Accuse alla
regione dello Xinjiang, abitata in prevalenza da musulmani.
Per le organizzazioni dei "dissidenti", quella del regime è solo un
"pretesto"
per coprire la repressione delle minoranze.
La Cina:
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«Il terrore non potrà minacciare i
Giochi olimpici»
Nel 2005 sono
stati arrestati oltre 18mila "uiguri": «Minacciavano la sicurezza
nazionale».
In due casi ribelli "uiguri" pronti a colpire.
Per le autorità "sventato" un dirottamento aereo. Pechino: c’è l’ombra
di "al-Qaeda".
Luca
Miele
("Avvenire",
11/3/’08)
Una vetrina che rischia di
"offuscarsi"? A pochi mesi dall’inizio dei "Giochi", le "Olimpiadi"
– che concentreranno gli occhi del mondo su Pechino
– scoprono un nuovo "nemico". Mentre migliaia di tibetani si mettono
in marcia per protestare contro gli abusi cinesi, Pechino denuncia: sui
"Giochi" c’è il rischio che si allunghi l’ombra del terrorismo
islamico. Lo scenario disegnato è minaccioso: ci sarebbe in atto un tentativo
di saldare il terrorismo di stampo "qaedista" alle rivendicazioni
"autonomiste" del Xinjiang,
abitato da 17 milioni di "uiguri" di fede musulmana, dal 1949 regione
a tutti gli effetti cinese. "Al-Qaeda" lavorerebbe insomma ad aprire
un nuovo "fronte" asiatico. «Siamo fiduciosi, la sicurezza dei
"Giochi" non è in pericolo», hanno ripetuto ieri da Pechino.
«Schiacceremo ogni forma di terrorismo "separatista"», è il
"proclama" del regime, arrivato due giorni prima. L’allarme è
venuto da un alto dirigente del "Partito Comunista cinese", il membro
dell’"Ufficio politico" e numero uno del "Partito" nella
regione autonoma del Xinjiang, Wang Lequan. Che ha citato due casi. Primo: una
coppia di «terroristi "uiguri" sono stati arrestati dopo aver tentato
di impadronirsi di un aereo della "South China Airlines" in volo da
Urumqi, capitale della regione autonoma del Xinjiang, a Pechino».
Una "replica" cinese dell’11 settembre.
Secondo caso: i due terroristi, uccisi a gennaio in uno scontro a fuoco ad
Urumqi, stavano preparando un attentato, neanche e a dirlo, contro le
"Olimpiadi". La notizia di uno scontro a fuoco avvenuto in gennaio ad
Urumqi si era diffusa dopo un paio di settimane. La polizia cinese aveva
affermato di aver attaccato un «covo di terroristi», che avrebbero resistito
sparando colpi di arma da fuoco e lanciando delle bombe a mano. «Ovviamente, il
gruppo aveva pianificato un attacco contro le "Olimpiadi"; le
"Olimpiadi" sono un grande evento internazionale e ci sono sempre
delle persone che "cospirano" per "sabotarle", ora questo
non è più un segreto», ha detto Wang. «I terroristi – ha aggiunto –
collaboravano con il "movimento islamico" del Turkestan orientale»,
un gruppo "affiliato" all’internazionale del terrorismo islamico che
fa capo ad Ossama Benladen.
Pericolo vero o "propaganda"? I "movimenti" che si battono per il
rispetto dei diritti umani e i dissidenti "uiguri" sono pronti a
replicare. Quello di Pechino è solo un "pretesto" per coprire la
spietata "repressione" che il regime riserva alle minoranze etniche.
In particolare la regione dello Xinjiang – una regione desertica grande cinque
volte l’Italia – scatenerebbe gli "appetiti" di Pechino. Nelle sue
"viscere" si nascondono infatti giganteschi giacimenti di petrolio e
di gas, e la regione funge da "cuscinetto" nei confronti di potenziali
nemici della Cina.
Pechino da anni alimenta una forte immigrazione di cinesi di etnia "han",
che stanno "minando" la "geografia" umana e culturale della
regione. La popolazione locale è "soffocata" dall’«invasione»
"sponsorizzata" da Pechino. Né la repressione è meno violenta.