Quale dialogo tra pensiero africano e tradizione cristiana?
Antropologia «made in
Africa» ![]()
Sandra Mazzolini*
("Mondo e Missione", Febbraio 2007)
Nell’orizzonte dell’annuncio
del Vangelo, il dialogo con le culture è certamente uno degli impegni
prioritari e al tempo stesso una sfida impegnativa per la Chiesa. Le difficoltà
oggettive al riguardo non pregiudicano, però, la possibilità di un effettivo
dialogo: lo configurano piuttosto come un percorso graduale, che comporta l’apprezzamento
effettivo della diversità e l’ascolto dell’altro. Iniziative in tal senso
sono già state promosse; su questa linea si è mosso il colloquio
internazionale dedicato alla filosofia africana e all’antropologia, tenutosi
presso la Pontificia università urbaniana nell’ottobre scorso.
Gli studi degli ultimi decenni non soltanto mettono a disposizione un ricco
patrimonio culturale ignorato per secoli, ma pongono anche in risalto il fatto
che l’Africa deve essere ripensata come variegato luogo filosofico. Il
recupero di una tradizione di pensiero, colta nella sua complessità, attesta l’infondatezza
della diffusa idea che identifica in termini di unicità e di originalità il
pensiero africano con la «tradizione degli anziani»; non è difficile
comprendere come da tale identificazione ne discenda una antropologica, che
tende ad associare, anche senza una tematizzazione esplicita, l’uomo e la
donna africani fondamentalmente con ciò che è primitivo. Gli esiti di tale
doppia identificazione non sono certamente positivi; sono sotto gli occhi di
tutti e purtroppo non appartengono a una storia ormai definitivamente
tramontata.
In realtà, la tradizione del pensiero africano rimanda a un più ampio spettro
di forme culturali e filosofiche; in esso convergono le antiche scuole di
pensiero religioso, etico e antropologico dell’Egitto dei faraoni; il pensiero
e le tradizioni orali delle diverse etnie del continente africano; quello dei
grandi pensatori dell’antichità cristiana (Agostino, Tertulliano, Origene);
il sapere monastico e il pensiero filosofico di autori del primo Medioevo, dei
razionalisti etiopi del Seicento e dei diversi filosofi contemporanei, impegnati
a recuperare nella sua integralità tale patrimonio culturale e filosofico e ad
apportare il proprio significativo contributo.
Una lettura trasversale della produzione di filosofi africani contemporanei
attesta la rilevanza della questione antropologica; con modalità e
accentuazioni differenti, essi si sono confrontati con argomenti quali la
questione ontologica dell’essere umano; il mistero dell’origine, del fine e
della fine, la libertà, il rapporto della persona con la comunità, ecc. In
termini assolutamente sintetici, che non rendono ragione dell’articolazione e
della profondità del pensiero di questi autori, richiamiamo qui alcuni elementi
essenziali della loro riflessione sull’uomo.
La persona umana è compresa innanzitutto non come il risultato di un caso o di
cause meccaniche, ma come creatura di Dio. Immesso nel cammino della vita, che
ha un punto di partenza e un punto di arrivo, l’uomo, pur rimanendo sempre e
largamente un enigma a se stesso, è un essere responsabile, impegnato a
scegliere con quale atteggiamento - rassegnazione fatalistica o impegno fattivo
- condurre la propria esistenza; è altresì un essere relazionale, che
consapevolmente cerca, stabilisce e conserva relazioni con tutto ciò che lo
circonda, perché è soltanto in questa rete di relazioni che egli, individuo
incompleto e perciò ontologicamente aperto all’altro, può trovare sostegno e
comprendere se stesso e il senso della vita. Sono molti i fili delle relazioni
umane, che si dipanano nell’ordine ontologico, ma anche in quello logico e
fenomenologico: l’essere umano si relaziona con Dio, avvalendosi spesso dell’appoggio
di altri spiriti, quali mediatori; si rapporta con i suoi simili (famiglia,
comunità sociale, umanità), con i quali stabilisce vincoli di parentela,
amicizia, amore, solidarietà; armonia e moderazione disegnano, infine, il suo
rapporto con la natura.
In tale orizzonte, si delineano effettive possibilità di dialogo tra la
filosofia africana e altri sistemi di pensiero, anche con l’antropologia di
matrice cristiana. La convivenza dell’alterità e della diversità è ormai in
molte nazioni un dato di fatto, che impegna e problematizza le agende delle
diverse istituzioni, civili e religiose. Un dibattito culturale a più voci
sulla persona umana può risultare perciò proficuo.
* teologa, docente di missiologia alla Pontificia università urbaniana