PAPA WOJTYLA 30 ANNI FA

Il 16 Ottobre 1978, Karol Wojtyla veniva chiamato a succedere ad Albino Luciani.
Il Presidente del "Pontificio Consiglio per i Laici",
allora vice-rettore del Seminario di Cracovia, rievoca quel giorno indimenticabile.
«Il "Conclave" fece una scelta "profetica"».

RITAGLI     «Fu l’inizio di una "semina" straordinaria»     DOCUMENTI

Il Cardinale Rylko ricorda l’elezione di Giovanni Paolo II.
«Ha davvero portato il "Vangelo" ai confini della terra».
 «Papa Wojtyla ha saputo parlare ai popoli,
all’umanità intera e ad ogni singola persona,
toccando tutti gli ambiti della vita
e abbattendo i "muri" che separavano due "mondi"».
 È il 16 Ottobre 1978: appena eletto dal "Conclave",
Giovanni Paolo II si affaccia in Piazza San Pietro per benedire la folla.
 «Seppi la notizia mentre ero alla stazione.
All’inizio prevalse lo "stupore", poi la gioia:
che spinse i miei Seminaristi per le strade della città».

Sempre nel cuore, il saluto sorridente di Papa Wojtyla!

Da Roma, Salvatore Mazza
("Avvenire", 16/10/’08)

Il 16 Ottobre di trent’anni fa, il Cardinale Stanislaw Rylko, oggi Presidente del "Pontificio Consiglio per i Laici", si trovava alla stazione di Cracovia, città del cui "Seminario Maggiore" era vice-rettore.
E ricorda perfettamente le prime notizie sul fatto «incredibile» accaduto a Roma, e il "telegiornale" rinviato e ancora rinviato perché le autorità della Polonia "comunista" non sapevano come commentare la notizia. Iniziava quel giorno il Pontificato di
Karol Wojtyla, instancabile «pellegrino del "Vangelo"», totalmente immerso nella sua missione, «fino all’ultimo respiro». Un Pontificato che è stato «una "semina" straordinaria». «Nessuno – dice ricordando quel giorno – poteva immaginare quanto sarebbe successo».

Come ricorda quel 16 Ottobre di trent’anni fa?

Quando arrivò la notizia, le prime voci, mi trovavo nella stazione ferroviaria di Cracovia. Ricordo che mi recai subito in una delle sale d’aspetto, dove sapevo che c’era un televisore, per ascoltare le notizie ufficiali, ma il "telegiornale" quella sera non iniziava.
Evidentemente le autorità non sapevano come commentare quel fatto incredibile che era successo.
Allora me ne tornai a casa, sempre aspettando il "telegiornale" che finalmente partì con molto ritardo. E diede la notizia.

Che cosa provò in quel momento? E cosa successe a Cracovia?

Si può immaginare facilmente.
Sicuramente però, all’inizio, a prevalere, ci fu un grande stupore, perché prima del "Conclave" s’era molto parlato del fatto che molto probabilmente il nuovo Papa sarebbe stato ancora un italiano, una cosa che appariva del tutto naturale. Per questo, quindi, la scelta del "Conclave" ci stupì, ma nello stesso tempo, com’è chiaro, ci rallegrò enormemente. A quell’epoca ero vice-rettore del "Seminario Maggiore" di Cracovia, e quando giunse la notizia tutti i Seminaristi uscirono spontaneamente per le strade, per manifestare la loro gioia.

Si ebbe in quel momento, in qualche modo, la sensazione di quanto sarebbe accaduto?

No, nessuno poteva veramente immaginarlo. Sicuramente quella del "Conclave" fu una "scelta profetica". Anche oggi, a tre anni dal ritorno di Papa Wojtyla alla "Casa del Padre", noi scopriamo sempre cose nuove sul suo Pontificato, sul suo insegnamento. Due giorni fa sono stato in Polonia, per prendere parte alle "manifestazione" per la ricorrenza dell’elezione, e una delle cose che è stata sottolineata è come questo Papa sia ancora presente e continui a sorprenderci.

Sul lungo Pontificato di Papa Wojtyla è già stato detto molto, e molto ancora si dovrà dire. Lei, in un "flash", come lo definirebbe?

Direi che è stato una "semina" straordinaria. Ventisette anni nei quali Giovanni Paolo II ha toccato davvero tutti gli ambiti della vita dell’umanità di oggi e delle persone. Quello che ha sempre colpito è che ha saputo parlare ai popoli, all’umanità intera, e a ogni singola persona. È stato il Papa delle grandi "manifestazioni", alle quali sono state presenti a volte milioni di persone, ma al tempo stesso, anche in queste occasioni, ognuno si sentiva interpellato personalmente. Adesso abbiamo il "Sinodo" sulla "Parola di Dio", sul bisogno dell’annuncio della "Parola", viviamo l’Anno di "San Paolo", e proprio queste circostanze ci invitano a guardare alla persona di Papa Wojtyla come a un "pellegrino" del "Vangelo".
Benedetto XVI, incontrando i sacerdoti di Bolzano, lo scorso mese di Agosto, ha detto che questo Pontefice con il suo entusiasmo della fede, con la sua intelligenza e il suo coraggio, ha portato veramente il "Vangelo" fino ai confini della terra. E ha distrutto non tanto i "muri" di Gerico, ma i "muri" che separavano due mondi, e per questo è come un "faro" luminoso per il terzo millennio. Credo che questa sia una sintesi molto bella di tutto il Pontificato di Giovanni Paolo II.

Ha parlato di una "semina straordinaria". Ma a che punto è il "raccolto"?

Beh, questo certamente è un punto "nevralgico". Ma cosa si può dire in realtà? Alla Chiesa spetta "seminare", questo è il nostro compito. Giovanni Paolo II, in questo senso, ci ha dato un esempio veramente straordinario, senza mai risparmiarsi, fino all’ultimo respiro. Anche quando la parola gli è mancata, ha parlato alla gente senza parole. Questa è la "semina". Ma per quanto riguarda il "raccolto", questo è opera della Grazia di Dio, noi dobbiamo essere semplicemente fiduciosi nel fatto che, come ci ricorda anche questo "Sinodo", la "Parola di Dio" lascia sempre una traccia nella vita delle persone. Benedetto XVI, che è un maestro della speranza, incontrando una volta i Vescovi Svizzeri ha detto: «Dio, nel mondo, perde sempre, perché la libertà dell’uomo fa sì che spesso gli venga detto "no". Ma nello stesso tempo non perde, non fallisce, perché ogni "fallimento" diventa motivo per la nuova iniziativa di Dio, che non si scoraggia mai nel cercare l’uomo e nel fargli giungere il messaggio di salvezza».
Dio non perde, perché non si stanca mai nella sua misericordia nei confronti dell’uomo.