Spinelli, i
confini tra spaccio e uso.
Urge una battaglia educativa
Guerra alle
dipendenze: non in modo superficiale,
usando le scorciatoie o giocando su ideologie politiche equivoche.
Don Antonio
Mazzi
("Avvenire", 14/11/’06)
Sarebbe più comodo per me dare
una risposta "spot" al ministro dei quaranta spinelli quotidiani.
Preferisco, invece, affrontare con un minimo di faticosa serenità, per
l'ennesima volta, l'intero orizzonte educativo. È chiaro che, se partiamo dalla
soglia della disperazione, i quaranta spinelli sono acqua fresca. Farebbero solo
ridere il popolo della strada e non risolverebbero certamente il problema. Se
partiamo, invece, dalla prevenzione, gli interventi devono essere intrisi di
saggezza, lungimiranza e autodisciplina. È importante dire pane al pane.
Quaranta spinelli sono spaccio e non solo uso. Porterebbero certamente al
peggio, e non ditemi che sono un profeta di sciagure. Il fenomeno dipendenze, in
tutte le sue sfumature, ci sta sfuggendo di mano. Si alimenta ogni giorno di
iniziative preoccupanti sempre nuove, impensate, nascoste dentro i normali
avvenimenti di ogni giorno. Nessuna istituzione ormai può dichiararsi
totalmente indenne. Famiglia, scuola, oratori, circoli sportivi, lavoro, tempo
libero, sono a rischio. L'epidemia dilaga a macchia d'olio, spaventosamente.
Urge alzare le dighe prima dell'alluvione.
La metodologia più seria torna a essere la prevenzione, l'educazione, un
paziente chiarimento su cosa è un capriccio e in che cosa si diversifica dal
divertimento. Garantire i capricci, banalizzare i doveri, invece che porre
limiti, paletti, orientamenti precisi, non mi pare la direzione da prendere.
Tutte le forze politiche e sociali devono combattere la guerra alle tre
dipendenze: alcol, fumo e droghe, non in modo superficiale, non usando le
scorciatoie e non giocando su ideologie politiche equivoche. E la battaglia va
condotta nei luoghi deputati all'educazione. Nella scuola stanno succedendo cose
per lo meno sconvolgenti. Le indagini recenti ci descrivono la famiglia in
cattive acque. Gli oratori e le tanto amate attività sportive, soffrono oggi di
infiltrazioni che possono essere diseducanti. Se non rinforziamo questi
baluardi, dove crediamo di arrivare?
Abbiamo chiesto all'attuale governo non interventi "spot", ma di affrontare
l'avventura educativa a 360 gradi. Qualcuno ci dirà che la Turco ha voluto solo
salvare i ragazzi dalla galera. Nessuno di noi vuole che i ragazzi vadano in
galera. Il ministro dovrebbe sapere che da tempo, ad esempio noi di "Exodus",
stiamo sperimentando alternative alle carceri minorili. Vogliamo che i ragazzi
che sbagliano risolvano i loro errori in percorsi non repressivi ma rieducativi.
La fatica è "tantam", ma il progetto vale la pena di essere pensato e
tradotto in termini operativi. Si incontrino dunque con urgenza Mastella, Turco,
Amato, Ferrero, Rutelli, e decidano. Se amano i nostri giovani e se amano i loro
figli capiscano che queste decisioni affrettate rovinano ulteriormente un
panorama già devastato.