Le "comunità cattoliche" tentate dalla "fuga"

RITAGLI     Quasi "schiacciate" dalla storia     TERRA SANTA
queste "minoranze" essenziali

Benedetto XVI ascolta il saluto di Padre Pizzaballa, Custode di Terra Santa, durante la visita al Cenacolo di Gerusalemme... Una pellegrina raccolta in preghiera al Cenacolo, nella Città Santa!

Salvatore Mazza
("Avvenire", 13/5/’09)

Piccole. Numericamente poca cosa, o addirittura quasi "insignificanti". Politicamente quasi mai rilevanti. In questa parte del mondo stanno dall’inizio del "cristianesimo", tra difficoltà difficili da raccontare, o anche solo da ricordare tutte. Difficoltà crescenti, nella "radicalizzazione" di posizioni che hanno spinto, e sempre più sembrano spingere, queste "minoranze" all’"esodo", alla fuga. Sembrano quasi "schiacciate" dalla storia, le "comunità cattoliche" della Terra Santa e di tutto il "Medio Oriente". Confuse nell’ombra di eventi che le sovrastano, così come appaiono in questi giorni di "pellegrinaggio" di Papa Ratzinger in Terra Santa, attraverso la lente "deformante" del clamore "mediatico", tutto polarizzato sugli aspetti "politici" inevitabilmente coinvolti, primo fra tutti la pace e il conflitto "israelo-palestinese", e poi il "dialogo" tra "ebraismo", "Islam" e "cattolicesimo". Un’attenzione protesa a pesare le "virgole", a sottolineare il "non detto" (o presunto tale), a rilevare gli "attriti". E a scordare la "questione cristiana".
Eppure non è un caso che, in ogni singolo giorno di questo "pellegrinaggio",
Benedetto XVI abbia dedicato uno spazio privilegiato a questo "piccolo gregge". Cristiani definiti ancora ieri «candele accese che illuminano i "Luoghi Santi" cristiani», che in questi giorni il "pastore" sembra quasi avere preso per mano e costantemente portato accanto a sé da ogni "palco" da cui ha parlato. Mostrandoli a tutti e dicendo: tutti dobbiamo impegnarci perché questo "piccolo gregge" non si disperda.
Non c’è, in questo, soltanto una semplice "solidarietà" verso la realtà «di insicurezza umana, di sofferenza quotidiana, di paura e di speranza» che essi vivono giorno dopo giorno. C’è piuttosto il riconoscimento del valore e del significato di tale presenza nella tormentata realtà "mediorientale", e la volontà di proporli all’attenzione di tutti, perché tutti li possano riconoscere. Perché tutti comprendano che l’annullamento di questa "millenaria" presenza sarebbe una perdita per tutti. Non solo per i cristiani. Non solo per il "Medio Oriente".
Essere "cristiani", qui – e il Papa l’ha messo in evidenza in ogni occasione – ha significato e significa capacità di "convivenza", contribuire «come cittadini leali e responsabili, nonostante le difficoltà e le "restrizioni", alla promozione e al consolidamento di un clima di "pace" nella "diversità"». Ha significato e significa scuole e "Università", ospedali, "centri di assistenza" aperti a tutti e pronti ad accogliere tutti. Ha significato e significa cura dei "Luoghi Santi" e assistenza ai "pellegrini". Cultura. "Dialogo". Progresso. Un patrimonio enorme, e per tutti, se si fosse capace di riconoscerlo, e apprezzarlo. Perfino "esportabile": chi oggi non sa come fronteggiare la presenza "islamica" in Occidente, ha mai pensato di dare un’occhiata al "modello"
libanese?
È solo un esempio, ma potrebbero essere molti altri. Per questo, anche, l’insistere di Benedetto XVI perché tale "ricchezza", che è "ricchezza" di tutti e per tutti, non vada perduta. E il suo invito costante a pregare per questo "fine".