MISSIONE NEL BORNEO

RITAGLI     A centocinquanta anni     SEGUENTE
dall’arrivo a Labuan dei primi missionari

Ricordo di Mons. Carlos Cuarteron,
primo Prefetto Apostolico di "Labuan, Borneo e sue Dipendenze",
e dei suoi collaboratori, i Padri Antonio Riva e Ignazio Borgazzi.

P. Mauro Mezzadonna, Pime

Qualche nostro lettore, scorrendo un po’ le varie storie del P.I.M.E., si sarà forse imbattuto anche nel nome di Don Carlos Cuarteron (1816-1880) e dei suoi primi ed unici collaboratori nel lontano e favoloso Borneo, i Padri Antonio Riva di Lecco (1823-1862) e Ignazio Borgazzi di Milano (1829-1878).

Un’impresa davvero sorprendente e realmente apostolica, quella dei tre, svoltasi nella seconda metà dell’Ottocento, che però, trattata in limitata misura e nelle sole opere dei tre principali storiografi del P.I.M.E., i Padri Gerardo Brambilla, Giovanni Battista Tragella e Piero Gheddo, non è stata poi considerata e approfondita ulteriormente da altri fino a poco tempo fa.

Loro terra di missione il Borneo, la grande isola-continente divisa oggi in tre zone ben distinte: a settentrione, al centro, il piccolo, ricchissimo e indipendente Sultanato di Brunei; ai lati i due Stati di Sarawak a sinistra e Sabah a destra, aggregati dagli Inglesi nel 1963 alla Federazione della Malaysia e infine la parte meridionale, la più vasta del Borneo, che da gran tempo fa parte dell’Indonesia.

Un lungo silenzio ha accompagnato quasi sempre il Borneo, al contrario dei limitrofi giganti asiatici, Cina. Indonesia, Vietnam, Filippine, Thailandia,... Silenzio sul Borneo come tale, ma soprattutto riguardo alle imprese apostoliche come questa di cui sopra.

Nel nostro Archivio storico di Roma, ho persino ritrovato un lungo e interessante dattiloscritto del Padre Tragella, dal significativo titolo: "Don Carlos Cuarteron: un Prefetto apostolico dimenticato", finora però mai pubblicato.

Oggi, tuttavia, questo strano e lungo silenzio, è venuto rompendosi improvvisamente negli ultimi anni con la stampa di ben tre libri sull’argomento, apparsi in lingue e zone diverse del mondo: Spagna, Malaysia e Italia.

Prima di trattare dell’avventura missionaria dei nostri pionieri, eccoci intanto a presentare brevemente il valore e il contenuto di queste recenti pubblicazioni.

Biografia in lingua spagnola

La prima opera è il libro scritto dalla spagnola Alicia Castellanos Escudier nel 2004, stampato dalla Silex, Madrid, col titolo un po’ riduttivo ma suggestivo: Cuarteroni y los piratas malayos (1816-1880), pagine 254. L’Autrice, oltre che da vari archivi spagnoli, ha attinto ampiamente anche a fonti dirette: la famiglia Cuarteron, risiedente ancora in Cadice (città natale e di morte di Don Carlos, e che ha dato i natali alla stessa scrittrice). Logicamente fondamentali per la sua ricerca su Cuarteron sono stati anche l’Archivio Vaticano e quello di Propaganda Fide.

L’interesse dell’Autrice, laureatasi a Cadice, risale ai tempi universitari, quando quotidianamente passava davanti alla lapide commemorativa posta sulla casa natale dell’illustre concittadino. Specializzatasi in storia dell’America e Filippine, fu Commissaria della Esposizione "Spagna e Filippine", tenuta nel Palazzo dei Congressi di Cadice nel 1998. Un’inaspettata occasione che gli diede modo di conoscere meglio quel "misterioso" Cuarteron e di iniziare così la sua successiva avventura storico-letteraria.

Grazie alla documentazione "amministrativa" (in parte esposta nella mostra) e a quella proveniente dalla famiglia del Cuarteron, il libro offre molte notizie relative al periodo "secolare" del Cuarteron. Anche quelle "ecclesiastiche" non mancano. Come spesso accade nel campo della ricerca, molte di queste ultime lettere e documenti non sono tra quelli compresi nella copiosa raccolta che ho acquisito presso l’Archivio di Propaganda Fide. Molte delle mie scoperte documentali, del resto, non appaiono in questo libro, così come pure quelle proveniente dagli archivi di tutto il Sud-Est asiatico, oltre che di Spagna ed Inghilterra, raccolte dal Prof. Michael Gibby di Singapore per il suo libro, di cui parlerò di più avanti.

Purtroppo l’opera della Castellanos Escudier contiene anche un discreto numero di errori di trascrizione e di date, ed i nomi propri, specie italiani, sono quasi tutti molto arrangiati. Le citazioni di lettere e documenti, poi, mancano spesso di riferimenti cronologici e note, che sarebbero state molto utili per approfondire il tutto. Manca pure un indice dei nomi. A parte ciò, molto merito.

Un libro in inglese

Il secondo volume lo dobbiamo invece al Prof. Michael Gibby (Mike, Michelino, nel libro...) ed ha come titolo: "Crowned with the Stars" (Coronato di stelle). Titolo poetico, generico, di pura fantasia, ma a piè di pagina il contenuto è ben specificato: "The Life and Times of Don Carlos Cuarteron, first Prefect of Borneo:1816-1880". Stampato nell’agosto del 2005 a Singapore, 240 pagine. Ha un’accurata bibliografia, fonti e indice dei nomi, con utili appendici e preziose cartine antiche e moderne e infine specialissime illustrazioni a colori.

Il libro, presentato a vari editori, ma non accolto forse perché di argomento chiaramente "cattolico", alla fine fu stampato per conto della Diocesi di Kota Kinabalu, a cui appartiene Labuan. Questa Diocesi è una delle due dello Stato del Sabah, nel nord-est del Borneo, Federazione della Malaysia, e conta 2.840.000 abitanti, dui cui 213.000 cattolici. Complessivamente le 6 circoscrizioni ecclesiastiche del Borneo Settentrionale – Brunei, Kota Kinabalu, Keningau, Kuching, Miri, Sibu – si estendono per 182.615.000 kmq e dei 5.734.000 abitanti circa 600.000 sono cattolici.

La Diocesi di Kota Kinabalu ha accolto così questa occasione per ricordare degnamente e concretamente i 150 anni dall’arrivo dei primi missionari. con un libro ben documentato. Ricordiamo che questo 150° anniversario non riguarda solo la Diocesi di Kota Kinabalu, ma anche tutte le diocesi del Borneo Settentrionale.

Da notare poi, riguardo a questo libro del Prof Gibby, che egli in precedenza aveva pubblicato anche un "unico ed originale" volume di 265 pagine dal titolo "Islands of Malaysia" (C.O.S., Singapore, 1994). In esso riportava, corredandoli con foto, i risultati delle visite fatte per molti anni durante le ferie a tutte le isole e isolette della Malaysia, Ed anche questo impegnativo lavoro editoriale gli è certo stato utile per la stesura del volume su Mons. Cuarteron e sui nostri confratelli.

Chi è il Prof. Gibby

Il Prof. Gibby, inglese, biologo, vive da più di venti anni a Singapore con la moglie e le due figlie. Nato nel 1948, ancora insegna nel prestigioso "United World College of S.E. Asia", uno dei soli 10 Colleges interrazziali sparsi nel mondo per giovani fino ai 18 anni (poi passano alle università). Una delle sedi è in Italia, a Duino, presso Trieste, inaugurata anni fa dal Principe Carlo.

Appassionato di studi storici, quando nel 1998 era alle prese col libro sopra citato, avendo a che fare con Labuan scoprì il nome di Cuarteron, unito ad accenni molto negativi e critici su di lui: un cattivo soggetto, un fallito, non aveva combinato nulla di buono! Allora, incuriosito, volle approfondire le ricerche su Don Carlos. Esaminata la sua vita di prete, scoprì che era stato sempre dedito alla redenzione degli schiavi e alla lotta al commercio di armi e droga. Per questo Gibby, nel 1999, si mise in contatto anche con P. Renzo Milanese, allora Superiore del P.I.M.E. ad Hongkong, chiedendo documenti. Questi lo indirizzò al confratello P. Lorenzo Chiesa di Milano, bibliotecario e che sa bene l’inglese, il quale lo aiutò assai nelle prime ricerche. Nel successivo settembre 2000, Gibby contattò anche Padre Angelo Bubani, Archivista P.I.M.E. di Roma, che subito gli inviò quanto potè rintracciare a riguardo.

P. Bubani, conoscendo poco l’inglese, nel febbraio 2001 chiese a me, che ero suo aiutante archivista a Roma, di mettermi in contatto con Gibby e di accontentarlo nelle sue ulteriori e sempre più esigenti richieste.

Nell’agosto 2001 Gibby chiese anche all’Archivista di Propaganda Fide, il Padre Luis Manuel Cuña, di trovargli e mandargli tutto su Cuarteron. L’Archivista rispose: o venga lei o mandi una persona esperta e di fiducia. Si giudicò allora da parte di tutti che questa persona non poteva essere che il sottoscritto. Non potei però iniziare subito le ricerche perché intanto, con calma, l’Archivio e la Biblioteca di Propaganda Fide, da Piazza di Spagna venivano traslocate sul Gianicolo. La Biblioteca in un edificio presso l’Università Urbaniana e l’Archivio addirittura sotto il campo da gioco del Collegio Urbano. Ancor più sotto, come è noto, per l’Anno Santo 2000 vi erano stati scavati e allestiti vari parcheggi.

Nel frattempo, presso la Casa Generalizia di Roma, avevo iniziato a trascrivere per il Gibby gli originali delle lettere dei nostri due missionari del Borneo conservate nel nostro Archivio (scritti su minimi fogli in caratteri minutissimi, su due lati, e carta trasparente). Nel marzo 2002, poi, potei finalmente consultare anche i tomi dell’Archivio di Propaganda Fide: vi trovai decine e decine di lettere del Cuarteron, quasi sempre su carta intestata e scritte in bei caratteri in spagnolo, con firma inconfondibile. Spesso vi era anche una sintesi o traduzione per il Cardinale di Propaganda, e le risposte di questi. Lettere e documenti che vanno dal 1855 al 1880. E mentre qui a Roma ero intento in trascrizioni e visite agli Archivi di Propaganda, Gibby completava le ricerche negli archivi di tutta l’Asia del Sud-Est, in Spagna e in Inghilterra, utilizzando il suo periodo di ferie scolastiche. Pensava di terminare il lavoro nientemeno che nel 2002, e invece riuscì a completarlo solo due anni più tardi. A coadiuvarlo una schiera di traduttori amici, e anche alcuni suoi studenti, per l’italiano, lo spagnolo e così via.

Le prime bozze

Ad un certo punto mi mandò anche le prime bozze del libro. Mi premurai di rimandargliele con le principali correzioni (confusioni inevitabili su P.I.M.E., Milano, Roma, organi della S. Sede; "Cardinal Marinoni" invece che Mons. Marinoni, e simili...).

Ma il libro non usciva mai. Mancava un editore. Alla fine, come detto, spuntò fuori la Diocesi di Kota Kinabalu. Fu il P.Giorgio Licini, già nelle Filippine ed oggi Superiore P.I.M.E. della Papua N.Guinea, bergamasco come i "Quarteroni", e a cui piaceva sapere da me tutto sul Cuarteron, a suggerire al suo amico P. Cosmas Lee di Kota Kinabalu (del Sabah) di considerare il libro del Prof. Gibby (di Singapore). E così il libro ebbe un sicuro pubblico di lettori. Gibby me ne mandò copia con questa significativa dedica: "Fr. Mauro. This book could not exist without your help. Best wishes. Michael" (questo libro non poteva esistere senza il suo aiuto). Lo dico solo per doverosa riconoscenza al nostro Istituto, che, dal marzo 2000 mi ha messo a questo posto, conforme ad una certa mia passione storica, e per l’esercizio della pazienza.

Al libro penso siano da tributare ampie lodi. Lo stile è scorrevole, niente di pesante. Il tutto è rigorosamente storico, salvo naturalmente, anche in questo libro, degli svarioni qua e là. Ma dato che il libro sarà certo ristampato, si provvederà a migliorare il tutto.

L’Autore non indulge certo alla fantasia, né come stile al sensazionalismo. Eppure, basti pensare che quelle sono le zone immortalate dal romanziere Emilio Salgari, di fama mondiale, con i suoi pirati della Malesia, l’eroe anti-inglese Sandokan, l’isola di Labuan, le tigri di Mompracen; e poi films e telenovele famose. Ce n’era di materia per scatenare una prosa di fantasia.

Il volume è completato da una Bibliografia e una elencazione finale di tutte le fonti, entrambe veramente complete, nonché un utile indice dei nomi. Purtroppo, anche in questo caso, sia pure in maniera minore rispetto a quello della Castellanos Escudier, il libro è spesso carente del corredo "locale" di note e di riferimenti. Lo dissi all’Autore, ma egli non volle sobbarcarsi a questa ulteriore fatica, anche per non appesantirlo troppo e farlo classificare subito come un libro per soli studiosi.

Anche il titolo stesso e la bella copertina assai simbolica, con la storica goletta di Cuarteron, la "Lynx", a Sulu (Jolo) il 24 agosto 1847 con tre bandiere, la trinitaria (Ordine dei Trinitari), la spagnola e l’inglese, e la retro-copertina con a sinistra la stessa "Lynx" incendiata il 20 aprile 1848 a Salibaboo, e la "Martiri del Tun-kin" a destra, sono sempre su questa linea di sfumare un po’ le cose.

Otto grandi quadri ad olio

Prima di terminare questa presentazione del libro (che usciva un anno dopo quello della scrittrice spagnola), debbo assolutamente accennare al "miracolo" delle 8 riproduzioni a colori poste alla fine del libro, di cui una è quella riportata in copertina. Si tratta di quadri di grandi dimensioni (anche di quasi 2 metri...), presumibilmente dipinti dallo stesso Cuarteron (o su precise indicazioni dello stesso), con ampie cornici dorate, portati da lui dalla Spagna e donati nel 1852, mettendo piede a Roma, al "Prefetto Apostolico", il Cardinale di Prop. Fide Giacomo Filippo Fransoni. Quell’ "Apostolico" era del tutto fuori luogo. "Prefetto Apostolico" era ed è, pressappoco, l’ultimo gradino della gerarchia ecclesiastica. Eppure quel titolo (Cuarteron era ancora un laico, un capitano di mare...) è rimasto ben dipinto a stampatello sotto ogni quadro, con vedute dei porti da lui visitati e personaggi vari: porto di Kuching, Brunei, Sultano di Jolo, Rajà di Salibaboo, indigeni, con le date delle sue visite: dal 1844 in poi. Con l’aiuto dell’Archivista di Propaganda Fide li ritrovammo in un magazzino del Palazzo di questa Congregazione a Piazza di Spagna (per questi ed altri quadri si pensava di realizzare una galleria). Da lì li portammo fuori noi stessi con molta fatica, così che potei trascrivere le sottostanti didascalie in spagnolo. Ottenni poi, tramite P. Massimo Cenci, Sottosegretario di Propaganda Fide, dal Cardinale Prefetto Crescenzio Sepe, buon amico del P.I.M.E., lo specialissimo permesso di riprodurli sul libro del Gibby. Permesso già negato ad altri. In seguito chiesi pure di farne delle riproduzioni per inviarle al Vescovo di Kota Kinabalu per la Mostra del Centenario. Padre Cosmas le fece fare su tela, in dimensioni naturali, per metterle poi in Episcopio. Alla fine del 2005, dopo traversie varie, arrivarono finalmente a destinazione in Borneo.

Ed è a questi "Quadri" che si ispira la "relazione" in spagnolo che il capitano Cuarteron presentò nel 1852 al Cardinale Prefetto Fransoni (non ancora ritrovata in tale lingua) e che poi egli tradusse e stampò e presentò in italiano a Roma nel settembre ‘55, assieme alla mostra dei quadri stessi nel Palazzo di P. Fide, poco prima di partire per il Borneo. Titolo:" Spiegazione e Traduzione dei XIV Quadri" (Tip. di P. Fide, Roma, pagine 224). Questi 14 "quadri" erano altrettanti capitoli su quelle lontane regioni da lui visitate. Sinora sono stati rintracciati otto quadri ad olio. E gli altri? Probabilmente erano solo pannelli con cartine geografiche e topografiche, prospetti con elenchi di isole e villaggi visitati, liste di battesimi da lui conferiti in quelle zone, elenchi degli schiavi riscattati, tabelle dei luoghi con longitudine e latitudine... Tutto pubblicato nel libro, che in appendice ha pure un dizionario "unico", con introduzione e 9 pagine di vocaboli in colonna in lingua italiana, malese, suluana (arcipelago di Sulu) e tagalese (tagalog, ora lingua ufficiale filippina).

Il libro di Don Cognoli

Il terzo ed ultimo libro sul Borneo, su Mons. Cuarteron ed i nostri, è stato appena pubblicato nella nostra Collana di Quaderni edita dall’Ufficio Storico del P.I.M.E. a Roma. Titolo:" Una Missione in terra d’Islam: Borneo Labuan e Brunei, 1856-1860", pagine 128. Autore ne è il pazientissimo ed efficiente storico Don Virgilio Cognoli, che per sette anni è venuto qui all’Archivio Storico presso la Casa Generalizia di per studiare, trascrivere, ordinare gli antichi documenti sui nostri primi Missionari. Anche lui ha potuto beneficiare, per mio mezzo, di alcune delle mie ricerche di cui sopra. Ed io ho beneficiato delle sue qui. Infine, Padre Gheddo, sulla scorta di tutti questi documenti raccolti, che ha esaminato accuratamente, e dei due recenti libri di cui sopra (lo spagnolo e l’ inglese) ha integrato un po’ qua e là il testo di Don Virginio Cognoli, dandogli una sistemazione definitiva.

Naturalmente il libro considera soltanto il breve periodo di questa Missione in cui furono coinvolti con il Cuarteron i nostri due Padri, Antonio Riva e Ignazio Borgazzi, e per poco tempo anche Reina, Raimondi e Tacchini, e non il ventennio seguente fino alla morte di Cuarteron (1880).

Chi era Cuarteron

A questo punto occorre presentare in breve la figura di questo personaggio davvero eccezionale, speciale come persona e per le vicissitudini da lui vissute in un periodo storico da pionieri.

Carlos (Domingo Antonio Gennaro) Cuarteron nacque a Cadice, in Andalusia, il 19 settembre 1816 da Giovanni (Juan) Cuarteron e da Ramona Fernàndez, quarto di 9 figli e figlie. Suoi padrini: due italiani. La famiglia, infatti, pare sia trasmigrata sin là prima dal Bergamasco (e Milano) e poi da Genova verso il 1790. Cadice: il porto più attivo per il commercio con l’America e le Filippine.

Tre figli, Carlos, Manuel e Ramon, seguirono la carriera navale, due quella ecclesiastica (Juan Antonio, Agostiniano, e Carlos), e due quella commerciale. Le donne si sposarono tutte.

Carlos fu di aspetto gradevole, come risulta dalle sue immagini di allievo prima e poi di ufficiale di marina, e di statura superiore alla media. Di lui abbiamo poi una foto da vero patriarca con croce barba e capelli ben più che alla "C. Marx", e poi certo l’ultima sua immagine, che ce lo mostra, dopo 22 anni di Borneo, con un aspetto di uomo disfatto, ben oltre gli appena 64 anni che aveva.

Nel 1829, a soli 13 anni, Carlos dovette già imbarcarsi su l’ "Indiana"(o "Indiamar"?), forse accompagnato dallo zio materno Manuel Fernàndez. Superato il Capo di Buona Speranza, toccata l’India, Ceylon e l’Indonesia, avanti fino a Manila. S’impiegavano dai 3 ai 5 mesi. Nel 1831 torna a Cadice e diventa "terzo pilota" delle vie dell’India. Nel 1835, a 19 anni, diventa "secondo pilota di tutti i mari". Gli viene affidato il comando del brigantino "Càntabro", con il quale compie 17 viaggi tra Filippine e Cina, in 10 giorni ogni due mesi. Poi passa per breve tempo alla nave "Rosa". Dal 1838 al 1840 comanda la fregata "Buen Suceso" che naviga tra Spagna, India e Cina. Diviene poi anche capitano graduato di due navi filippine della Marina Sutil (leggera, commerciale, istituita anche per far fronte agli attacchi dei pirati). E quindi eccolo "pilota di primo grado". Ormai è "Don": Don Carlos, signor Carlo! Dal 1841 al 1843 comanda la fregata "Bela Vascongada", di 480 tonnellate, munita di molti cannoni, che porta tabacco, spezie e altro in Europa. I cannoni non erano superflui. Proprio nel 1843, s’imbattè in 28 feluche di pirati, e nell’anno seguente in 50, che stavano per assaltare una nave inglese, a cui lui porse aiuto. Pirati cinesi e malesi, secondo i posti. Spesso la salvezza consisteva solo nel navigare in convoglio.

Un vero tesoro

Tornato da Cadice a Manila nel maggio ’43 sente parlare della fregata inglese "Christina", di 296 tonnellate, partita da Macao l’8 giugno 1842 carica di argento (sycee silver: pezzi di argento usati in Cina come moneta), e naufragata il 1° luglio 1842 a mezzanotte fra gli scogli di London Reefs tra Cocincina (Vietnam) e Borneo. Solo una delle due scialuppe con pochi a bordo si era salvata ed aveva raggiunto Mindoro nelle Filippine, riferendo del disastro. Cuarteron decise così di lasciare il comando della "Bella Vascongada" . Con i suoi risparmi, stipendi e commerci vari, comperò una goletta spagnola di 146 tonnellate che chiamò "Martiri del Tun-kin" (Tonchino,Vietnam: Martiri del 1838). La nave, in apparenza era destinata alla pesca delle perle e delle tartarughe (richieste per fare oggetti, pettini ecc.) nei mari della Cina. In realtà nel febbraio ‘44 va subito a Macao, porto di arrivo (con oppio) del "Christina" e di partenza con l’argento, frutto della vendita dell’oppio e di altro, proprietà d’un ricco mercante indiano di Bombay. S’informa così meglio circa la zona del naufragio e poi punta subito al Sud, al "Christina". Alla fine, superando le pericolose barriere e scogliere coralline (una, non scritta sulle carte, fu da lui fortunatamente individuata e prese il suo nome, Cuarteron Reef) egli, dopo ben due mesi di ricerche, la ritrovò a circa 300 miglia da Labuan, un 30 miglia più in là dove si presumeva fosse. Sulla carta pubblicata nel suo libro vi è l’esatta posizione. Con fatica ne fece estrarre il prezioso tesoro in argento. Tutto o parte? Dopo altri giri fra Borneo e zone varie oltre il sud delle Filippine, Isole della Sonda, poi le Marianne e Guam, e ritorno a Manila, finalmente nel dicembre ‘44 consegnò il tesoro agli assicuratori di Macao (o di Hongkong – secondo altri). Quanto? L’argento (6 tonnellate?) fu valutato almeno 150/200.000 dollari spagnoli, circa 1 milione di dollari USA di allora, ed oggi vari milioni di dollari USA. A lui andò certo subito un quarto. Cuarteron diede anche il dovuto ai suoi ufficiali, marinai e pescatori. E il resto? Secondo le regole, se non si presentavano i proprietari a reclamarlo in tempo, tutto sarebbe diventato suo. Come andò a finire? Spenser St John (console inglese a Brunei dal 1859 al 1861) disse di aver sentito che poi egli aveva preso tutto. Sarà vero? Improbabile. Cuarteron, il 15 febbraio 1855, scrisse in un documento ufficiale ("Esposizione" o proposta a Prop. Fide) che egli ritrovò "oggetti di valore" e che ebbe la sua "parte proporzionale", consegnando il resto agli inglesi, come attestavano le sue carte.

Circa quelle vaste zone dei London Reefs, dette anche "Dangerous ground" (zona pericolosa), oggi sono divise tra Vietnam, Cina e Filippine. Sullo scoglio di Cuarteron dal 1987 vi è insediato un presidio cinese. Pare che sotto vi sia gas e petrolio. Inoltre aggiungiamo che nel 1994 cercatori di tesori tornarono nella zona del "Christina": trovarono solo ancore e un cannone tutto arrugginito.

Ma torniamo a Don Carlos. Dalla accurata carta dei suoi viaggi risulta però che egli aveva ancora ripreso il mare nel marzo ’45, ancora diretto al "Christina". E il 14 maggio era ancora a Macao (con altro argento?). Da lì andò ad Hongkong. Ripreso il mare, questa volta costeggiando le Filippine da oriente, si spinse verso il sud, ma si salvò a stento da un violentissimo uragano. Fu forse dopo questo o altro viaggio simile che fece voto di dedicare se stesso e le sue ricchezze a Dio.

E fu proprio nell’anno seguente, 1846 – lo dirà poi lui stesso – che prese lo Scapolare del Terz’Ordine dei Trinitari, sorti nel 1198 per la redenzione degli schiavi: pensiero da sempre fisso nel suo cuore. Nel gennaio ‘57, a Manila, prese invece lo Scapolare degli Agostiniani (non l’abito!).

Così, dopo la furiosa tempesta di cui sopra, egli visitò ancora una volta i mari del Sud ed il Pacifico, ed il 19 novembre 1845, era di nuovo a Macao, ove apprese della morte del padre.

Nel febbraio ‘46 parte da Hongkong ed arriva a maggio a Cadice, per rivedere i suoi e forse per sistemare la successione, poi va a Londra per incontrarvi gli assicuratori dei Lloyds. Dobbiamo anticipare qui che egli tornò a Londra anche in seguito, nel 1849, frequentando assiduamente il comandante ed esploratore-scrittore del Borneo Sir Edward Belcher, completando così le sue già profonde cognizioni ed esperienze in proposito.

Tornato a Cadice riprende il mare dopo due mesi. L’Occidente non fa per lui. Scrive chiaramente che solo nei viaggi di esplorazione in Oceania egli aveva trovato felicità e pace interiore.

Viaggi e vicissitudini

Poteva benissimo comperarsi terre ed isole, moltiplicare le sue ricchezze con il commercio, farsi magari un principato come il suo amico inglese Sir James Brooke, rajà di Sarawak. E invece va e compera ad Hongkong un’altra goletta inglese, la "Lynx", di 117 tonnellate, purtroppo in passato usata da altri per il trasporto dell’oppio tra Hongkong e Macao, e perciò ben nota ai pirati, che infatti tentarono di attaccarla, ma invano. Don Carlos, lasciata la "Martiri del Tun-kin" a suo fratello Manuel, anch’egli esperto capitano, con questa nave, battente bandiera inglese perché meglio accolta dagli islamici che quella spagnola, dal 28 maggio 1847 fa rotta verso i mari del sud. Purtroppo il 15 giugno, dopo una tremenda tempesta, dovette riparare nel vicino porto di Sual, nel nord-ovest di Luzon, invece che a Manila, come prescritto. Tentativo di evadere la dogana! – pensarono le autorità di Manila, di un capitano spagnolo, per di più della Marina Sutil, con una sua nave battente bandiera inglese, approdata senza chiedere permessi! Temendo sequestro e guai vari, appena riparati i danni, Cuarteron si allontanò rapidamente. Gli fu data la caccia come ad un nemico, un corsaro, interessando a questo anche inglesi e olandesi. Il 24 aprile 1848 Don Carlos decise perciò nel porto dell’isola di Salibaboo (Isole Talaor, tra Mindanao e Borneo), come ultimo rimedio, di incendiare la sua stessa nave. Scrisse poi persino una lunga poesia su questa tragedia. Incendiò la goletta "Lynx"dopo che in gennaio lo aveva raggiunto a Salibaboo il fratello Manuel con la "Martiri del Tun-kin". Su questa venne trasferito quanto poteva essere salvato. Manuel era arrivato a lui perché egli aveva mandato a Manila messaggi e schiavi riscattati per mezzo d’un provvidenziale brigantino, il "Narciso". Ora rimandava a Manila il fratello stesso, e con lui anche qualificati testimoni, parte dei suoi marinai e altri schiavi da lui liberati. Intanto passavano i mesi, e non potendo tornare a Manila, Don Carlos continuò i suoi giri sempre più pericolosi e avventurosi esplorando, contattando popolazioni locali, capi, istruendo nella fede chi era disponibile, curando malati, battezzando anche, all’occasione: due rajà, alcuni capi e altri (18 persone, tra cui 6 in articulo mortis). Ad uno diede il suo proprio crocifisso, ad un altro l’immagine della Madonna. Tentò anche di metter su una fattoria-modello per stimolare gli indigeni al lavoro, ma questa andò presto in rovina per il cattivo comportamento dei suoi.

Non per questo si scoraggiò. Con imbarcazioni di fortuna, e poi con la goletta olandese "Mercurius", il 3 marzo 1849 arriva fino a Giava, parla e consegna a Mons. Pietro M. Vrancken, vescovo titolare di Colophon, coadiutore del Vicario Apostolico di Batavia, una dettagliata e preziosa memoria sui luoghi da lui visitati, giuridicamente sotto quella giurisdizione. Poi, su di una nave militare olandese, da Batavia arriva a Singapore il 29 aprile 1849 e si presenta al Console spagnolo Don Antonio M. de Segovia che, finalmente, gli consegna un passaporto e lo informa che è scagionato da ogni colpa! Per lui aveva interceduto anche il Vicario Apostolico di Malacca-Singapore, Mons. Jean-Baptiste Boucho, M.E.P., che conosceva i suoi sentimenti cristiani.

Circa il comportamento dei suoi compatrioti, Cuarteron scriveva il 13 novembre 1848 al Padre Feliciani di Hongkong che essi "nutrivano sospetti verso di lui per la sua vita straordinaria e incomprensibile". A dir poco! Viaggiava continuamente, spendeva tanto ma non per sé, non cercava donne... Che più?

Col vapore "Malta" Cuarteron giunse infine a Hongkong il 17 maggio 1849, tornando così dopo due anni quasi esatti di peripezie e di esperienze le più varie al porto e al punto di partenza.

Periodo 1850 – 1855

Da questo punto non abbiamo molte notizie. Certo che nel 1850 era ancora a Cadice, dopo esservi giunto per la via breve di Suez (istmo però non ancora tagliato). Da Cadice scrisse e inviò al Governo di Madrid un Memorandum su come combattere la pirateria nei mari attorno alle Filippine, occupando soprattutto l’isola strategica di Balabac, nello Stretto tra le Filippine stesse e il Borneo. Cosa che chiese più volte ma che gli spagnoli realizzarono solo il 12 gennaio 1858.

Troviamo Cuarteron ancora a Cadice almeno nel gennaio e marzo ‘52. Ormai ha 36 anni ed ha preso certo le decisioni definitive per assecondare le antiche aspirazioni e dedicarsi totalmente a Dio. Tenute sempre accuratamente segrete. Eccolo così finalmente a Roma il 24 giugno 1852. Qui presenta a Propaganda Fide i famosi "Quadri" di cui sopra e una memoria scritta sui suoi viaggi, indicando infine la sicura e strategica isola di Labuan presso Brunei nel Borneo come sede centrale della Missione. Labuan ("sicuro ancoraggio" in malese), egli l’aveva visitata tre volte, sin dal 1830. Labuan, Colonia britannica dal 1846, su cessione del Sultano di Brunei, poteva diventare anche un possibile e sicuro centro propulsore per l’evangelizzazione di tutte quelle zone, ancora del tutto sconosciute alla Chiesa di Roma. Il dado ora era tratto. Ma quali contatti ebbe a Roma?

Don Carlos non era nuovo a contatti con ambienti ecclesiastici. Ricordiamo ancora quelli con Mons. Pietro Maria Vrancken di Giava, con Mons. Jean-Baptiste Boucho, Vescovo titolare di Attalea di Pamfilia e Vicario Apostolico di Malacca-Singapore. E soprattutto con Padre Antonio Feliciani, Procuratore di P. Fide e Prefetto Apostolico di Hongkong, e con i suoi successori e nostri confratelli Mons.Ambrosi e Mons. Raimondi. Con questi tenne corrispondenza (oltre che incontri) almeno dal dicembre ‘43. Lettere in parte conservate nel nostro Archivio.

Ed è per consiglio, certo avuto a suo tempo da Mons. Pietro Maria Vranken, che il 24 giugno 1852 egli era giunto a Roma con un duplice fine: il sacerdozio e la Missione del Borneo.

Vita romana

Qui, deciso più che mai a diventare sacerdote, segue regolari corsi di studi ecclesiastici. Quali e dove? Aveva forse già fatto qualche studio o preparazione in Spagna dal 1850 al 1851? Possibile. Pare che a Cadice siano andati perduti molti documenti degli archivi ecclesiastici durante la guerra civile. Ad ogni modo il 1° ottobre1852 egli scrive al P. Feliciani di Hongkong queste significative parole, che cioè "sarebbe stato già ordinato se non fosse per la mancanza di studi sufficienti". Insufficienti: solo ancora da completare? A Roma, in ogni caso, dove risiedeva e dove studiava? Purtroppo non vi è alcun accenno nelle sue lettere a nomi e luoghi precisi, ma solo riferimenti generici. È certo invece che nell’Archivio Lateranense, nel libro ufficiale delle Ordinazioni della diocesi di Roma, sono registrate regolarmente le varie tappe verso il Sacerdozio. Visitai l’Archivio (sempre strapieno di consultatori) il 5 giugno 2002. E così finalmente potei sfatare le fantasiose informazioni di origine per lo più spagnole (Enciclopedia, libri e articoli vari), circa l’ordinazione di Don Carlos da parte dello stesso Pio IX. Ripetute poi queste inevitabilmente anche dai nostri storici e nel 2004 dalla stessa autrice della biografia ispanica. Ma non dal Gibby, al quale avevo potuto comunicare subito la scoperta.

L’ordinazione del Cuarteron era andata dunque così: il 16 luglio ed il 15 agosto 1853 lo stesso Cardinale Prefetto di Propaganda Fide Giacomo Filippo Fransoni gli aveva conferito nella sua cappella privata la Tonsura, e poi l’Ostiariato, il Lettorato, l’Esorcistato e l’Accolitato. Il 25 marzo 1854 invece aveva ricevuto il Suddiaconato da Mons. Taddeo Amat y Brusi, C.M., (Lazzarista, spagnolo), consacrato appena il 12 marzo, a 43 anni, vescovo di Monterey di California. Il 1° aprile 1854, il sabato "sitientes", Mons. Antonio Ligi Bussi, Francescano Conventuale, Arcivescovo titolare di Iconio e Vice-Gerente di Roma, gli conferì il Diaconato assieme ad altri in S. Giovanni in Laterano. Infine il successivo 9 aprile, Domenica delle Palme, il medesimo Arcivescovo gli conferì il Sacerdozio nella sua cappella privata. Don Carlos aveva allora 38 anni. La formula di ordinazione sul registro da me finalmente consultato è sempre la stessa per i vari gradi: sempre ordinato "ad titulum patrimonii": aveva beni per mantenersi; e sempre "cum dimissoriis Ordinarii sui", cioè con il permesso del Vescovo di Cadice. Veramente egli era molto amico del Cardinale Prefetto di Prop. Fide Giacomo Filippo Fransoni, ed avrebbe voluto essere ordinato da lui (come appunto scrive al P. Feliciani), ma il Cardinale era ormai malato (morì infatti il 20 aprile 1856). Così fu ordinato da un altro. Già nella precedente malattia (1853-1854) egli faceva continue visite al Cardinale. C’è chi dice che lo stesso Cardinale gli dava lezioni private. Improbabile. Piccola nota: il Card. Giacomo Filippo Fransoni era fratello di Mons. Luigi dei Marchesi Fransoni, Arcivescovo di Torino, espulso poi dal Governo per forti contrasti.

Ma domandiamoci ancora dove alloggiava e studiava Don Carlos a Roma. Egli comunque non risulta nelle liste degli studenti interni del Collegio di Propaganda Fide, ma forse abitava vicino, dai Minimi di S. Andrea delle Fratte, a due passi, o presso i Trinitari (S. Carlino alle Quattro Fontane o in Via Condotti 41), e poi si univa agli studenti di P. Fide per la scuola (dentro o fuori Collegio?). Ho tentato ricerche in questi luoghi. Dai Minimi alloggiò poi con i nostri Padri Riva e Borgazzi. Ma non sono approdato a nulla: archivi trasferiti, scomparsi o inglobati dal Governo italiano dopo il 1870, e così via. Occorrerebbe tempo per cercare altrove. Ma a che pro? Aggiungiamo questo particolare. Il 1° ottobre 1865 specificava: "...appartengo al Clero Romano di Propaganda Fide e non a quello di queste isole...". Chiaro?

Quanto alla sua presenza a Roma, oltre il già detto, aggiungiamo che il Cuarteron, dati i suoi precedenti ed i piani apostolici di cui molto ormai si parlava, aveva libero accesso e ampie conoscenze tra la nobiltà romana e straniera, oltre che fra il clero che contava. Lo attestano da Roma anche le lettere dei nostri a Milano.

Prefetto Apostolico

Ma ormai le cose venivano concretandosi. Propaganda Fide a questo punto gli chiese un promemoria, un piano ben preciso di azione apostolica in Oceania, dove non operassero già altri missionari cattolici. Ed egli il 15 febbraio 1855 presentò alla stessa una "Esposizione" in lingua italiana di ben 14 pagine a stampa e a firma: il Sacerdote Carlos Cuarteron. Noi ne abbiamo una fotocopia corredata alla fine da una nota autografa del Segretario di P. Fide Mons. Alessandro Barnabò (che nel 1856 succederà a Fransoni). Vi si dice che nella riunione dei Cardinali della Congregazione (di Propaganda Fide) del 27 agosto 1855 fu stabilito di erigere una Prefettura Apostolica a Labuan, deputandone come Prefetto "l’Abb. Quarteron" (ancora con la "Q"). Nomina poi i nove Cardinali effettivamente presenti a quella riunione.

Nell’Esposizione Cuarteron riassumeva la sua storia, i suoi viaggi esplorativi per rendersi conto della situazione. Sintetizzando la storia passata politica e religiosa e quella presente, esaminava i pro e i contro di quelle regioni ed indicava di preferenza l’isola di Labuan, perché soggetta direttamente agli inglesi, gli unici disposti ad accogliere missionari mandati da Prop. Fide. Egli, inoltre, diceva e provava che gli inglesi avevano anche vari motivi di riconoscenza verso di lui. Continuava ricordando che era stato già proposto al Seminario Missionario di Milano di mandare due Padri con lui nel Borneo. Aggiungeva che ogni spesa per i missionari e la Missione l’avrebbe sostenuta lui personalmente, e che inoltre pensava di stabilire in Roma un Collegio Sacerdotale di europei ed indigeni, con rendite apposite, per provvedere la Missione di personale anche in futuro. Egli lascia infine a Propaganda Fide la scelta del Capo o Superiore della Missione, che sarebbe dovuta tornare nelle mani della Congrgazione se egli poi si fosse ammalato o ritirato, o comunque alla sua morte.

Circa il Collegio (per il quale egli diede poi a Propaganda Fide un grosso capitale, 280.000 reales, ma che non venne mai realizzato), è bene ricordare che egli, ancora semplice capitano, si era inteso con Mons. Boucho e con Mons. Vrancken per erigerne uno in Malesia con 1.000 pesos a testa. Ma poi Mons. Vrancken ci ripensò, e così non se ne era fatto più nulla.

Quanto alla decisione di Propaganda, invece, questa fu presa (assieme ad altre) il 27 agosto, il Decreto relativo di erezione della nuova Prefettura Apostolica con la nomina a Prefetto di Don Carlos Cuarteron fu invece reso noto solo in data 4 settembre 1855, alla stesura materiale del Decreto relativo.

Partenza: Spagna, Filippine e Borneo

Intanto il 19 febbraio 1855 partono da Milano per Roma i nostri due missionari, Antonio Riva e Ignazio Borgazzi, richiesti già da P. Fide il 22 novembre 1854 in vista della nuova Prefettura Apostolica. Il 23 febbraio 1855 questi sono a Roma e si aggregano al Cuarteron, col quale stringono forti legami. Il 16 agosto Mons. Barnabò presenta al Papa la "Esposizione" di Cuarteron, e poi lo stesso Don Carlos, accompagnato dai due nostri Padri, la presenta personalmente ai 13 Cardinali della Congregazione di P. Fide nelle loro case, dando chiarimenti a voce. Così scrive Borgazzi il 31 agosto a Mons. Marinoni.

Come occupano il tempo i nostri? Studiando certo l’inglese, visitando Roma inesauribile, e sospirando sempre la partenza. A sera vanno spesso a trovare l’ammalato Cardinal Fransoni, a due passi dal Convento dei Minimi dove sono ospitati.

A settembre il libro "Spiegazione e traduzione dei XIV Quadri" è finalmente stampato dalla tipografia di P. Fide (che aveva tardato per dare la necessaria precedenza ad un libro di Pio IX). Il 1° settembre stesso il libro è presentato al S. Padre. Segue poi la presentazione da parte di Cuarteron del libro e dei quadri stessi nel Palazzo di Propaganda Fide a Piazza di Spagna.

Da notare un particolare interessante. A pagina 203 del libro, alla fine, egli inserisce un "Supplemento", in cui riporta l’annuncio della "Gazzetta di Londra" del 18 maggio 1855. Vi si diceva che la Regina Vittoria aveva stabilito che Labuan diventasse sede di diocesi (anglicana) con il vescovo Rev. F.T.M. Dougall, D.C.L. (che era già con altri pastori a Kuching, Sarawak ,dal 1848).

Ed arriviamo così a verso la metà di ottobre. quando il Papa riceve i tre partenti (e 3 Cappuccini) accompagnati da Mons. Barnabò. Pio IX consegna loro medaglie d’argento della Madonna e crocifissi e li saluta con trasporto, ricordando commosso anche i loro sfortunati predecessori nell’Oceania. Il 19 ottobre 1855 partono, via Civitavecchia e Francia, per Cadice, ove giungono il 6 novembre. Tutti alloggiano in casa Cuarteron. Purtroppo non vi sono navi per Manila. Don Carlos stava alfine per comperare la goletta "Asia" di 250 tonnellate, quando giunse provvidenzialmente dall’Inghilterra la nuova grande nave "Guadalupe", di 1.200 tonnellate", lunga 64 metri e larga 11. Apparteneva al suo intimo amico Don Ignazio De Castro di Cadice, che alla nave aveva dato il nome della figlia, defunta da pochi mesi (la madre ne era quasi impazzita). I nostri sono accettati volentieri, e a prezzo scontato... Ma la nave si ferma ancora per molto per completare altri grandi lavori, e così parte da Cadice solo il 28 febbraio 1856, guidata dal nipote del De Castro. I nostri possono fare liberamente apostolato tra marinai, passeggeri e 300 militari spagnoli che trasportava. La nave giunge a Manila il successivo 16 giugno, dopo 109 giorni di viaggio. I nostri prendono alloggio presso gli Agostiniani e poi presso i Francescani. Ivi attendono i nostri (Reina, Raimondi e Fr. Tacchini, più l’indigeno Puarer di Woodlark) reduci dalle tragedie dell’Oceania, che però arrivano da Sydney (Australia) soltanto il 1° ottobre. Il 27 dicembre Puarer viene battezzato a Manila col nome del nostro primo Martire (a Woodlark), P. Giovanni Mazzucconi, ucciso nel settembre ‘55.

Passano mesi anche a Manila, perché Cuarteron sperava che il fratello Don Manuel gli comperasse il brigantino "Pacifico" ad Hongkong per andare poi con questo a Labuan e poi in Oceania. Ma l’attesa si prolungava. E inoltre dovette sfoderare tutta la sua autorevolezza e diplomazia per ottenere dalle autorità spagnole locali i laboriosi e delicati documenti di tutti per andare a Labuan. La Spagna infatti considerava propri Labuan ed il Borneo Settentrionale, sin dal 1594, ed aveva inviato una protesta quando l’Inghilterra aveva occupato l’isola nel 1846. Così, soltanto il 12 marzo 1857 riescono, vecchi e nuovi missionari, e alcuni filippini, ad imbarcarsi sulla "Martiri del Tun-kin". Questa nave teneva agganciate a sé con funi anche le due feluche di appoggio "Refugium Peccatorun" e "Consolatrix Afflictorum", della Marina Sutil, di 30 tonnellate, appena comperate a Manila. Ma lungo il tragitto il forte vento le fece cozzare tra loro, così che dovettero rifugiarsi a Panay per ben 15 giorni per ripararvi i danni. Soltanto il 14 aprile (due giorni dopo Pasqua) riuscirono finalmente ad attraccare nel porto di Victoria nell’isola di Labuan. Nuovi missionari e reduci lavorano insieme, al momento, in attesa di nuove disposizioni da Roma.

La nostra breve Missione

Il 25 febbraio 1858 Cuarteron conduce i tre reduci con l’altra nave appositamente e finalmente comperata (il "Pacifico", di 200 tonnellate, per 50.000 franchi) verso Hongkong, per poi da lì riaccompagnarli in Oceania come promesso da sempre a Roma. E invece trovano a Singapore (6 marzo1858) un ordine di P. Fide (del 29 gennaio 1858) che destina i reduci (Reina, Raimondi e Tacchini) proprio ad Hongkong invece che ancora in Melanesia. Condotti dunque i nostri reduci a Hongkong, Cuarteron torna così subito a Labuan e con i suoi due missionari continua ad organizzare la nuova Missione nei tre punti strategici, divisi ma non molto distanti: isola di Labuan; Barambang (detta anche Brambangan) presso Brunei; e Looc Porin (o Looporing; oggi Lok Porin) nella costa quasi di fronte a Labuan sulla terraferma del Borneo, nella baia di Gaya.

L’ isola di Labuan, con miniere di carbone (prezioso per le prime navi a vapore) era a un 35 miglia marine (57 km) dalla capitale del Sultanato, Brunei. L’isola misurava 92 kmq. Ed aveva 1.500 abitanti (3000 nel 1870): malesi, cinesi, indiani, inglesi e irlandesi (minatori) con circa 50 cattolici di varie razze. Oggi l’isola ha 76.000 abitanti; la capitale, Victoria, da sola ne conta 54.000.

I nostri tre avevano una vera flottiglia per viaggi lunghi e brevi, per collegarsi ai tre centri e al resto del mondo (Manila, Singapore, Hongkong...). Nel 1858, come accennato, alle tre si aggiunse il "Pacifico", che presto però passò a Don Manuel per commerci tra Manila e America.

Gibby cita anche altre imbarcazioni, che magari sostituirono poi le altre: il "Trinitario", da 5 tonnellate(1862), il "S. Francesco Saverio" che affonda con tre marinai tra Looc Porin e Labuan il 15 luglio 1867, la "Providencia" (ex Kate), di 15 tonnellate, comperata a Singapore per 515 pesos il 24 ottobre 1870, la "Asuncion"(acquistata a Labuan nella seconda metà del 1857), che va a Don Manuel, per sostituire la "Martiri del Tun-kin". Come si vede, un bel via-vai di navi, prima e dopo la crisi... I nostri si misero alacremente all’opera. Don Riva tirando su la Missione di N. S. delle Grazie, concessa dal Sultano grazie agli inglesi, a cui fu annesso presto un villaggio di ex schiavi filippini riscattati . La Missione sorgeva su di una specie di promontorio, a Barambang (o Brambarang), sulla collina meridionale del monte Kianggi, dominante il fiume e la città lagunare di Brunei, che era a circa un chilometro. Questa aveva allora un 22.500 abitanti ed era chiamata pomposamente la "Venezia dell’Oriente". Ma tutta di capanne, allora. Oggi il ricchissimo Sultanato, basato sul petrolio, indipendente dal 1984, misura 5.800 kmq, e solo 347.000 abitanti. Nel 2004 la Prefettura Apostolica di Brunei è stata elevata a Vicariato Apostolico. Conta 21.000 cattolici.

Don Ignazio Borgazzi si dedicò alla sede di Labuan: la casa-procura, dove risiedeva il Prefetto quando era presente. Sull’isola vi era già a nord, presso le miniere di carbone, una piccola cappella fatta dagli irlandesi. Poi fu fatta una chiesa, in onore del SS.mo Crocifisso(poi dell’Assunzione).

Infine, più in là, verso ovest, nella Baia di Gaya sulla terraferma del Borneo, la Missione di Looc Porin, Gantisan, sorge la Missione dedicata a N.S. di Belèn (Betlemme), affidata alle particolari cure di Cuarteron. Il 4 gennaio 1858 vi si celebra la prima Messa. Anche qui sorge con villaggio cristiano.

A Labuan con gli inglesi, e anche nei dintorni, i missionari sembravano dover essere al sicuro. Il Sultano di Brunei aveva finito con il cedere nel 1841 una zona del Sarawak al ricco avventuriero inglese James Brooke, già dal 1836 nella zona di Kuching con la sua nave "Royalist". Brooke vi aveva acquistato vaste terre e pian piano aveva esteso la sua zona di influenza a tutto quel territorio che prende il nome dal fiume Sarawak. Brooke era nemico giurato dei pirati malesi, suluani e Dayak, e fu sostenuto a volte anche da navi inglesi. Nell’ottobre ‘44, sempre per tramite di Brooke, un altro Sultano aveva ceduto anche Labuan agli inglesi. Ma poi, dopo lo sterminio di questi e famiglia, gli inglesi occuparono Labuan solo il 24 dicembre 1846. Nel 1847 James Brooke va a Londra e diventa anche Sir e Governatore di Labuan, ma poi, tormentato dai tribunali inglesi, nel 1854 si ritira nel suo vasto Sarawak di cui era Rajà dal 1839. Fu lui a chiamare là nel 1848 i missionari anglicani. La moglie era cattolica, ma lui preferiva che i missionari anglicani e cattolici lavorassero a debita distanza tra loro. Nel 1861 si ritirò a Londra lasciando a Kuching come Rajà il nipote Charles. Quanto ai nostri, potevano agire e agiscono non solo tra i filippini (schiavi o meno) ma anche fra i Murut (tribù animiste dell’interno) e fra i Dayak della costa e dell’interno, tutta gente che preferiva i bianchi e le loro idee a quelle dei dominatori islamici. Anche oggi si registrano molte conversioni.

Difficoltà crescenti

Ma tutto questo, specie riguardo alle costruzioni, forse fu fatto troppo in fretta e soprattutto troppo molto in vista, anche materialmente. Una chiesa con due torri e due grandi croci sopra, ben in vista di Brunei, dove oltretutto alloggiavano ancora tutti, Sultano compreso, in capanne.

E quanto ai primi pochi cristiani riscattati, raccolti e protetti, passi. Ma presto la cosa sfuggì di mano a tutti. Gli schiavi (centinaia a Brunei, razziati nelle Filippine e venduti ivi dai pirati di Sulu) volevano andare anche loro là, e scappavano. I padroni si allarmarono e reagirono. Vi furono almeno due assalti a mano armata degli islamici a Barambang, con morti e feriti e rovina della Missione. Proteste e ricostruzione. Più volte. Comunque la chiesa andò a fuoco (doloso?) solo nell’aprile ‘65. Nel 1879 da sotto si vedeva ancora nel verde uno dei due bianchi campanili. Poi la vasta zona fu venduta per 100 dollari al Console inglese; anche le pietre presero altre strade, e rimase foresta. . Nel 1866 persino la chiesa di Labuan era in rovina, poi Cuarteron riuscì a rimetterla in sesto. Ma intanto erano arrivati a Labuan stessa anche i missionari anglicani, che sino ad allora si erano almeno tenuti lontani da Labuan, dove Mons. Carlos era arrivato per primo. La situazione peggiorò. Ma ancora nel 1934 la chiesa di P. Borgazzi era stata rifatta. Oggi a Labuan, al posto della casa del Governatore e del Cuarteron, vicino alla spiaggia, vi è addirittura un aeroporto.

Per completare il desolante panorama: anche la Missione di Looc Porin fu poi anch’essa devastata e con il tempo ne scomparve ogni traccia. Ivi, l’8 dicembre 1857, nella cappella di paglia stracolma di fedeli e di curiosi, era stata celebrata la prima Messa nel Borneo continentale. Su d’una roccia era stata incisa da Cuarteron stesso questa scritta: "Prop. Fide, 1857". Recentemente è stata ricercata, ma anch’essa inutilmente. La roccia locale è molto friabile, per cui... Ma forse la cosa è andata diversamente? Nel 1873 Mons. Cuarteron portò via da lì gli ultimi cristiani, ma risulta che ancora nel 1876 vi aveva mandato due catechisti a rifare la Missione. E lui vi andò pure nel 1879, per l’ultima volta. Ma oggi in quella zona dal 2003 vi è addirittura una base della Marina Malaysiana. Cuarteron aveva scelto assai bene anche qui il posto! Perché, si dice, egli sperava sempre che gli Spagnoli vi sarebbero finalmente ritornati, prima o poi (come effettivamente avvenne per Balabac e l’Arcipelago delle Sulu), e vi avrebbero fatto magari la loro capitale del Borneo. Solo sogni.

Il Prefetto Apostolico, ce n’è qualche traccia, aveva certo consigliato prudenza ai nostri due, molto attivi, ma le situazioni erano quelle, ormai incontrollabili e che tendevano al peggio. Proteste loro e del Console inglese al vecchio Sultano. Questi rispondeva che non poteva "mettersi contro i suoi". Gli inglesi da parte loro non potevano certo rischiare una guerra generale per dei missionari, per di più cattolici, in quelle vaste ed insicure zone, contro il Sultano e i capi locali, sino a quel momento loro amici. Del resto, il Prefetto non sempre era andato d’accordo con loro, specie per via della morale ed altro ancora.

Senza soldi

A tutto questo si era poi unita una assolutamente imprevista e forte crisi finanziaria dello stesso Cuarteron. I suoi capitali, impiegati qua e là, specie ad Hongkong tramite l’amico D’Almeida, erano ormai irrecuperabili. Roma era lontana e nicchiava. Le spese per le navi ed equipaggi erano certo forti. Per di più egli rimase fuori Labuan, tra Manila e Macao, per ben 13 mesi (maggio ‘58 - luglio ‘59), per via del fratello Agostiniano malato, ma soprattutto per cercare di venire a capo della inattesa e pessima situazione finanziaria. Ma fu tutto vano. Fu costretto a dar ordine di sospendere i lavori. In più il Prefetto (evidentemente di pessimo umore) fece un errore fondamentale scrivendo per ben due volte a Roma verso la fine del 1859 dicendo che i due missionari erano imprudenti,disobbedienti. Accuse piuttosto sorprendenti e inconsistenti. Una scusa per ritirarsi, non avendo più soldi? E purtroppo Roma rispose subito (si fa per dire!), ordinando ai due di andare ad unirsi ai confratelli di Hongkong, porta dell’immenso e civile Impero cinese, che stava certo assai più a cuore al nuovo Cardinale di Prop. Fide Barnabò dello sconosciuto e selvaggio Borneo. I due lasciano così la Missione il 15 agosto 1860 sul "Victoria", senza conoscere i retroscena, il perché. Toccano Singapore e poi l’arrivo ad Hongkong il 9 settembre. Il Prefetto non aveva neppure i soldi per pagare, come doveva, il loro viaggio! Se lo pagarono da soli, con i pochi soldi personali che avevano avuto dai parenti. E lui disse che dovevano farsi rimborsare dal suo Procuratore di Hongkong, se il D’Almeida nel frattempo avesse restituito almeno parte dei suoi soldi. Illusione!

E così, alle due disgraziate lettere seguì il giudizio affrettato di Roma sui nostri, e la decisione radicale e rapida, addirittura scavalcando il loro Superiore, Mons. Marinoni di Milano, che ignorava tutto, e al quale il Cardinale Prefetto Barnabò scrisse il 24 aprile 1860 tacciando prima di poco zelo e poi di zelo esagerato e imprudente, di disobbedienza, i due nostri ignari confratelli, che non poterono quindi mai spiegare e discolparsi. Giudizio che poi anni dopo (1867) sembrò chiaramente cambiato durante un colloquio a Roma del Cardinale con lo stesso Padre Borgazzi. E pace comunque anche tra Cuarteron ed i nostri, tanto che il 26 settembre 1868 P. Borgazzi scrive ancora al suo ex- Prefetto Cuarteron condonandogli persino quel vecchio debito per la nave Labuan-Hongkong.

Solo in tutto

Cuarteron continuò come potè da solo, alle volte con l’aiuto di qualche sacerdote di passaggio. Nel 1872 chiedeva persino ai nostri di Hongkong delle Bibbie in cinese per i suoi cattolici.

Intensa poi fino alla fine fu sempre la sua attività contro lo schiavismo ed il commercio di armi a favore dei Moros dell’arcipelago di Sulu. Questi, aggregati alla Spagna sin dal 1851, sempre ribelli e dediti alla pirateria, solo nel 1876-1878, dopo alterne vicende, furono definitivamente sottomessi e annessi alle Filippine (a cui danno ancora oggi tanti guai...). Cuarteron continua sempre a portare a Manila schiavi liberati. Come certo nel 1862. Nel 1872 riscatta a sue spese un capitano spagnolo e il suo equipaggio presi dai pirati, e li porta a Manila. Lo rimborsano solo un anno dopo. Soltanto due esempi dei tanti. Una volta egli scrisse alle autorità di Manila che aveva speso ben 10.000 pesos per liberare schiavi filippini. Oltre il Memorandum del 1850 a Madrid sulla schiavitù, continuava a premere su Manila ripetendo che gli schiavi filippini del Borneo erano loro sudditi, che intervenissero in ogni maniera per liberarli! Invano. Solo nel dicembre ‘75 la Spagna riconobbe, almeno teoricamente, come suoi sudditi, i filippini portati a forza nel Borneo e costretti all’Islamismo. Ma non andò a liberarli! Pare che ogni anno, dal 1847, i Moros rapissero 4.000 filippini.

Fine, dunque, dopo neppure due anni e mezzo, della nostra Missione nel Borneo. Quella di Mons. Cuarteron finì quando questi il 30 luglio 1879 lasciò definitivamente Labuan. Risultati visibili? Allora, quasi nulla. Ed oggi? C’è da consolarsi pensando alle sorprendenti statistiche odierne del Borneo aggregato alla Federazione della Malaysia: quasi 600.000 cattolici. Come mai tutto questo sviluppo? Da ricordare che quelle regioni passarono prima, nel 1881, sotto una Compagnia commerciale inglese autorizzata da Londra, e nel 1888 divennero poi protettorato britannico. Questo assicurava, come detto, piena libertà religiosa, e favoriva anche, per miniere, agricoltura, commerci ed altro, l’immigrazione di cinesi, indiani e filippini. Inoltre, i tribali Murut, e persino i Dayak, avevano mostrato resistenza all’Islam e preferenza al Cristianesimo. Comunque, per tutti i particolari di questa storia rimandiamo al Quaderno di Don Virginio Cognoli: "Una Missione in terra d’Islam...".

19 anni di agonia

Purtroppo anche il Borneo, allora in gran parte islamizzato, non fu per noi un terreno facile.

Mons. Cuarteron, rimasto solo e "povero" (relativamente), non potè che sopravvivere appena.

I suoi continui appelli per nuovo personale a Roma, a Manila, ai Trinitari, agli Agostiniani, a Malta, alla stessa Hongkong e ad altri, caddero sempre nel vuoto. S’interessò più volte per creare un clero sul posto, inutilmente. Fece anche studiare un filippino in Malesia, Santiago Evances Alayo, ma poi costui, sacerdote, rimase solo per poco a Labuan e presto tornò in patria (1872).

E quanto ai soldi, dopo insistenti appelli per riavere un po’ del suo lasciato là, da Roma non ricevette che una sola volta 800 franchi nel 1864. E poi, pare anche una carta di credito per altri 1.000 pesos. Nel 1876 giunse a scrivere al Cardinale Prefetto che aveva speso per quelle Missioni ben 350.000 franchi (di allora!), per cui pensava di meritare almeno un qualche riguardo. Nel 1855 aveva depositato in banca a Roma (per la sua "congrua" pare) 1200 scudi romani al tasso del 5%, ma dopo il 1870 il Governo italiano aveva bloccato tutti i fondi ecclesiastici.

A Manila, per il gran terremoto dell’aprile ‘63 i Cuarteron (Manuel, Josè, ed un cognato) avevano perso ben 200.000 franchi. Manuel morì nel 1863 (o 1865 ?), e fu un altro grande colpo per lui. Manuel aveva ricondotto nelle Filippine centinaia di ex schiavi. Nel 1866 gli morì anche l’altro fratello, ricco mercante e scapolo, Josè. Mons. Cuarteron si affrettò a Manila, ma il Governo aveva avocato a sé l’eredità, secondo la legge, essendo questi deceduto senza testamento. Quanto al Governo di Madrid, diede solo qualcosa, una tantum. La Regina Isabella II però lo apprezzava, se nel 1861 gli aveva concesso una prestigiosa onorificenza, quella di Cavaliere Comandante del Reale Ordine Americano di Isabella la Cattolica. E fu poi Amedeo di Savoia-Aosta, Re di Spagna per soli tre anni (1870-1873), che, letta una supplica di Mons. Cuarteron,che ignaro di tutto si rivolgeva alla ormai deposta Isabella II, diede ordine di aiutarlo almeno in forma di "elemosina". In seguito Manila nel 1874 gli promise un sussidio annuale di 2.500 pesos, per i servigi resi da lui e per i suoi sforzi "tanto umanitari e disinteressati", ma nel 1879, cambiato Governatore, tutto fu disdetto. Risulta però che anche Alfonso XII (nuovo Re di Spagna: 1875–1885) gli concesse un sussidio una tantum.

Cuarteron, in tutti questi anni, lo comprovano innumerevoli lettere, aveva sempre tenuta informata Roma, e soprattutto Manila, di qualsiasi cosa avvenisse o voce corresse dalle sue parti. Ad ogni nave che passava egli s’informava e scriveva, specie riguardo agli assalti dei pirati, armi e altro.

E sempre riguardo ai soldi, già nel 1860 il nostro P. Enrico Longa riferiva che si diceva che Cuarteron affermava a Manila di aver prestato ben 40.000 scudi a Prop. Fide, ma che questa negava. In realtà, ancora nel suo testamento dichiara che Prop. Fide gli doveva 280.000 reales vellori (o de vellon). La somma lasciata da lui per il Collegio da farsi? Quando il nipote prediletto, uno degli eredi, Nicolàs Fernandez Cuarteron, richiese quella somma, gli fu risposto che era stata donata da lui in vita per il Collegio, e pertanto era delle Missioni. Al nipote fu data però una cifra residua di Lire 3018,38 (quei soldi in banca ed altro?). E quei 280.000 reales? Forse passarono poi in parte anche ai Mill Hill per continuare la Missione nel Borneo? Del resto,nel gennaio del 1866 era morto a Roma il suo amico e Procuratore, il Trinitario P. Diego Burrueco, Sottosegretario di Prop. Fide. E soltanto il 15 dicembre 1873, finalmente, per mezzo di Filippo Giordano, capitano della nave da guerra italiana "Governolo" che aveva fatto scalo a Labuan, e che aveva anche questo potere, il Cuarteron aveva potuto nominare legalmente suo nuovo Procuratore a Roma lo stesso Prefetto di Prop. Fide, il Cardinale Barnabò.

Fine d’una lunga avventura

E così giungiamo appunto alla fine, quando ormai malandato e con ben poche speranze di aiuto, Mons. Carlos decise di accogliere i ripetuti inviti (non sempre però arrivati) del nuovo Cardinale Prefetto Alessandro Simeoni di recarsi a Roma di persona. Tra l’altro il Card. Prefetto il 31 marzo 1879 gli scriveva che pensava di mandare i missionari di Mill Hill nel Borneo. Dopo rinvii per malattia sua, malaria, gotta e altro, ed epidemia di tifo nell’isola, che lo costrinse a rimanere per assistere i fedeli, si decise a partire, ma ancora con una certa segreta speranza di poter tornare. Affidò la supervisione della sua residenza a Labuan al suo amico Franz Witti. Ed in maggio, rimessosi un po’ in salute, andò col battello "La Candelaria" a salutare il Sultano di Brunei e il principe ereditario, accompagnato da due catechisti, per raccomandargli il tutto. Il Sultano lo rassicurò, a modo suo. Il 30 luglio 1879 lasciava definitivamente Labuan, ed il 3 settembre partiva da Singapore per Roma, salutato da sacerdoti, Console spagnolo e altra gente. Voleva partire con la nave italiana "India", che sarebbe arrivata direttamente a Civitavecchia, ma questa accettava solo passeggeri di prima classe, ed egli non aveva soldi sufficienti. Così s’imbarcò sul vapore il "Francès". In soli 40 giorni, passando per il Canale di Suez (aperto nel 1869) arrivò a Marsiglia, e da lì, sempre per nave, a Civitavecchia, e quindi eccolo ancora a Roma il 10 ottobre. Appena tre giorni dopo (ma Gibby dice in dicembre...) veniva ricevuto da Leone XIII, e per quasi due ore. Nell’occasione egli ricordò al nuovo Papa che Pio IX gli aveva lavato i piedi il Giovedì Santo 1854. Egli espose al Papa la difficile situazione sua e della Missione durante quei 22 anni, ma infine si disse disposto a ritirarsi. Allora Prop. Fide, contrariamente al passato, accettò le sue dimissioni. A Roma Cuarteron incontrò pure il Card. Herbert Vaugham, fondatore nel 1866 dei Missionari inglesi di Mill Hill.

Nello stesso 1880 Propaganda affidò a costoro il Borneo Settentrionale, ma questi giunsero soltanto il 10 luglio 1881 a Kuching, capitale del Sarawak. Trovarono insperatamente a loro disposizione un fondo di 100 dollari del Cuarteron, e la nave "Providencia" (già Kate), di 15 tonnellate, comperata da lui a Singapore il 24 ottobre 1870 per 515 pesos, e che essi rivendettero a 300 dollari. Essendo essi inglesi, poterono fare certo molto di più, ma sempre con grande sacrificio, in tutto il Borneo Settentrionale. Solo che la Malaysia (penisola di Malacca e Borneo Settentrionale), riunita e indipendente dal 1963, paese a forte maggioranza malese e islamica, nel 1972 non rinnovò più i visti a quasi tutti i missionari, così che oggi ve ne rimangono solo alcuni qua e là, i più anziani. In tutta la Malaysia, 329.847 kmq e 25 milioni di abitanti, i musulmani sono infatti il 60,4 %, i buddisti il 19,2 %, i cristiani il 9,1%, gli induisti il 6,3 %, altri il 4,8 %.

Malattie e morte

Mons. Cuarteron ora era pronto a tornare a Cadice, ma una pericolosa malattia (affezione cerebrale – dice Alicia Castellanos) lo costrinse per lungo tempo a letto. Ricevette anche l’Olio Santo. Tuttavia, poco alla volta, si riprese e s’imbarcò per la Spagna. In precedenza il nipote Nicolàs Fernàndez Cuarteron, medico chirurgo e suo amministratore, aveva mandato per lo zio al Cardinale 750 franchi per il viaggio. Don Carlos giunse a Cadice solo il 7 marzo 1880. Prese alloggio presso la sorella nella Calle Cristòbal Colòn n.1 (=Cristoforo Colombo), non lontana dalla casa dove era nato (Avenida Ramòn y Carranza n. 31). Il "Diario de Cadix" del 10 gli aveva dato un caloroso benvenuto. Ma egli intanto cadeva subito ammalato, e gravemente: questa volta per una polmonite. Il 10 chiamò il notaio e stese le sue ultime volontà. Abbiamo ottenuto fotocopia del testo: ben 7 fogli scritti a mano in spagnolo, spesso di difficilissima interpretazione, molto oscuri in ogni senso e involuti, e con note notarili varie. Certo lasciava soldi per suffragi, donava al Papa 1.000 reales de vellon (50 scudi romani), e abbuonava a Don Francisco Perez de Cuarteron, suo cognato, un debito di 20.000 reales de vellon. Tutti gli altri suoi beni in terre e diritti, pagati i debiti, andavano divisi in quattro parti tra i figli delle sorelle Antonia, Josefa, Maria Concepcion e di Don Manuel. Seguivano altre disposizioni per vendere e pagare debiti, poi pensieri spirituali, ecc. Iniziava con: "Nel nome di Dio...", e finiva: "...in quanto ammalato, mi rimetto alla divina misericordia". Due giorni dopo spirava: era il 12 aprile 1880.

Per lui fu fatta suonare la campana del Palazzo Comunale e il Municipio gli diede pure un posto in perpetuo nel cimitero di S. Josè. "L’Ecc.mo Consiglio comunale – è scritto inoltre sulla lapide – nella sessione tenuta nello stesso giorno, decise di mettere questa lapide" sulla casa dove Mons. Cuarteron era nato. Il funerale fu un vero trionfo. I giornali parlarono di lui con ampie lodi. Mons. Cuarteron finì anche sulla prestigiosa "Enciclopedia Universal Ilustrada Europea-Americana" (1898-1933), stampata a Barcellona in ben 71 volumi. Cuarteron, con foto, figura nel Volume XVI, pag. 772. Oltre che su altri libri e pubblicazioni. Sempre con quegli errori già segnalati.

In compenso, le ultime discendenti della famiglia Cuarteron, la Signora Mercedes Fernàndes (80 anni) e la Signora Rosario Sànchez-Cossio, nipoti d’una sorella di Don Carlos, si fecero vive con Alicia Castellanos Escudier, dopo un suo articolo nel 2003 su il "Diario de Cadiz". E così la signora potè consultare molto e nuovo materiale di prima mano, lettere, libri, documenti, un diario, vedere oggetti vari, foto, appartenuti a Mons. Cuarteron. Con tutto questo ed altro, oltre che badare al suo lavoro ed alla famiglia (è sposata; ha tre figli), potè portare avanti molto bene la biografia del loro antenato. La signora lo definisce, nel suo entusiasmo, "corsaro di Dio", "apostolo del Borneo".

Perché no? E non si è limitata alle sole parole scritte. Per suo interessamento, proprio dopo la stampa del libro, nel 2004 (e non nel 1994 come per svista è scritto nel Quaderno) i resti mortali di Don Carlos furono trasferiti dal cimitero di S. José alla cripta della stupenda "nuova" cattedrale barocca di Cadice (1722-1853), dove sono altri degni prelati. Don Carlo era stato battezzato invece nella "vecchia" cattedrale di S. Cruz (tale fino al 1838). Tutto questo mi ha riferito il Padre Cosmas Lee, parroco e parente dell’attuale vescovo della Diocesi di Kota Kinabalu (Sabah, Borneo), Mons. John Lee. Padre Cosmas Lee, infatti, ai primi di ottobre 2005, dopo essere stato qui da noi a Roma ed in Inghilterra dai Missionari di Mill Hill per consultare gli archivi, volle fare una rapida visita anche a Cadice, alla signora Alicia ed alle parenti di Mons. Carlos.

Carlos Cuarteron, per concludere, fu certo un valente capitano di mare, un gran navigatore, un poliglotta per capacità e necessità (oltre lo spagnolo sapeva l’italiano, l’inglese, il francese, il malese, il tagalog e il visaya, e altre lingue locali del Borneo e Filippine), ma fu anche e soprattutto un sincero apostolo, da laico e da prete. Solo per non allungare troppo il tutto non riporto varie interessanti, convinte frasi da lui scritte nel libro "Spiegazioni". Egli, quindi, senza alcun dubbio, in qualche modo è stato all’origine di tutta la storia cattolica del Borneo Settentrionale, con e poi senza i nostri due Padri del P.I.M.E. a lui associati.

Anche il nostro Istituto, come abbiamo visto, visse e scrisse una sua piccola parte in questo inizio d’una grande storia nel Borneo Settentrionale, cominciata in modo così inusitato e continuata certo per volontà divina. Storia che va inquadrata nel tempo e nella persona che guidò quella spedizione, e che perciò va ricordata anche in questo modo, facendo conoscere un po’ l’avventurosa ma in fondo positiva esperienza missionaria del protagonista e dei nostri. Senza liquidare il tutto soltanto con qualche battuta sbrigativa o magari anche poco corretta.

Centocinquanta anni dopo, tutto questo va quindi ben ricordato. In particolare quel lontano martedì 14 aprile 1857, quando la nave con i primi missionari entrò nel porto di Labuan, ultima delle varie tappe di un viaggio durato più di un anno e mezzo. In quel giorno diventava finalmente realtà quanto Propaganda Fide aveva deciso nella riunione del 27 agosto 1855 e reso noto col decreto del successivo 4 settembre, con ci si erigeva la Prefettura Apostolica di Labuan.

Questo Anniversario, certamente caro al P.I.M.E., è stato sentito profondamente specie dalla odierna e fiorente Diocesi di Kota Kinabalu, grande città sulla terraferma, nella cui giurisdizione rientra l’isola di Labuan, prima sede ufficiale della Missione.

E proprio a Labuan la Diocesi ha organizzato, nella prima metà di agosto 2007, le celebrazioni per questo evento giubilare, invitando varie personalità e in primo luogo il nostro Superiore Generale, il P. Giovanni Battista Zanchi. Impossibilitato a partecipare di persona, il Superiore generale ha però inviato a Labuan a suo nome il P. Mark Tardiff, Assistente della Direzione Generale, ed il sottoscritto, Direttore dell’Archivio Generale del P.I.M.E.

Tre libri prima, la celebrazione giubliare in Labuan e altre inziative nel Borneo, poi, ci dicono che il grande silenzio è stato finalmente rotto e che si prospettano oramai nuove tappe in avanti per la Chiesa locale che, prendendo maggiormente conoscenza del suo passato, potrà sviluppare in sé altri germi evangelici per un suo migliore avvenire.

Un ben piccolo seme quello portato là ben 150 anni fa, che si stenta proprio a credere sia ormai germogliato e giunto così tanto in avanti. Ma proprio tutto questo, possiamo concludere e arguirlo, è avvenuto per una speciale e continuata grazia divina.

Nota: Questo articolo è stato scritto il 5 luglio 2007,
riformando la prima versione del 28 aprile 2006.