Il tema della vita può essere un fecondo elemento di incontro

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Sandra Mazzolini*
("Mondo e Missione", Giugno-Luglio 2007)

Se il linguaggio dei numeri non consegna una descrizione esaustiva della realtà ecclesiale, è pur vero che offre informazioni utili: attesta, ad esempio, lo spostamento dell’asse del cristianesimo dal Nord al Sud e all’Est del mondo, che ha assunto forme e linguaggi diversi da quelli della tradizione occidentale, rispondendo a nuove sfide. In Africa è alta la percentuale delle adesioni al cristianesimo, anche se le credenze tradizionali rimangono vive tra i cristiani e permangono punto di riferimento per molti di loro. Pur nella loro diversità, le Chiese indipendenti africane, fondate a livello locale in tutto il continente, sono un’indubbia manifestazione del persistere di tale legame vitale. Se il tasso della loro crescita è difficilmente verificabile, è certo tuttavia che esse aumentano più velocemente delle altre comunità ecclesiali. Una ragione del fenomeno può essere individuata nella loro definizione: una Chiesa fondata in Africa da africani e soprattutto per africani. Si esprime così, da un lato, la volontà di emancipazione da un cristianesimo per così dire d’importazione; dall’altro, implicitamente, è attestata l’incompiutezza del processo d’inculturazione: il cristianesimo è percepito come realtà introdotta dall’esterno e perciò, in qualche misura, estranea al proprio vissuto personale e comunitario.

Si potrebbe discutere molto sulla fondatezza di tali affermazioni. Il cuore della questione è il rapporto del cristianesimo con la "Religione tradizionale africana" (Rta), che oggi richiede chiarezza, soprattutto a proposito delle sue modalità di attuazione. Infatti, proprio perché la Rta è un compendio delle credenze, della sapienza, delle pratiche rituali e delle istituzioni degli africani, una semplice sostituzione della Rta con il cristianesimo non è sufficiente. La modalità più appropriata è, per contro, quella di un non facile discernimento in vista di un’effettiva inculturazione. In questo itinerario, articolato in processi dialogici a più livelli, sono coinvolte a vario titolo la riflessione teologica e la prassi pastorale e missionaria della Chiesa africana.

I teologi africani si sono da tempo impegnati nello studio della Rta, la cui fondamentale visione delle cose è che l’esistente ha un effettivo o potenziale significato religioso; a partire da tale comprensione del reale, non c’è separazione tra sacro e profano, tra religioso e secolare, tra realtà spirituali e materiali. Principio di ordine e d’integrazione, la religione ancestrale è caratterizzata da un profondo rispetto per la tradizione che, come osserva il teologo africano Laurenti Magesa, pur essendo modificabile a causa del tempo e delle circostanze, è fondamentalmente inviolabile; a tale tradizione tutta la comunità è soggetta.

Lo studio di alcuni elementi essenziali della Rta - la visione di Dio e dell’essere umano, del bene e del male, della vita dopo la morte, i sacrifici e la venerazione degli antenati - consente di individuare, secondo Francis Anekwe Oborji, missiologo nigeriano, la motivazione centrale della Rta nella ricerca dell’esistenza e della sua conservazione. La vita e la sua preservazione, temi centrali anche per il cristianesimo con una specificità peculiare (il riferimento a Cristo che dona la vita in abbondanza), possono costituire un effettivo incontro teorico-pratico tra cristianesimo e Rta.

In un altro versante, ma sempre sulla medesima linea, si muove oggi la riflessione della Chiesa africana, in cammino verso la celebrazione della seconda assemblea speciale per l’Africa, dedicata al servizio della Chiesa africana alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. In un tratto del documento preparatorio, a proposito della Rta si afferma che «in quanto religione che riguarda la vita nella sua totalità, essa è spesso fonte di ispirazione fondamentale per comprendere e tradurre in azione ciò che sono la riconciliazione, la pace e la giustizia» (n. 25). La consapevolezza che «alcune pratiche, quali il rito contro i sortilegi, possono produrre, oggi, effetti contrari e accentuare odio e divisioni all’interno della società» (n. 26), si accompagna con l’affermazione di un necessario discernimento «per distinguere tutto ciò che, nella Religione tradizionale africana, promuove la pace, la giustizia e la riconciliazione da ciò che è contro questi valori».

* teologa, docente di missiologia alla Pontificia università urbaniana