L’incontro di cattolici tra Pistoia e Pisa
Il "bene comune":
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un impegno a servizio di tutto
il paese
Cesare
Mirabelli
("Avvenire",
9/10/’07)
Il "bene comune"
è un’espressione retorica, o un principio destinato a rimanere confinato nell’ambito
della dottrina sociale e della filosofia politica? Certamente è un tema di
particolare rilievo, se il "Compendio della dottrina sociale della
Chiesa" si riferisce al bene comune in 83 dei suoi 583 paragrafi. Riguarda
l’agire morale, ma ha anche un rilievo giuridico che non solo orienta, anzi
vincola nella sfera pubblica e sociale.
Questa espressione non ricorre nel linguaggio legislativo, e nella
"Costituzione" non troviamo il termine bene comune. Eppure di esso vi
è non solo qualche traccia, ma una profonda impronta che indirizza verso il
bene comune l’azione politica ed il modo d’essere delle pubbliche
amministrazioni, l’agire nell’attività economica, i comportamenti
individuali, sino a caratterizzare l’idea che la Costituzione pone a
fondamento della comunità e delle sue istituzioni.
Proviamo a ricordarne alcuni aspetti. Il buon andamento e l’imparzialità
della pubblica amministrazione, che la Costituzione richiede, non rispecchiano
solo un principio di organizzazione, quanto piuttosto l’idea di un servizio da
rendere alla comunità. E coloro che vi sono addetti, i pubblici impiegati,
«sono al servizio esclusivo della Nazione», e non di una "fazione". Vale a dire
che devono perseguire in concreto il bene comune, al quale le leggi devono
essere indirizzate. Nella medesima direzione si esercita il potere politico. Se
ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni
senza vincolo di mandato, le sue scelte devono essere orientate dall’interesse
della comunità, che responsabilmente ricerca e valuta, e non dalle pretese o
dalle convenienze di una parte. Né ricoprire cariche politiche deve essere
causa di vantaggio o profitto personale, se la Costituzione prevede che i membri
del Parlamento, pubblici dipendenti, non possono conseguire promozioni se non
per anzianità.
Ma il bene comune non è solo compito delle istituzioni. È presente con
altrettanta evidenza nel disegno costituzionale dell’attività economica.
Garantita la libertà di iniziativa economica, essa non può svolgersi in
contrasto con l’utilità sociale. Anche la proprietà privata, che è diritto
assoluto, può essere sottoposta a limiti allo scopo di assicurarne la funzione
sociale.
La proiezione verso il bene comune riguarda anche i diritti individuali, che
riconosciuti come inviolabili dell’uomo, assumono una dimensione comunitaria,
se in connessione ad essi la Costituzione richiede a ciascuno l’adempimento
dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Tutto
questo non è frutto di un disegno "utopistico", ma è la struttura portante dell’essere
comunità, nella quale si sviluppa una armonica convivenza sociale, prevale il
bene delle persone e, come insegna la "Gaudium et spes", «ogni gruppo
deve tener conto dei bisogni e delle legittime aspirazioni degli altri gruppi,
anzi dell’intera famiglia umana».
Come calare questi principi nella realtà attuale, come delineare un progetto
che si ispiri ad essi, per promuovere un impegno che dia loro il vigore della
tensione per una effettiva realizzazione? Si richiede una analisi dei problemi
di oggi non ristretta all’elaborazione teorica, ma collegata alla dimensione
vissuta dalla comunità, in modo da raccordare esperienze e competenze, entrambe
necessarie per elaborare e proporre soluzioni valide e percorsi utili, orientati
al bene comune. Un metodo ed un obiettivo, della riflessione e del
coinvolgimento di quanti operano attivamente nella vita della comunità, che
caratterizzano le "Settimane
sociali dei cattolici italiani",
nei cento anni della loro storia.
Nei luoghi del centenario, dal 18 al 21 ottobre a Pistoia e Pisa, il bene comune
sarà la chiave di comprensione e il solco sul quale far crescere prospettive di
soluzione per le urgenze che abbiamo oggi dinanzi: la globalizzazione, che
caratterizza la dimensione culturale, oltre che quella economica, e rende
evidente come la dimensione dei problemi riguardi l’intera famiglia umana; il
mercato ed il contributo che il "Terzo settore" può dare ad un
equilibrato sviluppo dell’economia, in un sistema rispettoso della funzione
sociale; la "biopolitica", che risponda alle nuove sfide per la
salvaguardia di beni essenziali della vita umana, della dignità della persona,
del creato; la educazione e la formazione, con le quali accompagnare la crescita
delle nuove generazioni ed affidare loro il futuro.
Un incontro di cattolici, ma come in passato un impegno a servizio di tutto il Paese, che invita a concentrare l’attenzione sui problemi di fondo, che la
comunità avverte come reali, anche se spesso oscurati dal clamore della cronaca
quotidiana, che sembra inseguire, nella politica, nella vita sociale e nella
comunicazione, la traccia effimera delle "meteore" mentre perde di vista la
dimensione del "firmamento".