggi…

Esattamente. Vede, attorno a Pio XII è successa una strana cosa: durante la guerra gli "organi ebraici" di tutto il mondo, come si può accertare visitando la «New York Public Library », all’unanimità elogiano Pio XII per quello che dice e quello che fa a favore degli Ebrei. Dall’altra parte, se si fa lo stesso confronto sui giornali "nazisti", non troverà altro che continui attacchi.

A questo proposito, nella sua Omelia di oggi Benedetto XVI ha ricordato le parole di Golda Meir e parlato di un «dibattito storico non sempre sereno». Perché continuano le polemiche sui cosiddetti «silenzi»?

Si parla tanto di questi "silenzi", ma non è vero. Ho ricordato prima il "Messaggio", ma gli interventi sono stati molti. Ha agito anche in altri modi. Tutti sapevano che cosa pensava di questa situazione. Lo sapevano dalla "stampa libera", e lo sapevano anche i "nazisti" che per questo hanno sempre attaccato Pio XII, che si è sempre chiaramente espresso contro l’ideologia "nazista" e ciò che essi facevano. Le testimonianze di parte Ebraica sono tantissime. L’avvocato Robert Kempner, che era un "esule" dalla Germania "nazista" e a Norimberga fu il primo "assistente" della "pubblica accusa" contro i "nazisti", in più occasioni, a parole e in scritto, ha detto che Pio XII «ha fatto l’unica cosa che poteva fare». Proteste pubbliche non sarebbero servite a nulla, se non ad aggravare la situazione; e lo ha detto facendo degli esempi precisi, come quello dell’Olanda. Questa è la verità. Oggi queste cose non si vogliono sapere, vengono messe a tacere.

Crede che gli storici abbiamo realmente approfondito la figura di Papa Pacelli? Che cosa, a suo avviso, avrebbero dovuto, e dovrebbero, ancora indagare?

Non direi che ci sia molto ancora da fare. Tutto il materiale dell’"Archivio Vaticano" fino al Marzo del 1939 è aperto, ma c’è da dire che pochissimi lo consultano. Perché? La domanda è legittima. E tutto il resto, quello ancora "segreto", in realtà venne esaminato a fondo da una "commissione" di quattro storici, per decisione di Paolo VI, senza che emergesse da esso una sola "ombra" sull’operato di Papa Pacelli.