"Usura", il richiamo del Papa

RITAGLI     L’umiliante fila davanti al "cravattaro"     DOCUMENTI

Antonio Maria Mira
("Avvenire", 2/7/’09)

"Usura" come «fenomeno devastante», «flagello sociale», «umiliante schiavitù». È netta la condanna di Benedetto XVI, pronunciata ieri incoraggiando, nel corso dell’"Udienza Generale", i rappresentanti della "Consulta Nazionale delle Fondazioni Anti-Usura". E poi le parole del Segretario Generale della "Cei", Mariano Crociata, che ha parlato di «attitudine, si direbbe quasi ferina, a "lucrare" sulla disperazione, sulla confusione, sulla sofferenza e sulla infelicità altrui». Parole chiare e anche fatti concreti come le iniziative delle "fondazioni" – quelle che vengono dalla "Chiesa" contro il fenomeno dell’usura. Gravissimo e ancora, purtroppo, trascurato, lasciato spesso nel silenzio della vergogna e della "sottovalutazione". Delle vittime e delle "istituzioni".
«L’usura – si legge nell’ultima relazione della "Procura Nazionale Anti-Mafia" – era considerata, in passato, più una pratica immorale che un vero e proprio "reato penale", utilizzata per sostenere redditi da sussistenza. Un reato che cresce e si diffonde in silenzio e nel silenzio, solo raramente rotto da un "fatto di cronaca" eclatante, quale il suicidio di una vittima, un arresto "eccellente", l’"inchiesta" giornalistica o televisiva». Tra le cause la "sudditanza psicologica" delle vittime che, spesso, impedisce di denunciare alla "Magistratura" e alle "Forze dell’Ordine". Non è solo la "paura" di chi subisce l’usura, quanto, piuttosto la convinzione, da parte della vittima, di non avere comunque alternative alla propria situazione. Si arriva così all’assurdo che per chi subisce l’usura, l’"usuraio" è la sola persona che al momento del bisogno lo ha "aiutato". Anche se man mano gli toglie il patrimonio e la serenità, l’usuraio può, comunque, "dargli" ancora qualcosa. Magari ulteriore denaro, in cambio dell’ennesimo "assegno" che nessun altro più accetta. Si innesca così una "spirale" perversa, un rapporto di vera e propria "dipendenza psicologica". In altre parole lo "strozzino" si inserisce in un momento di debolezza e approfitta di un sistema "creditizio" sempre più chiuso e insensibile.
Una «tragica condizione», la definisce ancora il Papa. Spesso sbocco di scelte sbagliate, di "azzardi", di «un disordine e una confusione delle coscienze nei giudizi di valore, nella gestione della propria vita, nell’assenza di equilibrio nei rapporti con le cose e con le esigenze concrete dell’esistenza quotidiana», come sottolinea Monsignor Crociata. E così il fenomeno, dapprima circoscritto al mondo delle imprese e del commercio (si ricorre al "cravattaro" per ampliare il negozio, per rinnovarlo, per acquistare un nuovo "macchinario"...) è diventato sempre di più un "dramma famigliare". Figlio della "crisi" o di comportamenti sbagliati, di un non corretto rapporto col denaro. Famiglie alle prese con la ormai ben nota "quarta settimana", e famiglie che si indebitano per feste di compleanno, vacanze o auto "pretenziose". Nulla, comunque, che giustifichi l’usuraio, vero "schiavista" della necessità. Ma, come detto, per molti è proprio lui l’ultima spiaggia, la "ciambella di salvataggio".
E la criminalità lo ha ben capito. Ben prima delle "istituzioni". Come sempre le "mafie" recepiscono e interpretano il territorio con grande tempismo. Sanno che fornire un "servizio", anche se a caro prezzo, farà guadagnare sostegno e popolarità. Soprattutto laddove, come nel "Sud", il sistema bancario pone a volte inspiegabili e assurdi ostacoli proprio al "piccolo credito". Ecco, dunque, la necessità di fare di più («un adeguato aiuto e sostegno», ha chiesto il Papa), per adeguare la "legislazione", oggi ancora troppo incentrata sul mondo "imprenditoriale", ai mutamenti del fenomeno. E per migliorare le risposta del sistema bancario.
Dare risposte alle famiglie anche sul fronte dell’usura è più che necessario. Dipende anche da questo la fiducia dei cittadini nello "Stato". Altrimenti non basteranno le tante e brillanti operazioni di "polizia". La fila davanti al "cravattaro" sarà sempre lunga. E grande, ahimè, la riconoscenza nei suoi confronti.