"GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO"

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nel rispetto del Creato

Si celebra domani la "Giornata del Ringraziamento".
Monsignor Paolo Tarchi:
«Deve essere un’occasione per un serio esame di coscienza».

Antonio Maria Mira
("Avvenire", 10/11/’07)

Uomo e ambiente, sviluppo economico e salvaguardia del Creato, lotta alla povertà e nuovi stili di vita. La "Giornata del Ringraziamento" di domani invita a una riflessione di grande attualità.
Ben sintetizzata nel messaggio della "Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace", intitolato «Custodi di un territorio amato e servito». «Su questi temi – spiega
monsignor Paolo Tarchi, direttore dell’ufficio "Cei" – c’è una crescente sensibilità che va innervando la "Pastorale" e chi ne ha responsabilità. Nel documento più volte si cita Papa Benedetto che richiama fortemente a un modo nuovo di guardare questi problemi, perché occorre il coraggio di promuovere stili di vita, modelli di produzione e di consumo più puntati al rispetto del Creato. Dunque non solo c’è una dimensione personale e quindi educativa a muovere, e questo è il compito primario della comunità ecclesiale, ma anche un’attenzione sullo sviluppo, e sui modelli di produzione e di consumo che si vanno a proporre. Credo che questo sia molto illuminante se lo coniughiamo alla luce di quanto, all’inizio del "Messaggio", i vescovi sottolineano, spiegando che la "Giornata del Ringraziamento" è un momento per rendere lode a Dio per i doni del Creato ma anche occasione per un sincero esame di coscienza. E si cita nuovamente Benedetto XVI, nel discorso di gennaio al "Corpo diplomatico", quando parla dello "scandalo della fame" che "è inaccettabile in un Mondo che dispone dei beni, delle conoscenze e dei mezzi per porvi fine". C’è un richiamo veramente forte a un modello di sviluppo che si deve preoccupare di essere sostenibile con il Creato. Bisogna essere, come si legge nel "Messaggio", non coloro che "abusano" ma quelli che "usano" in modo intelligente i doni che Dio ci ha consegnato. Ma c’è anche un’urgenza di giustizia che "non può essere rimandata"».

Dunque non c’è uno scontro tra ricerca di giustizia, lotta alla fame nel mondo e difesa dell’ambiente come spesso, invece, si afferma? Non è vero che lottare contro la fame nel mondo porti a disastri ambientali o che difendere l’ambiente affami le popolazioni più povere?

Assolutamente. Se c’è qualcuno che ci rimette da un «abuso» dell’ambiente sono certamente i poveri. Basta pensare ad usi "monoculturali" di vaste aree del mondo che sono a servizio di interessi di pochi ma non lasciano alcun segno positivo di sviluppo ai Paesi proprietari di quelle terre.
Il problema è molto serio.
E il Papa sottolinea il nesso inscindibile tra «ecologia ambientale» ed «ecologia umana». Se si rimette al centro la persona si riesce anche a pensare ad un modello produttivo e di consumo che abbia le caratteristiche della sostenibilità "a tutto tondo".

E questo come si rapporta coi progressi scientifici e i possibili rischi connessi?

Nel "Compendio della dottrina sociale della Chiesa", con molto equilibrio, nel "Capitolo X" si affrontano per la prima volta le questioni ambientali e si dice che la Chiesa non ha timore dell’evoluzione scientifica, non sposa un naturalismo di principio. E dunque se ci sono una scienza o una tecnica capaci di far compiere dei progressi all’umanità, e quindi creare uno sviluppo per l’uomo, per tutto l’uomo e per tutti gli uomini, ben vengano. Di fronte però alle nuove tecnologie che si affacciano, soprattutto su alcuni temi come gli organismi geneticamente modificati, si richiama con forza il principio di "precauzione" come uno dei principi che dovrebbero orientare. Cioè stare attenti a non compromettere con scelte che non sono sufficientemente sapienti e pensanti lo sviluppo non solo di oggi ma anche delle generazioni future.

Il Papa, nell’"Angelus" del 27 agosto 2006, citato nel "Messaggio" del vescovi, avvertiva che «il Creato, grande dono di Dio è esposto a seri rischi da scelte e stili di vita che possono degradarlo». È un invito alla gente a un cambio di mentalità?

È opportuno riscoprire una virtù, quella della sobrietà, che, scrivono i vescovi, «estirpi dal cuore dell’uomo la brama di possedere e restituisca il primato dell’essere».