HONG KONG

RITAGLI   LA MISSIONE AIUTA A FAR MISSIONE   CINA

Siamo tutti missionari, "seminando" l'amore di Dio...

Sr. Giovanna Minardi
("Missionarie dell'Immacolata", Giugno-Luglio 2006)

Sono passati circa due anni da quando sono rientrata dalla mia missione di Hong Kong, per un servizio di animazione missionaria in Sardegna.

Lasciare la missione non è facile, soprattutto quando vi si sono spesi diciassette anni: anni vissuti nello studio della lingua cinese, nella fatica dell'inculturazione, nel servizio, nell'accompagnare il cammino di tanti catecumeni, nei tentativi di entrare nella grande Cina per condividere la fede, almeno con la vita, poiché l'annuncio esplicito non ci è permesso.

Quanti ricordi, quante amicizie, quante avventure! Ma tutto questo a cosa mi serve qui, in Sardegna? Alcune parole del Vangelo mi confermano il senso della missione in Hong Kong prima e in Sardegna adesso.

Nel racconto della moltiplicazione dei pani, Gesù dice ai discepoli di raccogliere gli avanzi, perché "nulla vada perduto" (Gv 6,12); altrove dice che "ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei Cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche" (Mt 13,52).

È l'esperienza che sto facendo nel lavoro di animazione missionaria con giovani e meno giovani; infatti ogni volta che sono invitata a parlare della missione questo diventa per me una testimonianza, ossia, per usare le parole dell'apostolo Giovanni, il racconto di "ciò che ho veduto con i miei occhi, ciò che ho contemplato e ciò che le mie mani hanno toccato" (1 Gv l,l).

L'esperienza della missione è stata fondamentale, perché, come diceva Paolo VI, l'uomo oggi ha bisogno più di testimoni che di maestri, e allora l'animazione missionaria è per me un estrarre dal tesoro degli anni vissuti a Hong Kong e in Cina i fatti, le conversioni, le meraviglie che ho visto compiere dal Signore nella vita di tanti fratelli. È un far memoria di tanti avvenimenti, gioiosi o sofferti, perché nulla vada perduto.

Oggi le notizie arrivano da ogni luogo con molta velocità, tutti sanno cosa succede nel sud del mondo, eppure fa grande differenza per la gente ascoltare qualcosa che non è frutto di informazione, ma è un vissuto di anni.

Colpisce tanto quando dico che sono stata in missione a Hong Kong, porto commerciale, Paese sviluppato e ricco anche culturalmente. Un giorno un bambino di quarta elementare mi ha chiesto: "Ma se a Hong Kong non ci sono i poveri, tu sei stata lì a far che cosa?".

È vero. I poveri di Hong Kong sono come i poveri che troviamo nelle nostre stazioni, oppure alle periferie delle nostre città o nascosti in famiglie che stentano a mantenere un livello di vita dignitoso. Non c'è la povertà dei villaggi sperduti all'interno di foreste e savane, la smisurata povertà delle baraccopoli di altri Paesi in via di sviluppo, la disperata povertà di vaste aree semidesertiche provate dalla siccità.

E allora quale risposta dare a quel bambino ed anche a molti adulti, prima ancora che la pongano? Il missionario, rispondo, è colui che ha nel cuore la passione per l'annuncio del Vangelo, è colui che vive il tormento di far conoscere Gesù ai tanti fratelli che non ne hanno ancora sentito parlare, che non hanno ancora ricevuto il primo annuncio del Messaggio di Salvezza.

A Hong Kong i cristiani sono solo il 4%. La stragrande maggioranza della popolazione non conosce ancora Gesù. Ecco perché andarci, ecco cosa portare anche in un Paese economicamente sviluppato.

Io ringrazio il Signore per avermi mandata in missione a Hong Kong, perché è proprio lì che ho scoperto il senso vero dell'invio ai "lontani". E chi ascolta la mia esperienza di missione, apprezza questa immagine del missionario mandato non per un'assistenza sociale ai bisognosi, ma, pur privilegiando sempre l'amore ai più piccoli, per condurre ogni fratello all'incontro con il Signore, Salvatore di tutti.