"Giornata
mondiale del malato":
il vescovo di Lodi, membro della "Commissione episcopale carità e salute",
ripercorre i
documenti "Cei".
Mons. Giuseppe
Merisi*
("Avvenire", 12/2/’08)
Ieri lunedì 11 febbraio è stata
celebrata la "Giornata
mondiale del malato"
in occasione della festa liturgica della "Madonna
di Lourdes", nel
centocinquantesimo anniversario delle apparizioni della Beata Vergine Immacolata
a Bernadette
Soubirous presso la
Grotta di Massabielle.
Da sedici anni infatti la festa di Lourdes è occasione importante per la
riflessione sulla realtà della malattia e della sofferenza, quest’anno in
particolare sul tema «La famiglia nella realtà della malattia». In ogni luogo
di cura, in ogni parrocchia, in ogni associazione di volontariato, in questi
giorni si ragiona su questi temi, si prega, si chiede, come a Lourdes, l’intercessione
della Vergine Maria con la celebrazione dell’Eucarestia della festa liturgica,
si visitano gli ammalati, in ospedale e in famiglia, si attivano le iniziative
di volontariato e di formazione "etico-professionale".
Oltre al riferimento eucaristico di cui diceva domenica il cardinale
Javier Lozano Barragan
– presidente del "Pontificio Consiglio per la pastorale della
salute" – sono due i testi a cui questo lavoro di formazione e di
sensibilizzazione può far riferimento: il Documento dell’"Ufficio
nazionale" della "Cei" sul tema di questa "Giornata mondiale del
malato" e la "Nota pastorale" della "Commissione episcopale"
della "Cei"
pubblicata dopo l’"Assemblea generale dei vescovi italiani" tenutasi
ad Assisi nel 2005.
Il primo Documento sul tema della «famiglia di fronte alla malattia», dopo
qualche osservazione sui cambiamenti sociologici e culturali in atto, si
sofferma su alcune situazioni "emblematiche" come la malattia oncologica, la
malattia psichica, la "disabilità" (o la "diversa
abilità"), con qualche accenno ad un tema importante come quello del
«dopo di noi» che chiede alla famiglia riflessione e sensibilità. Dice il
Documento: «Il "dopo di noi" si deve preparare nel "durante
noi", con il contributo di tutti, per dare ai genitori la serenità di
sapere che i loro figli o figlie disabili saranno affidati all’attenzione
sollecita di una comunità che se ne prenda cura con rispetto e amore».
Nella seconda parte del Documento vengono ripresi i temi della "Nota
pastorale" dei vescovi, in particolare sulla «famiglia luogo di cura e di
costruzione di speranza», non senza interrogarsi sulla capacità delle
"Istituzioni sanitarie" di aiutare veramente il malato e la famiglia
nei momenti difficili della sofferenza. Il Documento si conclude con il
paragrafo assai interessante sul ruolo della donna, spesso tra maternità e
servizio, e sulla speranza che in particolare a Lourdes ha il nome della
preghiera a Maria.
L’auspicio è che in tutte le comunità si preghi, si rifletta sul tema della
famiglia e della malattia, e si rinnovi l’impegno per un rinnovato cammino
pastorale che faccia riferimento agli "Uffici" e alle "Consulte
diocesane" per la "pastorale della salute".
L’occasione di questa "Giornata mondiale" sarà utile anche per
riflettere sul volontariato e sulle associazioni come quelle che promuovono la
spiritualità ed il pellegrinaggio a Lourdes, quest’anno anche con una «peregrinatio
Mariae» nelle regioni italiane. Senza dimenticare le "Istituzioni sanitarie" di
ispirazione cristiana che pure versano in difficile situazione e per le quali
sono stati istituiti i "tavoli", nazionale e regionale, per promuovere
la necessaria "sinergia" tra queste importanti realtà.
* vescovo di
Lodi
e membro della "Commissione episcopale per il servizio della carità e la
salute"