"INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE"

RITAGLI     «Famiglia,     DOCUMENTI
scuola di pace e patrimonio dell’umanità»

Il Cardinale Bertone ha chiuso il "Congresso teologico-pastorale",
in seno all’"Incontro Mondiale" di Città del Messico.
«Il nucleo fondato sul "matrimonio" fra uomo e donna,
"motore" della storia e della società».

CARD. TARCISIO BERTONE, inviato dal Papa all'Incontro Mondiale delle Famiglie a Città del Messico!

Dal nostro inviato a Città del Messico, Luciano Moia
("Avvenire", 18/1/’09)

«La famiglia è "vocazione" originale e patrimonio dell’umanità. È misura della sua qualità "etica". È primo "motore" del diritto pubblico. Quando una società perde di vista il bene della famiglia e smette di riservare le sue migliori energie per difenderla, promuoverla e sostenerla, va incontro a un declino inevitabile. Anzi, rischia un vero e proprio "suicidio"». È stato un richiamo senza mezzi termini, forte e convinto, quello che il Cardinale Tarcisio Bertone ha lanciato dal "VI Incontro Mondiale delle Famiglie" che si chiude oggi a Città del Messico. Il Segretario di Stato Vaticano, che in questa occasione è anche "inviato speciale" del Papa, è intervenuto Venerdì sera per tracciare le conclusioni del "Congresso teologico-pastorale". Ieri sera ha partecipato alla "festa delle famiglie", con testimonianze e veglia di preghiera, mentre oggi presiederà la celebrazione conclusiva dell’"evento mondiale" sulla spianata davanti al "Santuario della Madonna di Guadalupe". «La storia – ha detto nel suo ampio intervento Bertone – assicura che il tesoro di bene portato in ogni epoca dalla famiglia alla società e alla Chiesa è stato fondamentale. Oggi però assistiamo a una cultura impregnata di "nichilismo", di "individualismo" esasperato, di "utilitarismo" che rischia di minare le basi della famiglia. Dobbiamo arginare questa "deriva", perché non c’è male più preoccupante di una famiglia indebolita e incapace di svolgere al meglio i propri compiti». «Un rischio troppo elevato – a parere del Segretario di Stato Vaticano – perché solo la famiglia è in grado di costruire futuro, di trasmettere il bene fondamentale della vita, di formare persone che siano allo stesso tempo buoni cristiani e buoni cittadini». «La famiglia – ha osservato – porta alla società molto più di quanto possano fare i suoi singoli membri, perché l’amore amplia le energie e moltiplica gli effetti del bene». In quella comunione di amore e di vita c’è insomma una risorsa unica e irripetibile che però, troppo spesso, non viene considerata al meglio. Da qui il richiamo ai politici e agli "amministratori pubblici": «Solo la famiglia è garanzia di stabilità e di "coesione sociale", solo la famiglia – ha ribadito Bertone – svolge preziose funzioni di "ammortizzatore sociale" laddove il pubblico non è in grado di intervenire, solo la famiglia assicura quel grado di "moralità pubblica" che è garanzia di vita buona per tutti». «Ma attenzione – è stato il monito del "porporato" – stiamo parlando della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna». E qui, ancora rivolgendosi a chi ha responsabilità politiche, ha messo in guardia da rischiose "semplificazioni", che sono poi anche cedimenti a una certa cultura "relativista": «Non si possono mettere sullo stesso piano famiglia fondata sul matrimonio e altre forme di "convivenza". La presenza in uno stesso nucleo familiare dell’uomo e della donna, che sono allo stesso tempo padre e madre, costituiscono il fondamento unico della famiglia». Richiamandosi al tema del sesto "Incontro Mondiale", la «trasmissione dei valori in famiglia», Bertone ha individuato nei "principi" della giustizia e della pace i due "perni" attorno ai quali dovrebbe ruotare tutto l’impegno educativo dei genitori. «In famiglia si imparano la giustizia e la pace delle piccole cose, si imparano gesti e atteggiamenti che si costruiscono con semplicità giorno dopo giorno. Ma senza questa "scuola di vita" nessuno sarebbe in grado di trasferire poi questi valori sul piano sociale. Ecco perché solo la famiglia è costruzione "paradigmatica" di giustizia e di pace, cioè di carità e di amore». Fin qui i "principi", indiscutibili. Ma quanto è facile concretizzare questi insegnamenti nella vita di tutti i giorni? «Spesso anche la Chiesa – ha ammesso Bertone, rispondendo a margine ad alcune domande dei giornalisti – non riesce a convincere giovani e famiglie di quanta forza interiore per sé e per gli altri ci possa essere in un legame di fedeltà. L’esame di coscienza però non devono farlo solo le "gerarchie", ma anche i "laici", i "movimenti famigliari", chi da tanti anni lavora con le famiglie». Un accenno infine anche al problema delle famiglie "irregolari": «Dobbiamo far sentire a queste famiglie che l’appartenenza alla Chiesa non è mai venuta meno. Non dobbiamo stancarci di rivolgere su di loro uno sguardo di misericordia. Ma su questo punto sarebbe impensabile pretendere di cambiare la "dottrina", perché l’insegnamento di Gesù sull’"indissolubilità" del matrimonio è stato inequivocabile».