MONACI IN PIAZZA

Dopo Lhasa, torna ad "accendersi" la tensione nel Sichuan.
Nella capitale del Paese himalayano altri 16 arresti,
già un migliaio le persone finite in carcere.
Pechino ribadisce: il percorso della "Fiaccola olimpica" non subirà alcuna modifica.

RITAGLI    «L’attacco al cuore dell’identità tibetana»    SPAZIO CINA

Orofino, dell’"Orientale" di Napoli:
«Monasteri da sempre nel mirino della Cina.
Ma sono i giovani il vero "motore" della rivolta».

Candele accese in preghiera per il Tibet... Manifestazione dei monaci tibetani per la libertà!

Luca Miele
("Avvenire", 6/4/’08)

Una distruzione "capillare", fisica e spirituale. Poi, decenni più tardi, una distruzione più sottile, "subdola", fatta di turismo, di "deturpazione urbanistica", di attacco alla lingua, di "colonizzazione" forzata. Gabriella Orofino, docente di "Civiltà e religioni indo- tibetane" all’Università "L’Orientale" di Napoli, non esita a definire la «liberazione pacifica del Tibet» – come viene "propagandata" dal regime cinese – «un attacco al "cuore" della cultura tibetana». E il "cuore" della cultura tibetana «è la religione», con i suoi luoghi deputati al culto: i monasteri.

Professoressa, come è avvenuto questo attacco al "cuore" della cultura tibetana?

La «rivoluzione culturale» è stata una vera e propria "cesura", non solo nella storia della Cina, ma anche in quella del Tibet. E per il Tibet ha significato principalmente una "distruzione" sistematica dei suoi monasteri. Templi rasi al suolo, o peggio trasformati in stalle o porcili. Testi sacri distrutti, o "vilipesi". La rivoluzione è stata una "ferita" profonda per questa cultura che è stata attaccata, "sradicata", profanata.

Eppure a distanza di anni il monachesimo in Tibet ha ripreso forza.

Negli ultimi venti anni i monasteri sono tornati a popolarsi. Ma il tutto è avvenuto sotto il "controllo" rigido della Cina. Spesso è stata una "rinascita" solo di facciata, mentre è proseguito l’attacco al "cuore" dell’identità tibetana.

In che modo?

Innanzitutto con la "colonizzazione" forzata. Gli "han", grazie a una politica di "facilitazioni" economiche, sono stati spinti ad insediarsi in Tibet. Ma è gente che non ha nessun amore per il Paese, che non si trova bene ad abitare ad una "altitudine" alla quale non è abituata. Sono attirati dal "miraggio" del guadagno. La Cina ora pensa anche a sfruttare il turismo. Con quale risultati? Che il vero volto della religione tibetana è stravolto, per far posto ad una facciata "edulcorata", "esotica".

La cultura tibetana, per anni costretta sotto il "pugno" del regime cinese, ha avuto la forza di ribellarsi. Quali sono stati i motori di questa "rivolta"?

I tibetani, a dispetto dell’occupazione cinese, hanno conservato e conservano un forte senso della propria "identità". Non si sono mai "mischiati" con i cinesi, i matrimoni "misti" sono rarissimi. Spesso non mandano i figli a scuola, perché lì studierebbero solo il cinese, e i tibetani non desiderano che i loro figli "diventino" cinesi. Il fatto che in casa propria vengano trattati da cittadini di "serie b", che subiscano una forte "disparità" economica: è stata questa la molla principale della "rivolta".

Una "rivolta" i cui protagonisti sono stati principalmente i monaci?

Gli attori principali della "rivolta" sono stati i giovani. Che, a loro volta, hanno trascinato i monaci. Sono i giovani ad avere acquistato, grazie all’alfabetizzazione delle "zone rurali", grazie soprattutto ad "Internet", una consapevolezza nuova.

Con l’approssimarsi dei "Giochi" era quasi inevitabile che la "causa" tibetana cercasse di occupare il palcoscenico "mediatico". Ma quando l’evento sportivo sarà consumato, cosa avverrà?

Credo che calerà il silenzio, anzi temo che il silenzio calerà ben prima dei "Giochi". Gli eventi dei giorni scorsi hanno aperto un conflitto "insanabile". Siamo dinanzi ad una "frattura" drammatica. Ma l’asimmetria tra le forze in campo è talmente "spropositata" che sono portata a dire che la situazione è senza speranza. I tibetani sono forse 6 milioni. I cinesi oltre un miliardo.