LA MISSIONE PENSA

RITAGLI    LA BISACCIA DI PIETRO    MISSIONE AMICIZIA

Cosa possono dare i missionari e le missionarie?
Quello che hanno. E cosa hanno da dare?

SAN PIETRO (Icona di P. Fulvio Giuliano).

Sr. Daniela Migotto
("Missionarie dell’Immacolata", Febbraio 2008)

Tante cose erano successe da quando Gesù se ne era andato. Certo, Lui era sempre con noi, lo sapevo, ci credevo, ma mi mancava da morire la sua voce, il suo modo di fare, il suono delle risate, sì, quelle risate sane, nate dalla semplicità dello stare insieme.

Le sue ultime parole, poi, misteriose come al solito non le avevo ben afferrate, non che sia strano per un testone come me, tant'è che ogni tanto sembrava che Gesù si divertisse a farmi impazzire, io povero pescatore, poche idee e talvolta confuse, e lui lì sempre pronto a portarmi in profondità, come quella volta sul mare, la prima, quella che non si scorda mai. Ogni frase era per me una consegna di fiducia e attesa, avrei compreso meditando nel cuore, come faceva Maria sua madre; anch'io, impulsivo e dal giudizio affrettato, avrei imparato ad ascoltare. Non stava a me stabilire il tempo e il luogo in cui avremmo potuto riaverlo definitivamente con noi, ma lo cercavo come un forsennato e non nascondo i dubbi e le paure sul mio futuro; sì, di discorsi ne facevo tanti e la gente mi credeva, il potere rievocativo della parola sembrava potesse aiutarmi ad aver ancora lì con me il Maestro; le comunità nascevano, lo Spirito soffiava, ma alla sera la nostalgia si faceva potente: in alto allora gli occhi a scrutare il cielo con l'illusione di trovarne lo sguardo, come quei sapienti condotti dalla stella che lo videro bambino. "Maestro, dove abiti? ". Chiedevo sommessamente nel buio e sopito un altro giorno passava...

Oggi le luci del vespro già rosseggiano, Gerusalemme brulica di gente. Giovanni ed io siamo qui, pellegrini quotidiani in cammino per il Tempio, tanti sono i poveri e i mendicanti: uno solo però attira la nostra attenzione presso la porta, è lì da un'eternità e attende e bussa...

Un attimo, aspettami, paralitico che ancora non puoi danzare... Lascia la tua mano aperta, tendila verso di noi, lo so che è troppo tempo che aspetti, ma io non so ancora che cos'ho da dare, le mani a frugare qualcosa nella bisaccia, due spicci non li ho... Nella bisaccia uno sguardo, il camiciotto ancora bagnato, nonostante il calore del fuoco e per il resto nudo come un bambino, i tuoi occhi non mi danno tregua, e nemmeno le tue domande. Ti voglio bene? Sì, lo sai, te lo posso urlare se vuoi, perché mi tormenti? Perché vuoi che io ricordi? Che cosa vuoi di più? Più di così non riesco... Tu lo sapevi già, io no e muto piango. Non lo sapevo quella sera quando hai preso i miei piedi, li hai amati pieni di polvere e in quel gesto la promessa di amarmi per sempre uomo pieno di polvere, perdonarmi per il canto di un gallo che come quella donna ricurva non mi avrebbe fatto più alzare gli occhi da terra... Ed ora capisco la storia che ci raccontavi di quel padre che buttò le braccia al collo ad un figlio tornato, mi sembrava tanto assurdo, ingiusto e sciocco... tanto debole per essere Dio. Io che brandisco la spada per difenderti o forse per difendermi... ho paura di morire come te... non sono riuscito nemmeno a stare sotto la croce, non ho creduto. Cefa è il nome che mi hai dato, ironia la tua? O è l'impossibile che mi hai promesso un giorno, quando triste il giovane se ne era andato, perduto nella povertà della propria ricchezza…

E fu uno sguardo di misericordia a restituirmi pienamente a me stesso, uno sguardo che rimproverava, guariva, sfamava... Finalmente lo capisco, e che con la mia fragilità avrebbe inaspettatamente compiuto meraviglie, in una virilità riconsegnata per un dono d'amore, fino ad imparare ad amare anch'io sino alla fine. Ecco la tua dimora negli occhi di ogni uomo, ecco che ora ti posso vedere per sempre, ora davvero posso partire con te.

Mendicante sei ancora lì? Domanda sciocca della quale ormai so la risposta, e con il suo stesso sguardo all'imbrunir del vespro dissi: "Non possiedo né argento, né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù, che è già in te e che mi ha dato la forza di camminare, io ti dico, alzati e cammina insieme a me!".